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Famiglia che vive nel bosco

Famiglia nel bosco, i genitori si preparano alla perizia. Lo psichiatra: “Uniti e pronti a collaborare”

A Fanpage.it lo psichiatra Tonino Cantelmi conferma che i genitori della famiglia nel bosco, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, sono “collaborativi e uniti”. E sulla perizia spiega: “Ci sono tempi tecnici”
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La data dell'incontro tra la psichiatra del Tribunale per i minorenni dell'Aquila e i coniugi Catherine Birmingham e Nathan Trevallion è decisa, sarà il 23 gennaio. Si tratta solo del primo di una serie di incontri volti a stabilire se i due possiedono le capacità genitoriali per riacquisire la potestà sui loro tre figli. Lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della difesa, accompagnerà i Trevallion in questo percorso, e a Fanpage.it si dice fiducioso, ma indiscrezioni sempre più insistenti parlano di tensione tra marito e moglie, e anche tra Catherine e i servizi sociali.

Lo psichiatra: "Genitori pronti a collaborare, sono uniti"

"I genitori sono collaborativi e uniti", sottolinea Cantelmi. Secondo l'esperto, nonostante lo stress dell'allontanamento, Catherine e Nathan sono consapevoli di dover collaborare con le istituzioni per poter riottenere i loro bambini, e a prepararli agli incontri con la psichiatra del Tribunale sarà proprio lui. "La perizia – spiega – intende accertare la loro competenza come genitori, è su questo che si concentrerà".

I tre figli della coppia – una bambina di 8 anni e due gemelli di 6 – dal 20 novembre si trovano all'interno di una struttura protetta a Vasto con la madre, la quale però può vederli solo a orari prestabiliti. Prima, vivevano tutti insieme nel bosco di Palmoli, in Abruzzo. I bambini non frequentavano la scuola, preferendo l'educazione parentale impartita da Catherine, e vivevano in un casolare che risulterebbe privo di acqua corrente ed elettricità.

Nel 2024, però, dopo un'intossicazione da funghi li ha portati tutti al pronto soccorso, i servizi sociali hanno iniziato a interessarsi di loro, e così anche i media, dove sono diventati noti come "famiglia nel bosco". Questo aveva innescato una serie di controlli da parte dei servizi sociali, e al termine i giudici hanno disposto l'allontanamento e imposto ai bambini di iniziare a vedere un'insegnante in vista di un prossimo inserimento a scuola. Una prospettiva che secondo Cantelmi sarebbe "traumatica e lacerante" per i piccoli.

Accertato che non sussistono situazioni di abuso, con la perizia che inizierà il 23 gennaio il Tribunale intende chiarire se i Trevallion possono essere dei genitori competenti e riacquisire così la potestà sui bambini. "Si tratta di un percorso a tappe che si svolgerà nell'arco di diversi mesi, ci sono dei tempi tecnici stabiliti dai giudici uguali per tutti", chiarisce lo psichiatra che accompagnerà i coniugi in veste di consulente nominato dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas.

La perizia si concluderà con una relazione che la psichiatra nominata dal Tribunale, Simona Ceccoli, consegnerà ai giudici a maggio. Da questa dipende gran parte del futuro della famiglia, e non è un caso che il membro del team di difesa sottolinei la volontà di collaborare. Il precedente avvocato, Giovanni Angelucci, aveva rimesso il mandato proprio a causa della inflessibilità dimostrata della coppia anglo-australiana. La stessa "rigidità" ravvisata in una certa misura anche da Cantelmi, e che starebbe emergendo con forza da parte di Catherine in questi giorni.

Le indiscrezioni: dissidi tra i genitori e con i servizi sociali

A seguito del Capodanno che la famiglia ha trascorso in videochiamata, perché a papà Nathan è stato impedito di recarsi nella struttura di Palmoli, si erano rincorse sui media voci di un possibile contrasto tra i coniugi. Una situazione smentita in maniera decisa da Cantelmi che sottolinea invece la loro volontà di "restare uniti e collaborare il più possibile" al fine di ritornare con i figli il prima possibile.

Tra le indiscrezioni c'è anche quella riportata dalle pagine romane del Corriere della Sera: secondo Giuseppe Masciulli, sindaco di Palmoli, Catherine sarebbe in forte sofferenza: "Una persona come lei, abituata a vivere a contatto con la natura, ad occuparsi della casa e degli animali, si ritrova all’improvviso in questa struttura, al chiuso, senza far nulla tutto il giorno e con l’aggravante di vedere i figli solo per poco tempo e in determinati orari: è chiaro che questa condizione può farti impazzire. In più questa donna vive separata dal marito e con la costante preoccupazione di quel che avverrà in futuro e se mai tornerà a casa con i bambini. Sfido chiunque a restare calmo". Questa condizione psicologica si rifletterebbe sui rapporti con il personale della struttura e gli assistenti sociali, con i quali ci sarebbero continui contrasti.

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