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Famiglia che vive nel bosco

La nuova relazione di Cantelmi, psichiatra della famiglia nel bosco: “Grave sofferenza psicologica per i bimbi”

I consulenti della famiglia nel bosco in un nuovo parere tecnico consegnato al Tribunale per i minorenni dell’Aquila segnalano la forte sofferenza psicologica nei tre bambini, legata al distacco dalla madre e a incontri mal gestiti dai servizi sociali.
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La nuova relazione tecnica dei consulenti di parte della famiglia nel bosco critica le modalità con cui i servizi sociali svolgono gli incontri
La nuova relazione tecnica dei consulenti di parte della famiglia nel bosco critica le modalità con cui i servizi sociali svolgono gli incontri
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I tre bimbi di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion si trovano in uno stato di "sofferenza psicologica significativa", una conseguenza del trauma accumulato dopo l'allontanamento della madre e aggravato dalle modalità con cui si sono svolte le videochiamate. Sono le conclusioni a cui è giunto il nuovo parere tecnico realizzato dai consulenti del team difensivo della "famiglia nel bosco", lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello.

Il testo – che Fanpage.it ha visionato – è stato consegnato al Tribunale per i minorenni dell'Aquila e arricchirà il fascicolo che servirà ai giudici a decidere riguardo la sospensione della potestà genitoriale di Catherine e Nathan. I professionisti chiedono di applicare specifiche modalità di incontro madre-figli a tutela dei bambini, criticando modalità che sono state scelte sino ad oggi dai servizi sociali.

Gli esperti: "Significativa sofferenza dei minori"

La critica centrale infatti riguarda l'incontro che si è svolto il primo aprile tra madre e figli in assenza, secondo i consulenti di parte, di una adeguata preparazione psicologica e senza la predisposizione di un luogo adeguato ed emotivamente neutro. Questo avrebbe contribuito a risvegliare nei bimbi il trauma del distacco materno dopo la separazione del 6 marzo scorso. La critica di fronte all'operato dei servizi sociali è, ancora una volta, netta: "Appare evidente che permane una condizione di completa mancanza di  accompagnamento e di tutela di tutti i componenti del nucleo familiare", scrivono Cantelmi e Aiello.

Fino al primo aprile Catherine non ha avuto la possibilità di incontrare i figli, e nell'unico incontro che si è svolto dopo questa data, i due professionisti rilevano la scelta "metodologicamente errata" da parte degli assistenti sociali, e l'altissimo rischio di "riattivazione traumatica" nei piccoli, che per questo si trovano in uno stato di "sofferenza psicologica significativa".

I bimbi – una femmina di 8 anni e due gemelli di 7 – starebbero manifestando come "indicatori di una sofferenza intensa" una "riduzione delle risposte emotive visibili". I piccoli apparirebbero quindi più chiusi e taciturni e meno "agitati" rispetto a quando la madre era con loro. Queste manifestazioni, come già sottolineato in un'altra recente relazione dei consulenti di parte, indicherebbero un malessere profondo.

Questo stato, associato alle reazioni osservate durante le videochiamate, si configura come il tentativo di contenere uno "stato di angoscia" dovuto all'assenza "della figura di attaccamento primaria".

La condanna è quindi netta: "Il protrarsi dell'attuale assetto relazionale e operativo, privo delle necessarie misure di accompagnamento e di tutela, mantiene attiva la risposta traumatica nei minori e configura un fattore di rischio clinicamente rilevante per l'insorgenza di ulteriori e documentabili danni alla salute mentale dei bimbi". Il trauma, insomma, potrebbe accompagnarli fino all'età adultà.

"Incontro madre-figli non indicativo delle competenze genitoriali"

Alla luce di ciò, secondo Cantelmi e Aiello, non sarebbe possibile basare un giudizio scientificamente corretto delle competenze genitoriali di Nathan e soprattutto di Catherine, la quale resta la figura più problematica nell'ambito del procedimento per riottenere l'affido. "È necessario chiarire, sul piano clinico e metodologico, che un incontro svoltosi in tali condizioni non può essere considerato indicativo delle competenze genitoriali", scrivono i consulenti.

Nel testo si sottolinea la necessità di stabilire delle modalità precise in cui avvengano gli incontri con la madre, nell'ambito di quell'affidamento del nucleo familiare caldeggiato da sempre da Cantelmi. Il docente dell'università Gregoriana aveva già palesato a Fanpage.it la propria insofferenza sottolineando come i servizi sociali non stessero lavorando per riunire il nucleo familiare. Posizione che traspare anche dalle carte consegnate oggi ai giudici.

Le "difficoltà degli incontri da remoto ed in presenza, rendono urgente ed improcrastinabile il tempestivo ripristino del nucleo familiare", sono le conclusioni della relazione.

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