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Omicidio Chiara Poggi: il delitto di Garlasco

Garlasco, la famiglia Cappa presenta 50 denunce contro giornalisti e tv. Olga Mascolo: “Paradossale”

Una cinquantina di querele sono state presentate in Procura a Milano dalla famiglia Cappa nei confronti dei giornalisti che si sono occupati del delitto di Chiara Poggi. Tra questi c’è anche la giornalista di Storie Italiane su Rai1 Olga Mascolo: “Qui mi sembra tutto paradossale, non ho travalicato i confini del diritto di cronaca”.
A cura di Giorgia Venturini
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Sul tavolo del pubblico ministero Antonio Pansa in Procura a Milano ci sono una cinquantina di querele presentate dalla famiglia Cappa nei confronti dei giornalisti che si sono occupati del delitto di Chiara Poggi. Ovvero del delitto della loro parente stretta. Ermanno Cappa, sua moglie Maria Rosa Poggi (zia della vittima) e le figlie gemelle, Paola e Stefania, hanno deciso di presentare denuncia contro il "circo mediatico" alimentato da "illazioni dei complottisti" che hanno fatto il loro nome mentre si è parlato in questo nuovo filone di indagini. In questi 19 anni nessuno di loro è mai stato indagato. Il primo a svelare queste querele è stato Luca Fazzo su Il Giornale, facendo anche il nome di Massimo Giletti, de Lo Stato delle Cose su Rai 3, e di Olga Mascolo di Storie Italiane su Rai 1 tra i destinatari delle querele.

Il nome delle sorelle Cappa era uscito in questi mesi. A fine febbraio la Procura di Pavia ha riaperto il fascicolo sul caso indagando per la terza volta Andrea Sempio e il 14 maggio i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano hanno ispezionato con i vigili del fuoco un canale di Tromello, paese a pochi chilometri da Garlasco, dopo che un nuovo testimone (già sentito dai carabinieri) aveva riportato quanto a lui confessato i giorni dopo il delitto da due signore che sono negli anni poi decedute.

Ovvero che il giorno del delitto di Chiara Poggi sarebbe stata vista una della due cugine della vittima gettare qualcosa in quel torrente. Motivo per cui i carabinieri e i vigili del fuoco quella mattina avevano fatto gli accertamenti del caso. Non sarebbe stato trovato qualcosa di utile alle indagini, anche se non si sa con esattezza quello che era stato trovato. Resta il fatto che comunque nessun membro della famiglia Cappa è finito sotto indagine. Da qui sono scattate una serie di querele.

Sentita da Fanpage.it la giornalista Olga Mascolo ha riferito: "Qui mi sembra tutto paradossale: non ho travalicato i confini del diritto di cronaca, ho riportato le notizie. Ho espresso delle perplessità sulla testimonianza di Muschitta. E anche su altre particolarità nelle indagini che hanno lasciato in molti perplessi, veri e propri errori".

Precisando inoltre che "qui è tutto paradossale perché non si va alla fonte del problema. Come gli errori nelle indagini iniziali e un percorso giudiziario per Stasi senza dubbio anomalo: questo ha alimentato piste alternative. A volte con delle basi del tutto fantascientifiche e sconclusionate. Ma di questo la colpa non è dei giornalisti che riportano quello che avviene, come fu per la ricerca nel canale di Tromello riportata a favore di telecamera".

E ancora: "Mi sto interrogando sul perché io sia l’unica citata, quando i querelati sono tanti, una marea, non ci siamo solo io e Giletti. Quanto a De Rensis (avvocato di Alberto Stasi), l’ articolo de Il Giornale scrive che avremmo agito in concorso ma io non ho mai fatto domande dirette a lui, e non l’ho mai visto di persona".

Olga Mascolo ha tenuto a sottolineare che "su Muschitta, testimonianza particolare, e anche su altre particolarità nelle indagini hanno lasciato in molti perplessi. Veri e propri errori. Del tipo solo per fare un esempio, gravissimo, che l’alibi di Stasi sia stato riscontrato solo in fase di primo grado. L’alibi si verifica subito, chiaramente. Quindi poi da lì l'orario di morte di Chiara ricostruito sulla disponibilità dell’imputato. Il computer di Alberto Stasi è stato compromesso al 73%, sono stati fatti accessi mentre era sequestrato. Sono queste le cose che alimentano piste alternative, non i giornalisti che hanno il dovere di riportare quello che avviene, e di esprimere perplessità se queste ci sono. Ci sono così tanti errori che a volte sembrerebbe anche difficile non pensare al dolo!".

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