Famiglia nel bosco, i legali chiedono ricusazione psicologa. Tutrice contro nonna e zia: “Una Minaccia”

Nuovo scontro tra familiari e autorità nella vicenda dei bimbi del bosco di Palmoli in casa famiglia dal 20 novembre. "Vittime" dei rimproveri della tutrice Maria Luisa Palladino sono questa volta la nonna e la zia dei tre fratellini figli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion. Le due parenti dei minori sono arrivati dall'Australia nel tentativo di offrire supporto alla coppia e per sincerarsi delle condizioni di salute dei minori.
Nella relazione della tutrice Palladino, depositata agli atti del tribunale per i minorenni dell'Aquila, nonna e zia dei piccoli verrebbero tratteggiate come una minaccia. Si legge testualmente che "la vicenda mediatica ha subito dal loro arrivo un preoccupante aggravamento" a causa, secondo la tutrice, della "deliberata mistificazione della realtà legata ai fatti accaduti nella struttura ospitante e resa anche dal nucleo familiare di origine della madre" che avrebbe alimentato ulteriormente il "clima di esasperata tensione".
La zia dei tre bimbi ora in casa famiglia era arrivata in Italia nei primi giorni di febbraio, sottolineando di essere intervenuta per aiutare i nipoti nel loro stato di malessere. "Per noi è molto difficile. Tornare in Australia? Noi vogliamo che i bimbi tornino a vivere con i genitori, tutto qui" ha sottolineato la sorella di Catherine, non smentendo però neppure l'ipotesi di un rientro di Australia una volta che la vicenda giudiziaria si sarà conclusa.
Nel frattempo, nella giornata di oggi, i legali della coppia del bosco depositeranno la richiesta di ricusazione della psicologa che dovrebbe affiancare una terza esperta per i test sulle capacità genitoriali della coppia anglo-australiana. Valentina Garrapetta si era difesa già nella giornata di ieri sottolineando che i post contro la famiglia erano stati condivisi "a titolo personale", ma molti sono stati cancellati con l'esplosione della polemica.
Lo annuncia lo psicoterapeuta e psicologo Tonino Cantelmi, perito di parte nel procedimento, che ha fatto sapere di aver chiesto ai legali di fare un accesso agli atti presso l'Ordine professionale per verificare i titoli della professionista. "Eventualmente quello di psicoterapeuta che si può conseguire solo dopo quattro anni dall'iscrizione all'Albo e Garrapetta era iscritta da poco più di tre anni" ha specificato.
"Per il momento – sottolinea – rinnoviamo la disponibilità a collaborare con la Ctu, anche se ‘La Verità' ha messo in dubbio le sue competenze, rivelando che lavora come medico in una struttura per anziani dove non si svolge alcuna attività psichiatrica". Soprattutto, sottolinea, sui minori.