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Flacone di detersivo da 2,50 euro non pagato, dipendente Pam viene licenziata: il caso finisce in tribunale

La vicenda di una dipendente della Pam in Toscana che è stata licenziata per giusta causa dopo che non avrebbe pagato un flacone di detersivo da 2,50 euro al termine del turno di lavoro: il caso è finito in tribunale ed ora si aspetta la sentenza.
A cura di Ida Artiaco
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Non avrebbe pagato un flacone di detersivo dal valore di 2,50 euro al termine del suo turno di lavoro e l'azienda, di cui era dipendente da circa 30 anni, l'ha licenziata. Ma lei non ci è stata e il caso è finito in tribunale. È successo a Grosseto, in Toscana, dove una donna di circa 50 anni ha fatto riaccendere i riflettori sull'azienda già finita al centro delle polemiche dopo il famoso del "test del carrello". E a breve dovrebbe anche arrivare la sentenza. Ma facciamo un passo indietro.

Come ha anticipato il quotidiano Il Tirreno, citando la Filcams-Cgil grossetana, lo scorso settembre la donna, che fa la cassiera, una volta terminato il suo turno di lavoro, ha acquistato alcuni prodotti tra cui un flacone di detersivo. Dopo aver pagato alla cassa, uno dei contenitori di plastica in cui aveva riposto gli acquisti si è rotto, facendo cadere a terre – e rompere – quel flacone.

La dipendente è tornata indietro, avrebbe avvertito il responsabile del punto vendita e – d'accordo con lui – ha deciso di prendere dallo scaffale una confezione sostitutiva, ma senza pagarla per la seconda volta. Qualche giorno dopo è stata però convocata dai vertici locali di Pam che le hanno comunicato la contestazione disciplinare di non aver pagato il nuovo flacone del detersivo, come se l'avesse rubato, con tanto di licenziamento per giusta causa. Avrebbe cioè dovuto pagare una seconda volta, come le è stato chiarito anche dopo un secondo incontro con l'amministrazione, nel corso del quale è stato ribadito il licenziamento.

"Non credevo ai miei occhi", ha commentato Pier Paolo Micci, segretario locale della Filcams Cgil, a cui la lavoratrice si è rivolta e che ha aggiunto, come riferisce Il Corriere della Sera: "È quello che succede quando il profitto non ha più alcun legame con l'etica e con le persone, colpisce l'umiliazione inflitta a dipendenti che dovrebbero essere la prima preoccupazione di un'azienda. Spero si arrivi a una ricomposizione, altrimenti aspettiamo con ansia la pronuncia del giudice". Della vicenda si sta occupando l'avvocato lavorista della confederazione, Paolo Martellucci. Non resta che attendere la sentenza.

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