Crans Montana, Italia e Svizzera collaboreranno nelle inchieste: l’incontro a Berna e cosa succede adesso

Collaboreranno le procure di Roma e Sion nell'esecuzione della rogatoria internazionale sul caso relativo al rogo di Crans Montana, nel quale sono morte 41 persone e più di 100 feriti. La collaborazione con la Procura di Sion era stata fortemente caldeggiata dalle autorità italiane, che avevano reso l'argomento terreno di scontro diplomatico con tanto di rientro a Roma dell'ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado.
Tra le due Procure vi sarà una cooperazione rafforzata nelle attività di selezione dei documenti che possono essere di interesse per l'autorità giudiziaria italiana. Le due indagheranno insomma insieme sull'incendio di Crans Montana: il primo passo concreto della collaborazione consiste nella partecipazione dei nostri inquirenti, a intervalli regolari e fin dai prossimi giorni, alle operazioni di assistenza giudiziaria in Svizzera, a partire dalla selezione del materiale probatorio già raccolto dopo la strage. I termini della cooperazione tra le due delegazioni sono stati stabiliti dalla procuratrice generale del Canton Vallese, Breatrice Pilloud e dal procuratore della Repubblica di Roma Francesco Lo Voi.
L'incontro è stato coordinato dall'UFG, l'autorità centrale in Svizzera per l'assistenza giudiziaria internazionale. Tutte le decisioni sul territorio svizzero saranno comunque di competenza dell'autorità locale, in questo caso la Procura vallesana. Durante l'incontro non sono state scambiate prove. I magistrati italiani potranno però accedere al materiale.
Prima della collaborazione, l'Italia aveva avviato spontaneamente un procedimento penale per fornire giustizia alle vittime italiane del rogo nella discoteza svizzera. Il 30 gennaio scorso, la Procura vallesana ha accolto la rogatoria della Procura di Roma, dando quindi l'ok alla collaborazione internazionale sui due procedimenti. Le "competenze e la sovranità" per i due fascicoli di indagine nei rispettivi Paesi, però, restano invariate. La Procura svizzera deciderà quali prove raccogliere per le indagini sul territorio di Crans Montana e deciderà se coinvolgere gli inquirenti italiani nell'assunzione di tali prove. Lo stesso varrà al contrario per la Procura di Roma sul territorio italiano.
Nell'incontro non si sarebbe parlato invece di squadre investigative comuni, più volte richieste dai genitori delle vittime e più in generale da Roma.