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Famiglia che vive nel bosco

Famiglia nel bosco, rigettato il ricorso dei genitori: i figli trascorreranno il Natale nella struttura protetta

La Corte d’Appello dell’Aquila ha respinto il ricorso della famiglia che viveva nel bosco di Palmoli, confermando la sospensione della potestà genitoriale e l’allontanamento dei tre minori.
A cura di Davide Falcioni
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La Corte di Appello dell’Aquila ha rigettato il ricorso presentato dai legali della famiglia che viveva nel bosco di Palmoli contro la sospensione della potestà genitoriale nei confronti di Nathan e Catherine e l’allontanamento dei loro tre figli minori. Resta quindi in vigore l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila che, il 20 novembre scorso, ha disposto il trasferimento dei bambini da Palmoli a Vasto, in una struttura protetta, alla presenza della madre.

La decisione è stata assunta dal collegio dopo l’udienza documentale, svoltasi da remoto nel pomeriggio di tre giorni fa. Per la coppia anglo-australiana, che aveva tentato di riabbracciare i figli prima di Natale, si chiude così un primo fronte giudiziario, mentre restano aperti altri procedimenti.

Nei giorni scorsi gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas avevano depositato memorie e documenti per attestare un presunto cambio di atteggiamento della famiglia: la disponibilità ad adeguare l’abitazione di Palmoli, a consentire ai figli di frequentare la scuola e a completare il percorso vaccinale. Elementi che, tuttavia, non sono stati ritenuti sufficienti a superare le valutazioni già espresse dal Tribunale per i Minorenni.

Il procedimento davanti alla Corte d’Appello si intreccia infatti con quello ancora sub judice davanti al Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, relativo all’udienza di comparizione delle parti del 4 dicembre scorso, anche in quel caso conclusasi con decisione riservata. Determinanti restano le valutazioni sulla condizione dei minori: secondo la tutrice Maria Luisa Palladino, i bambini “non sanno leggere, stanno imparando ora l’alfabeto” e la più grande, di otto anni, “sa scrivere il suo nome sotto dettatura”. Un giudizio che di fatto smentisce quanto attestato in precedenza da una scuola di Brescia sul loro livello di istruzione.

I bambini potrebbero trascorrere il Natale nella struttura protetta

Ieri pomeriggio, Nathan era stato oltre un'ora e mezza nello studio dei due legali a Chieti evidentemente per rifare il punto in attesa della decisione dei giudici d'Appello. I bambini dunque, con ogni probabilità, resteranno a Natale nella struttura, dove si trova anche la mamma Catherine che ha il permesso di passare con loro solo qualche ora al giorno. Mentre al padre, che si divide tra la casa nel bosco che necessita di ristrutturazione e il b&b sempre nella zona di Palmoli concesso gratuitamente per tre mesi in affitto dall'imprenditore Carusi, è stato permesso di fare visita tre giorni a settimana.

I legali della famiglia: "Non è una bocciatura"

"Non la definirei in alcun modo una bocciatura". Lo ha detto a LaPresse l'avvocato Danila Solinas, legale di Catherine e Nathan Trevallion Birmingham. "La lettura della sentenza dice tutt'altro: dice esattamente quello che già ci aspettavamo e che poi sarebbe capitato. La Corte d'Appello doveva semplicemente limitarsi a dire se al tempo, quando era stata emessa l'ordinanza, c'erano i presupposti perché potesse farlo oppure no, se vi erano i presupposti formali per l'applicazione di questa ordinanza. La Corte d'Appello, così come fa nel 70 percento dei casi, ha detto che effettivamente c'erano questi presupposti. Ovvero, non hanno ravvisato delle lacune macroscopiche tali da determinare il rigetto". "Pur tuttavia, sempre nel corpo della sentenza si dice che sono stati tali e tanti i progressi e comunque la soluzione alle problematiche predisposte dai coniugi, dai genitori, tali da avere una sufficiente probabilità di essere valutata in modo positivo dal tribunale", ha concluso Solinas, ribadendo il suo convincimento che la Corte abbia riconosciuto i passi in avanti dei genitori per riavere i loro figli. "Sarà il tribunale per i minorenni a decidere e a valutarli nella giusta misura". C'è quindi da parte dei coniugi una speranza di far tornare i figli: "Non è necessario che ci sia una udienza, il Tribunale potrebbe decidere in qualsiasi momento".

Salvini: "Per questi giudici una sola parola: vergogna"

La vicenda, che da settimane sta suscitando ampia attenzione mediatica, resta dunque aperta, con la magistratura che continua a ribadire la priorità della tutela dei minori. Intanto non si è fatto attendere il tempestivo commento del vicepremier Matteo Salvini: "Per questi giudici una sola parola: VERGOGNA. I bambini non sono proprietà dello Stato, i bambini devono poter vivere e crescere con l’amore di mamma e papà!".

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