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Fondi ad Hamas in Italia, Hannoun resta in carcere ma Riesame libera 3 indagati

Lo ha deciso il tribunale del Riesame di Genova . Per alcuni indagati è stata disposta la scarcerazione, gli avvocati: “Presa di distanza dai materiali di intelligence militare”.
A cura di Antonio Palma
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Resta in carcere Mohammad Hannoun, l’attivista palestinese arrestato il mese scorso a seguito di un’indagine della Procura nazionale antimafia per presunti fondi illeciti ad Hamas attraverso le sue associazioni benefiche e campagne di raccolta soldi per la Palestina. Lo ha deciso il tribunale del Riesame di Genova rigettando il ricorso presentato dai legali dell’uomo contro le misure di custodia cautelare disposte dal gip su richiesta dei pm.

Con lo stesso provvedimento il tribunale del capoluogo ligure però stabilisce un principio molto importante ai fini giudiziari che ha già avuto un effetto immediato con la scarcerazione di tre dei sette indagati nell’inchiesta. Come spiegano gli avvocati, per alcuni indagati, infatti, è stata disposta la scarcerazione e l’annullamento dei precedenti provvedimenti restrittivi a causa dell’inutilizzabilità da sola della cosiddetta “battlefield evidence” di provenienza israeliana, cioè delle informazioni di intelligence fornite da Tel Aviv.

A renderlo noto è lo stesso avvocato di Hannoun, e degli altri indagati. “Il Tribunale del Riesame di Genova ha depositato oggi il dispositivo del provvedimento relativo all’indagine che coinvolge materiale fornito dalle autorità israeliane, segnando una netta presa di distanza dalla strumentalizzazione giudiziaria di materiali di intelligence militare” ha spiegato il legale.

In attesa delle motivazioni complete della decisione, che saranno depositati entro trenta giorni, i giudici in pratica hanno ritenuto che la sussistenza degli indizi di matrice militare debba essere valutata anche da altre fonti. “È un risultato importante: viene affermato che la giustizia non può essere usata come strumento di guerra” ha commentato l’avvocato Canestrini, sottolineando che “la lotta al terrorismo va combattuta con le regole, non con scorciatoie” e che la difesa continuerà a vigilare “con rigorosa attenzione critica su ogni tentativo di piegare il diritto a logiche militari”.

Oltre al 63enne Mohammad Hannoun, presidente dell’associazione palestinesi in Italia, in carcere rimangono Mohamed Rmdan Elasaly, 51 anni, Riyad Adbelrahim Jaber Albustanjı, 60 anni, e RàEd Hussny Mousa Dawoud, 52 anni. Liberi invece Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa, 52 anni, Raed Al Salahat, 48 anni, e Khalil Abu Deiah, 62 anni

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