Famiglia nel bosco, mamma Catherine chiede di tornare in Australia: “Da ignoranti pensare che abbiamo sbagliato”

Catherine Birmingham ha un'opinione molto severa riguardo al trattamento che l'Italia sta riservando a lei e alla sua famiglia, e al momento sembra decisa a lasciare il paese. La mamma di quella diventata nota alle cronache come la "famiglia nel bosco" è intervenuta durante la trasmissione della tv australiana 60 minutes per raccontare cosa è avvenuto a partire dal settembre 2024 quando per la prima volta i servizi sociali sono entrati nella sua vita, fino alle ultime tensioni che hanno portato la casa famiglia in cui vive con i suoi tre bambini a chiedere il loro trasferimento altrove.
Da novembre 2025 Birmingham e il marito Nathan Trevallion hanno perso temporaneamente la patria potestà e da allora vivono separati dai loro tre figli, una bambina di 8 anni e due gemelli di 6. La madre si trova nella casa famiglia di Vasto insieme ai piccoli, ma può vederli solo ad orari prestabiliti, il padre invece ha il permesso di andare in visita tre volte alla settimana. La situazione resterà questa fino a quando non saranno completate le perizie psichiatriche disposte dal Tribunale dell'Aquila allo scopo di accertare la capacità genitoriale della coppia anglo-australiana.
Una situazione che sta logorando Birmingham: "Ciò contro cui mi batto è la convinzione, molto, molto ignorante, che ciò che abbiamo fatto ai nostri figli sia sbagliato", ha detto durante il programma australiano.
Tutto quello che chiedono, adesso, è "ricominciare daccapo". Ma dove non è chiaro. Al programma televisivo avevano escluso di tornare in Australia perché "Il cavallo è troppo vecchio, non può volare ancora. Un'opzione per noi è rimanere in Europa", aveva detto la donna. Oggi, invece, il quotidiano australiano Sydney Morning Herald riporta una versione diversa, secondo cui i coniugi avrebbero chiesto al governo australiano di intervenire per aiutarli a tornare.
La famiglia viveva in un casolare nel bosco di Palmoli privo di acqua corrente e di un bagno tradizionale, e i bambini non frequentavano la scuola. Secondo la testimonianza della donna in tv, però, queste circostanze erano il frutto di scelte educative non comprese da chi ha disposto l'allontanamento dei figli: "Volevano che costringessimo nostra figlia ad andare a scuola, che collegassimo la casa alla rete idrica e che installassimo un water con scarico. Ci stavamo preparando ad attaccare l'acqua e a parlare del water, ma non avevamo intenzione di costringere nostra figlia ad andare a scuola. Ho sempre detto loro: ‘Se mai vorrete potrete andare a scuola'. Ma non vogliono".
Come aveva spiegato a Fanpage.it lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente del team legale dei Trevallion, i bambini erano educati in casa secondo il metodo della scuola parentale steineriana che privilegia le abilità creative rispetto a quelle di lettura e scrittura. Birmingham conferma che i suoi figli "stanno imparando altre abilità di vita che ogni bambino che sta seduto lì a giocare con i giocattoli non sta imparando". E aggiunge: "Sanno cucire, sanno lavorare a maglia, sanno tagliare la legna, sanno far crescere le piante partendo dai semi".
Sulla vicenda, dopo il programma è intervenuto con una dichiarazione anche il Ministero degli Affari Esteri: "Sappiamo che la separazione dei bambini dai loro genitori è profondamente angosciante e traumatica. Il Ministero degli Affari Esteri e del Commercio sta fornendo assistenza consolare e sta collaborando con le autorità italiane. A causa dei nostri obblighi di riservatezza non siamo in grado di fornire ulteriori commenti su un singolo caso".