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Clara, dalla Sardegna a Tokyo per studiare i disastri naturali: “Resterò qui, in Italia vedo poche possibilità”

Clara, 33 anni, nata e cresciuta in Sardegna, si è trasferita in Giappone per svolgere un periodo di ricerca a Tokyo. A Fanpage.it ha raccontato il suo percorso: “Dopo la laurea, ho lavorato per un po’ ma poi ho deciso di specializzarmi nei Paesi Bassi, da dove sono partita per fare il semestre elettivo”.
A cura di Eleonora Panseri
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Clara, 33 anni, ricercatrice italiana in Giappone.
Clara, 33 anni, ricercatrice italiana in Giappone.
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"Sono arrivata il 31 dicembre scorso a Tokyo, perché sono stata accettata per fare un periodo di ricerca qui. Anche se sono sempre stata un po' nomade: sono cresciuta in Sardegna, ho studiato a Bologna. Dopo la laurea, ho lavorato per un po' ma poi ho deciso di specializzarmi nei Paesi Bassi, da dove sono partita per fare il semestre elettivo". 

A raccontare a Fanpage.it la sua storia è Clara, 33enne sarda che sta facendo ricerca in Giappone, nella capitale del Paese. Si sta specializzando "in Salute pubblica nel settore ambientale, perché vorrei aiutare le persone quando ci sono disastri naturali, come alluvioni e terremoti. E in Europa non c'è molto a riguardo".

"In Italia c'è una specializzazione simile, ma è molto orientata sulla gestione ospedaliera", aggiunge. Durante i mesi del ‘semestre elettivo' Clara è in Giappone per studiare un argomento che non è previsto dal suo corso di laurea principale. "È come un Erasmus ma nel mio caso era obbligatorio", ci spiega.

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Racconta che molto prima di approdare a Tokyo aveva svolto già diverse esperienze all'estero come stagionale per tour operator: "Quei lavori non sono stati una parentesi, ma una formazione fondamentale per me", ricorda.

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"Mi hanno insegnato adattamento, autonomia e mi hanno permesso di risparmiare. Mi sono spostata molto, di continuo, e quest'esperienza mi ha permesso di vedere il trasferimento non come una cosa così spaventosa".

In più, Clara era già stata in Giappone, non in vacanza ma per fare un'esperienza di volontariato. "Volevo vedere come vivono le persone del posto. Quando sono partita la prima volta nel 2024 non ero convinta di volermi trasferire, poi però ho pensato: ‘Voglio vedere com'è davvero la vita qui'".

"Ero spaventata da quello che si racconta sulla cultura del lavoro in Giappone, ma il mondo dell'università mi sembra molto sereno – aggiunge – È vero che qui lavorano veramente tante ore al giorno, ma succede soprattutto in alcuni settori".

"Nel mio campo non ho grandi pressioni. Mi aspettavo che il professore che mi segue mi imponesse delle cose, date di scadenza, orari, invece vengo lasciata molto libera, mi autogestisco".

Le chiediamo le cose positive e negative che ha sperimentato nel Paese. Clara ci dice di apprezzare molto la disponibilità dei giapponesi: "Se hai bisogno di qualsiasi cosa, ti aiutano, anche gli sconosciuti. – ci racconta – È una cosa che ho riscontrato pure nelle città grandi".

Clara e il tiktoker Kyle Metcalf (statunitense ma vive in Giappone, dove fa video nei quali parla giapponese con le persone del posto).
Clara e il tiktoker Kyle Metcalf (statunitense ma vive in Giappone, dove fa video nei quali parla giapponese con le persone del posto).

"Le persone qui hanno anche un grande rispetto per lo spazio altrui. Non sono persone invadenti. Penso sia soggettivo ciò che può piacere e non piace, ma questo aspetto mi fa stare tranquilla. Per esempio, sui mezzi pubblici non alzano mai la voce, parlano senza fare confusione", ci spiega.

Un aspetto negativo, invece, è il fatto "che le persone si annullano un po' troppo, sono ingessati e hanno paura di dirti quello che pensano. Anzi, te lo dicono ma lo fanno in modo strano. Io preferisco le persone dirette, invece qui per sapere che a qualcuno ha dato noia qualcosa devi arrivarci. Spesso io li prendo letteralmente quando invece intendevano tutt'altro".

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Clara ci racconta la sua vita universitaria, la precisione e l'attenzione che ha trovato nell'ambiente: "Cercano di risolvere quanto prima i problemi, hanno un sacco di guide per spiegarti tutto. All'inizio ho fatto fatica a capire delle cose e in diverse occasioni mi hanno direttamente accompagnato negli uffici dove potevo trovare la soluzione al problema".

Quando chiediamo a Clara cosa si prova a vivere in un Paese così lontano, e così desiderato, ci risponde: "Ne stavo parlando con un amico tempo fa, nella vita di tutti i giorni, visto che non abito in una zona centrale e l'Università è molto vicino a casa, non ci faccio caso".

"Ma quando vado in centro, penso: ‘Oh mio Dio, sono in Giappone‘, mi emoziono. Mi sento il batticuore, come quando viaggi e arrivi in un posto nuovo". Clara, concluso il semestre, a giugno, tornerà a Maastricht, ma solo per pochi mesi. Il suo desiderio è quello di rientrare in Giappone e di rimanere.

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Anche se, a causa delle politiche sull'immigrazione del Paese, potrebbero esserci delle difficoltà. "Il visto, purtroppo, non dipende da me. Ho intenzione di imparare il giapponese per trovare lavoro qui (Clara ha già un livello base, ndr), ma bisogna vedere se decidono di assumere una persona straniera. Se riesco in questo, posso sperare di rimanere".

Parlando di futuro, Clara ci dice senza esitazione: "Io lo vedo qui. O male che vada in un altro Paese europeo, ma non in Italia, dove non vedo molte possibilità nel settore dove mi sto specializzando".

A chi vorrebbe fare un'esperienza di studio come quella che sta facendo lei, consiglia di "cercare di capire cosa vogliono fare veramente perché l'argomento di studio dev'essere molto specifico".

"Devono anche trovare il professore perfetto, c'è il rischio che non ti accettino se la ricerca è diversa dal quello che fanno nel loro campo. La procedura per il visto è complessa, tramite l'università sicuramente la strada più semplice. E soprattutto è importante muoversi in anticipo".

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