Bimbo di 3 anni morto dopo 10 mesi in ospedale a Taormina, medici indagati: “Trapianto cardiaco non realizzabile”

La morte del bimbo di tre anni ricoverato da quasi un anno all'ospedale San Vincenzo di Taormina è oggetto dell'inchiesta aperta dalla Procura di Messina. Sarebbero 16 gli indagati, a vario titolo, tra medici e personale sanitario, secondo quanto apprende Fanpage.it da fonti qualificate.
La vicenda inizia il primo aprile 2025, quando il piccolo arriva all'ospedale di Catania a causa di una serie di problemi cardiaci. Successivamente è stato trasferito all'ospedale di Taormina dove è stato operato ed è rimasto per 10 mesi, fino al decesso avvenuto lo scorso 17 febbraio. Al centro delle contese ci sarebbe il trapianto di cuore per il quale il bimbo però è stato considerato non idoneo perché, secondo quanto appreso, "il suo stato sarebbe stato già troppo compresso" al suo arrivo a Taormina.
La famiglia ha presentato un esposto nel quale ha chiesto di accertare queste circostanze. A seguire i parenti del piccolo è l'avvocato Antonio Cozza, del Foro di Perugia. L'inchiesta dovrà ricostruire il percorso sanitario e terapeutico del bimbo, al fine di accertare se la morte è stata determinata dalla gravità della patologia del bimbo, oppure da eventuali carenze nella sua gestione da parte dei medici.
A fare chiarezza sarà l'autopsia già disposta dai giudici di Messina, e il cui incarico al medico legale verrà conferito nei prossimi giorni. Accanto agli esami autoptici continueranno le indagini da parte degli inquirenti anche attraverso l'ascolto dei medici che in questi mesi hanno seguito il bambino durante il lungo ricovero al San Vincenzo.
La risposta dell'Asp di Messina: "Bimbo già in agonia"
Con una nota stampa ufficiale, l'Azienda Sanitaria Provinciale di Messina, a cui fa capo l'ospedale di Taormina, ha spiegato che "il bambino è stato trasferito nei reparti intensivi del CCPM in condizioni agoniche per quadro di disfunzione del muscolo cardiaco associato a malfunzione della valvola mitrale".
Senza entrare nei dettagli del trattamento eseguito che sono oggetto di valutazione giudiziaria l'Asp sottolinea che "la complessità del trattamento del piccolo sia stata supportata dal continuo confronto con i massimi esperti italiani della terapia dello scompenso cardiaco, dell’assistenza meccanica al circolo e della diagnostica istologica delle alterazioni del miocardio". Inoltre, in questi lunghi mesi, “numerosi colleghi di differenti specialità consulenti nominati dalla famiglia e dai loro legali hanno avuto pieno e trasparente accesso alle informazioni cliniche e alle strategie terapeutiche adottate con un continuo confronto con i curanti”.
“Relativamente al trapianto cardiaco – aggiunge la nota – la strategia è stata condivisa con 3 dei 6 centri italiani autorizzati a tale procedura (Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, Ospedale Sant’Orsola di Bologna e Università di Padova) cui il bambino è stato riferito per accedere al programma di trapianto cardiaco e che tali istituzioni unanimemente abbiano considerato tale opzione non realizzabile. L’esito infausto dopo un anno di tentativi di recuperare la funzione del cuore del bambino o di recuperare la possibilità di eseguire il trapianto cardiaco lascia i Sanitari del CCPM profondamente addolorati ma sereni sulle strategie di assistenza adottata".