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Omicidio Chiara Poggi: il delitto di Garlasco

Garlasco, smentita l’ipotesi del killer in giardino: “Chiara Poggi non aprì la porta per i gatti, erano in casa”

Dario Redaelli, esperto della scena del crimine e consulente dei Poggi, a Fanpage.it ha spiegato: “Come è finita l’ipotesi che Chiara Poggi avesse aperto le porte di casa la mattina dell’omicidio non per aprire ad Alberto Stasi ma per far uscire i suoi gatti? Con una sentenza di condanna per Stasi”.
A cura di Giorgia Venturini
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In attesa della chiusura delle indagini sul delitto di Garlasco da parte della Procura di Pavia, tornano al vaglio tutte le ipotesi già passate al setaccio in questi 19 anni. Ora si torna a parlare della possibilità che Chiara Poggi non abbia aperto la mattina del 13 agosto 2007 a qualcuno che conosceva e che il presunto assassino si sia appostato in giardino e che abbia atteso che la vittima aprisse la porta (o una portafinestra) per far uscire i gatti e intrufolarsi in casa fino a ucciderla. In altre parole, alle 9.12 Chiara Poggi non avrebbe tolto l'antifurto per aprire al suo killer, che, con una sentenza in via definitiva, l'unico è il fidanzato Alberto Stasi, ma perché si era alzata e doveva far uscire in giardino i suoi animali. Ma, parlando sempre per ipotesi, chi si nascondeva in giardino? Un ladro?

L'ipotesi del ladro in giardino nella sentenza di Stasi

Sia chiaro che questa possibilità è stata presentata dalla difesa Stasi durante il processo e scartata poi dai giudici della Corte d'Assise d'Appello bis che hanno condannato il ragazzo. Ecco cosa si legge nella motivazione della condanna: "Il visitatore mattutino era certo persona che lei ben conosceva e probabilmente aspettava, tanto da non preoccuparsi di accoglierlo ancora in pigiama, con il letto sfatto e la televisione accesa, in una casa non ancora riordinata e con le finestre chiuse". Poi l'ipotesi del ladro: "Ulteriore dato che confluisce verso tale duplice conoscenza, già più volte sottolineato, è l'assenza di segni che possano ricondurre l'aggressione ad un tentativo di furto o di violenza. (…) Uno sconosciuto aggressore, come un ladro sorpreso da una presenza inattesa, avrebbe inoltre presumibilmente esaurito la sua reazione violenta nell'ingresso, così da poter subito scappare senza attardarsi ulteriormente per nascondere il corpo".

Non solo, "ciò che più rileva, è che Chiara non si è difesa e non ha reagito affatto, a ulteriore conferma del rapporto di estrema confidenza e intimità col visitatore, e del fatto che proprio per questo si fidasse di lui e non si aspettasse in nessun modo di venire da lui così brutalmente colpita". L'ipotesi di uno sconosciuto-aggressore-ladro in giardino? I giudici l'hanno giudicata "fantasiosa e astrusa, distante dal senso comune delle cose".

Consulente Poggi: "I gatti erano in casa, ha aperto al suo assassino"

Dario Redaelli, esperto della scena del crimine e consulente dei Poggi, a Fanpage.it ha spiegato cosa non torna: "Come è finita l'ipotesi che Chiara Poggi avesse aperto le porte di casa la mattina dell'omicidio non per aprire ad Alberto Stasi ma per far uscire i suoi gatti? Con una sentenza di condanna per Stasi. Questa ipotesi era stata già presentata dagli avvocati del condannato durante il processo. Inoltre da tenere in considerazione che i gatti, quando sono arrivati i soccorsi, sono stati trovati in casa. Quindi non erano stati fatti uscire in giardino dalla vittima. Questa è la realtà dei fatti". Tutto documentato: "Le documentazioni fotografiche fatte nell'immediatezza mostrano un piattino con dei residui di cibo dei gatti all'interno della cucina di casa Poggi. Altre mostrano la presenza dei gatti dentro casa".

Inoltre uno dei soccorritori avrebbe riferito di "aver chiuso un gatto nel garage perché se no camminando rischiava di inquinare la scena del crimine". Senza contare che all'arrivo dei soccorsi "porte e portefinestre erano chiuse", segno che i gatti sono sempre stati in casa.

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