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La lettera del fratello di Liliana Resinovich al Questore e le nuove indagini sul caso: cosa sappiamo

Sergio Resinovich in una lettera al Questore di Trieste chiede che le nuove indagini per la morte della sorella Liliana siano svolte senza pregiudizi. Gli investigatori rispondono: “Serietà nelle indagini”.
A cura di Olga Mascolo
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Liliana Resinovich col fratello Sergio e la nipote
Liliana Resinovich col fratello Sergio e la nipote
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"È da due anni che svolgiamo indagini sulla morte di Liliana Resinovich". A parlare con Fanpage.it una fonte investigativa di Trieste: "Abbiamo fatto e rifatto accertamenti e continuiamo a farli, senza alcun pregiudizio ma anzi con la massima serietà e impegno". Considerazioni che arrivano in risposta alle "accuse" mosse da Sergio Resinovich in una lettera rivolta al Questore di Trieste.

Nella lettera il fratello della donna scomparsa il 14 dicembre del 2021 racconta alcuni episodi che lo hanno portato a pensare che le nuove indagini disposte dal gip Dainotti fossero eseguite con un pregiudizio, ovvero la convinzione che Liliana si fosse suicidata. A questa verità si era arrivati dopo la prima parte delle indagini, a cui era seguita una richiesta di archiviazione da parte del Procuratore Capo Antonio De Nicolo. Il giudice per le indagini preliminari però lo scorso luglio, oltre ad avere predisposto indagini supplementari, rigettando di fatto la richiesta di archiviazione, aveva anche cambiato il titolo del fascicolo, aprendo l'indagine all'omicidio volontario contro ignoti.

Liliana Resinovich
Liliana Resinovich

“Un po' di mesi fa sono stato contattato dall'investigatore … che mi riferiva in più occasioni che la morte di mia sorella era sicuramente ascrivibile a un suicidio e che le indagini nuove non avrebbero portato a qualcosa di diverso", scrive Sergio Resinovich nella lettera e racconta che questi episodi sono avvenuti più volte, anche nei confronti della cugina di Liliana. "Non sappiamo con chi abbia parlato, ma noi abbiamo continuato a investigare", questo una fonte inquirente a Fanpage.it.

Sergio Resinovich chiede nella sua lettera al Questore: “… di interrompere questo evidente pregiudizio nella ricerca della verità e di indolenza nello svolgimento delle nuove indagini …. che sembra siano effettuate solo al fine di difendere un risultato già ottenuto e non raggiungere il reale accertamento dei fatti”.

Questo pregiudizio, o “risultato” per usare le parole del fratello Sergio, secondo anche gli altri familiari di Liliana, c'è dal momento del ritrovamento del corpo della donna lo scorso 5 gennaio 2022: vennero eseguiti i primi rilievi nella convinzione che si trattasse di un suicidio. In quel momento vennero commessi alcuni errori irreparabili: non vennero utilizzate tute, calzari e cuffie adeguate ai rilievi, e il cordino che chiudeva i sacchetti che avvolgevano la testa di Lilli venne contaminato. Tra i cronisti che col buio, in un freddo pomeriggio di gennaio, aspettavano di sapere se quel corpo fosse proprio di Liliana, trapelò l'indiscrezione che quella strana morte con dei sacchetti in testa sigillati da uno spago legato non stretto, potesse essere un suicidio.

Tra gli esiti dei nuovi accertamenti disposti dal Gip Dainotti, non ci sarebbero però ad oggi elementi in grado di accertare con maggiore chiarezza investigativa che cosa sia successo a Liliana in quei giorni. Ma anche a detta di chi svolge le indagini, molto dirà la seconda autopsia eseguita al laboratorio Labanof di Milano dalla specialista Cristina Cattaneo.

Bisognerà rispondere a delle domande importanti: perché Liliana ha dei segni sul corpo, e in particolare sul viso? Il corpo di Liliana è stato congelato, o comunque occultato in un posto diverso da quello in cui è stata trovata? Quando è morta Liliana? Per rispondere a quest'ultima domanda mancherebbe un dato, importantissimo, che non venne riscontrato al momento del ritrovamento: la temperatura del corpo della donna. Ci aspettano 90 giorni per i risultati della nuova autopsia.

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