Nel giorno in cui Walter Veltroni rilasciava la sua abituale intervista sulla rinascita della sinistra con il candore di un marziano appena atterrato sul pianeta Terra per un guasto ai reattori(ormai un'occasione fissa, come i mercatini di Natale a Bolzano c'è il "è il momento di ricostruire la sinistra" di Veltroni a fine agosto)  la rete si infiammava piuttosto per la frase secca e concisa di Ivano Ciccarelli che in poche parole definiva lo strazio dei migranti della Diciotti, il loro essere stati lasciati a bollire in mare, i litigi sulla ricollocazione e la "rottura di coglioni" (cit.) della sparuta manifestazione di Casapound al loro arrivo a Rocca di Papa. Mentre da una parte l'intervista di Veltroni è diventata cimelio per filologi della sinistra che c'era dall'altra Ivano, con la sua verve genuina, è stato intervistato un po' dappertutto. In termini semplici di potrebbe dire che Ivano abbia bucato lo schermo, Veltroni evidentemente no.

Se ci pensate è più o meno è quanto accaduto con Aboubakar Soumahoro, dirigente sindacale laureato in sociologia e amico di Sacko Soumayla, il sindacalista ucciso a colpi di fucile in Calabria. Soumahoro ha parlato di schiavitù nella filiera alimentare (senza fare distinzione tra bianchi e neri) e delle responsabilità del partito di Salvini sull'immigrazione. Anche lui è stato schietto, senza giri di parole (seppur in un italiano usato più correttamente di tanti italiani) e il suo discorso è stato condiviso migliaia di volte, lui ha cominciato a essere ospitato in trasmissioni televisive e (si può dire?) un'insperata ventata di freschezza ha colto di sorpresa molti a sinistra.

Volendo farci del male: Debora Serracchiani. Il 21 marzo 2009 le sono bastati 13 minuti all'Assemblea dei Circoli del PD, attaccando molte decisioni prese dalla dirigenza del partito per guadagnarsi un'improvvisa notorietà. Un mese dopo viene candidata alle europee e raccoglie 144.558 preferenze.

Sono solo tre esempi ma risultano molto significativi: il centrosinistra in Italia si infiamma con poco appena sente parole chiare e nette, credibilmente vicine al sentire comune, coraggiosamente di rottura verso molti benpensanti (anche a sinistra). È un dato di fatto, ineludibile, che forse dovrebbe porre alcune riflessioni: Ivano (come altri) è riuscito a creare più comunità lui in qualche minuto di decine di dirigenti in decine di anni riuscendo a essere chiaro, comprensibile e autentico. Come è possibile che a certi dirigenti di sinistra non venga il dubbio che il successo di queste dichiarazioni estemporanee sia inversamente proporzionale alla continua e bolsa riproposizione di classi dirigenti che hanno già fallito? Come si può pensare che i social non si innamorino di Ivano se nello stesso giorno ci ritroviamo Minniti in televisione a discettare di accoglienza, qualche renziano a parlarci ancora di referendum costituzionale e tutta una schiera di politici che hanno promesso il ritiro dalla scena e invece continuano a intasare la politica? Come è possibile che non ci si renda conto che la sensazione generalizzata verso il centrosinistra sia di rifiuto verso gli stessi, sempre gli stessi, che sono usciti sconfitti e tutti i giorni vorrebbero insegnare agli altri come vincere?

Si potrebbe concludere con un'altra frase, sempre di Ivano Ciccarelli, pronunciata proprio ieri mentre era ospite alla trasmissione In Onda ha detto: «Ho scritto quattro libri sulla storia locale e non mi ha cagato nessuno, ho detto una stronzata e ora sono l’uomo più famoso d’Italia. Stiamo messi così in Italia». Già, siamo messi così.