Altri 90 giorni per indagare sul caso Resinovich: approfondimenti sulle scarpe di Liliana e i coltelli del marito

Altri 90 giorni di proroga per le indagini sulla morte di Liliana Resinovich, deceduta ormai 4 anni fa a Trieste. La 63enne, scomparsa il 14 dicembre 2021, era stata trovata senza vita nel gennaio del 2022. Il suo corpo era stato rinvenuto nel boschetto dell'ex Opp e da allora il caso è andato incontro prima a una possibile archiviazione per suicidio, poi a un cambio di rotta con l'ipotesi di omicidio e l'indagine a carico del marito, Sebastiano Visintin.
L'udienza fissata per il 30 marzo è slittata ora al 26 giugno. A raccontarlo a Fanpage.it è lo stesso Sergio Resinovich, fratello della vittima, che telefonicamente ha parlato della proroga disposta nelle ultime ore. Il gip ha concesso al collegio peritale altri 90 giorni per eseguire accertamenti di natura genetica, dattiloscopica e merceologica.
Nel giustificare la richiesta di un'altra proroga dopo quella di 60 giorni concessa in precedenza, salta all'occhio la tesi del genetista forense Fattorini, che ha parlato di ulteriori approfondimenti da fare sulla presenza di zirconio sulle scarpe di Lilly. Torna in primo piano l'attività di arrotino del marito, Sebastiano Visintin, unico indagato per la morte della moglie. A casa sua sono stati sequestrati oltre 700 coltelli che l'uomo affilava per le attività commerciali di Trieste, anche se Liliana è morta per soffocamento, come emerge dalla relazione della dottoressa anatomopatologa Cristina Cattaneo.
L'attività di arrotino dell'uomo resta comunque sotto la lente di ingrandimento della Procura, anche se il locale dove Visintin lavorava non è più nella sua disponibilità perché l'indagato ha disdetto il contratto di locazione, trasferendo i macchinari necessari nella sua casa di via Verrocchio. La Procura vorrebbe compiere ulteriori accertamenti sulle tre ore di "buco" nell'alibi del marito: il suo cellulare, infatti, potrebbe essere entrato nella zona d'ombra del laboratorio dove Visintin lavorava di solito.
Il collegio peritale dovrà depositare i risultati entro l'8 giugno. Nel frattempo, il fratello della 63enne attende di poterle dare degna sepoltura dopo 4 anni. Il corpo di Liliana giace ancora nella cella frigorifera dell'Istituto di Medicina Legale di Milano.
Sebastiano Visintin, come ricostruisce la trasmissione tv "Chi l'ha visto?" è convinto che non ci sarà alcun processo a suo carico e che la sua posizione di indagato "non voglia dire nulla" ai fini della vicenda giudiziaria. "Mi accusano di omicidio – ha detto ai microfoni del programma televisivo – ma devono dimostrarlo".
"Sono molto amareggiato dalla vicenda – ha spiegato Sergio Resinovich -. Mi chiedo a cosa possano servire altre perizie dopo che in 4 anni abbiamo fornito tantissimi elementi per ulteriori indagini e nessuno di questi spunti è stato preso in considerazione. Sono molto stanco, mi sono ammalato e mi sto logorando. Anche la mia famiglia si è sfaldata. Non capisco l'atteggiamento della Procura: pensavo potesse essere un punto d'onore risolvere questo caso, invece i tempi vengono dilatati, a discapito della verità. Quello che spero a questo punto è che mia sorella possa tornare a Trieste e avere la degna sepoltura che merita, riposando come voleva lei accanto a mia madre. Non chiedo un trattamento di favore, chiedo verità e giustizia, nulla di più".