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Omicidio Chiara Poggi: il delitto di Garlasco

I genitori di Chiara Poggi: “Mai infierito su Stasi e risarcimento a metà ma sembriamo noi i colpevoli”

L’amaro sfogo di Rita Preda e Giuseppe Poggi, genitori di Chiara Poggi, dopo la nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. “Peggio di 18 anni fa, ora sembriamo noi i colpevoli” hanno dichiarato, rivelando: “Abbiamo seguito tutti i processi. Sappiamo come si è arrivati alla condanna e Stasi non ci ha mai detto ‘non l’ho uccisa’ ma noi non abbiamo infierito e non abbiamo neanche chiesto tutto il risarcimento”.
A cura di Antonio Palma
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“Siamo stati catapultati in una situazione perfino peggiore di quella di 18 anni fa. Prima eravamo vittime ora sembriamo noi i colpevoli” è l’amaro sfogo dei genitori di Chiara Poggi dopo la nuova inchiesta sul delitto di Garlasco che vede indagato Andrea Sempio e che ha messo tutto di nuovo in discussione dopo la sentenza definitiva per Alberto Stasi. La loro vita infatti è finita di nuovo al centro dei riflettori, non solo della magistratura ma anche dei media, tanto da spingerli a intervenire per mettere un freno a insinuazioni e maldicenze.

“Speriamo che finisca tutto presto, abbiamo diritto a vivere tranquilli” hanno dichiarato al Fatto Quotidiano Rita Preda e Giuseppe Poggi, ricordando: “Noi in tv ci andiamo solo per difenderci, per smentire le bugie”. Dopo aver dovuto difendere la stessa Chiara da accuse di una seconda vita parallela, smentita ampiamente anche dai processi, negli ultimi giorni è toccato loro anche di dover difendere il figlio Marco Poggi postando le foto della vacanza in montagna di 18 anni fa dopo che un albergatore ha detto che il fratello di Chiara all'epoca non c’era.

“Abbiamo dovute cercare le foto e darle alla tv per dimostrare che Marco quel giorno fosse con noi. Ma non convincono neppure quelle. Ora abbiamo consegnato al consulente pure i negativi per dimostrare che sono foto originali, non sappiamo più che fare” hanno sottolineato i genitori di Chiara Poggi.

Ribadiscono che non hanno nulla in contrario alla nuova inchiesta ma chiedono che non vengano tirati in ballo persone innocenti. "Per ora sembra che la procura indaghi a 180 gradi. Sono andati a prendere Marco, sono andati a perquisire gli amici di nostro figlio… Forse potrebbero sentire gli amici di Stasi. Verifichino tutto così non riaprono di nuovo l’indagine tra qualche anno. Non è che noi non vogliamo la verità. Per noi la verità è quella stabilita dalla legge” hanno ribadito i Poggi. Una verità processuale che ha condannato Stasi al carcere ma anche al risarcimento alla famiglia di Chiara.

“Noi abbiamo seguito tutti i processi. Sappiamo come si è arrivati alla condanna e lui non ci ha mai detto ‘non l’ho uccisa’ ma noi non lo abbiamo mai chiamato assassino, non abbiamo mai infierito. Non abbiamo neanche chiesto tutto il risarcimento perché non volevamo rovinare i signori Stasi. A oggi abbiamo avuto circa la metà della cifra con cui abbiamo pagato avvocati e altro” hanno rivelato ancora i Poggi, aggiungendo: “Il resto è rateizzato e non lo vedremo mai da vivi, ma non ci importa. E se dovremo restituire tutto, lo restituiremo”.

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