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Cos’è lo stratwarming, perché se ne sta parlando e cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni sul fronte meteo

Il climatologo Giulio Betti spiega a Fanpage.it cosa è lo stratwarming e perché no, non porterà un’ondata di gelo come quella che nel 1985 paralizzò l’Italia.
Intervista a Giulio Betti
Climatologo del CNR
A cura di Davide Falcioni
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Da alcune settimane a questa parte il termine "stratwarming" è tornato a fare capolino nelle cronache meteorologiche: si tratta di un riscaldamento repentino e violento della stratosfera sopra il Circolo Polare Artico, un evento capace di stravolgere gli equilibri atmosferici. Ma quanto c'è di eccezionale in questo fenomeno e cosa dobbiamo aspettarci realmente per le prossime settimane? A fare chiarezza – interpellato da Fanpage.it – è Giulio Betti, climatologo del CNR.

Come spiega l'esperto, malgrado i toni spesso allarmistici lo stratwarming è un ospite regolare dei nostri inverni. "Si sente parlare spesso dello stratwarming come di un fenomeno eccezionale, ma in realtà è piuttosto comune" spiega Betti. "Ricorre mediamente una volta ogni due anni; in alcuni inverni può accadere anche due volte, in altri può non accadere affatto, ma in generale è un fenomeno che si verifica piuttosto spesso".

Esiste una credenza diffusa secondo cui un riscaldamento della stratosfera polare si traduca istantaneamente in neve e gelo sulle nostre città. La realtà statistica, tuttavia, racconta una storia diversa. "Il fatto che si verifichi spesso non vuol dire assolutamente che abbia degli impatti diretti sull'Italia" avverte Betti. "In generale si ritiene che uno stratwarming porti automaticamente un'ondata di freddo sul nostro Paese o su gran parte d'Europa, ma per quanto riguarda l'Italia spesso gli effetti non portano grandi conseguenze".

Betti cita l'eccezione che conferma la regola: il memorabile gennaio 1985, quando un massiccio stratwarming paralizzò il nostro Paese. Tuttavia, la statistica e le osservazioni condotte dimostrano che "raramente questo tipo di fenomeni porta ondate di gelo forti e intense come quella dell'85 in Italia". In realtà, l'azione di questi riscaldamenti "è molto più diretta su altre aree geografiche, ovvero l'Europa settentrionale, il Nord America e la Siberia orientale".

Proprio in questi giorni si sta monitorando un riscaldamento importante, previsto per il cuore di febbraio. Ma, come sottolinea Betti, non tutti gli stratwarming sono uguali. "Quest'anno avremo un riscaldamento principale importante tra il 15 e il 16 di febbraio" rivela il climatologo. "Tuttavia mancherà una delle condizioni tecniche necessarie affinché si possa definire completo uno stratwarming: se da un lato avremo un riscaldamento termico molto importante a 30 chilometri di altezza sopra il Polo Nord, non avremo però l'inversione dei venti, condizione tecnica necessaria affinché si possa definire lo stratwarming principale. Inoltre non avremo la sostituzione del vortice polare stratosferico con un alticiclone". Detto in parole povere: avremo un evento di riscaldamento importante ma non tutte le condizioni verranno rispettate affinché si possa parlare di un Major Stratospheric Warming.

Cosa dobbiamo aspettarci, dunque, per la fine della stagione invernale? Nonostante la mancanza di un evento "major", il dinamismo atmosferico non mancherà. "Tra fine febbraio e la prima metà di marzo possiamo aspettarci qualche episodio freddo, ovvero qualche ingresso d’aria artica sull'Europa centrale con un parziale coinvolgimento dell’Italia" conclude Betti.

Si tratterà però di fenomeni definiti come "molto modesti". Il motivo risiede nel fatto che questo stratwarming parziale andrà a disturbare un vortice polare troposferico (quello più vicino al suolo) che risulta già molto debole. Il risultato sarà un periodo di tempo perturbato con possibili "note fredde", ma senza scenari apocalittici.

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