Andrea Sempio a Fanpage: “Per alcune persone ormai Garlasco è come una soap opera, indagano e mi seguono in strada”

"Molte persone stanno vivendo queste indagini come una soap opera a cui però possono partecipare". A Fanpage.it parla Andrea Sempio, l'attuale indagato per il delitto di Chiara Poggi in concorso con Alberto Stasi o con ignoti. Lo abbiamo incontrato il 4 marzo a Roma nel laboratorio Genomica dove solitamente si raduna tutto il gruppo difensivo per fare il punto sulle indagini e sulle loro strategie. Andrea Sempio ci racconta che anche a Roma viene fermato dalla gente: "Mi riconoscono per strada e c'è chi fa video", spiega. Alla presenza dei suoi legali e dei suoi consulenti ci racconta come ha vissuto questo anno da indagato.
Un anno fa è iniziato tutto. Ti ricordi il giorno che hai ricevuto l'avviso di garanzia? Cos'hai provato?
È stata una cosa strana perché io ho ricevuto una chiamata dai carabinieri di Milano che mi dicevano che dovevo ritirare un atto giudiziario. Io non sapevo esattamente cosa fosse un atto giudiziario. Difatti io, parlando al telefono con la persona che aveva chiamato, avevo chiesto se era una multa? Non capivo cosa poteva essere.
Ho scritto subito all'avvocato Taccia chiedendole cosa poteva essere. Il giorno dopo siamo andati a recuperare l'atto e mi ha colpito che c'era scritto proprio "in concorso". Perché che eravamo tornati ancora al caso di Garlasco me lo immaginavo, ma la cosa che mi ha colpito è stato il "concorso", ovvero con qualcun altro.
Ci sono delle chat sui social create per monitorare i tuoi spostamenti. Cosa sta succedendo?
Ci sono dei gruppi che parlano del delitto di Garlasco, molte persone stanno vivendo queste indagini come una soap opera a cui però possono partecipare. Sono persone normalissime, non investigatori o inquirenti. In queste chat si passano informazioni suoi miei spostamenti. Scrivono dove mi hanno visto mettendo pure le date.
La sensazione appunto è che sono persone che partecipano a una soap opera, in questo modo indagano. Non so chi siano. Nei commenti di queste chat leggo che c'è anche chi scrive di non essere andato di persona e di aver mandato la figlia a controllare dove sono perché io potevo riconoscerle. Ma non so chi siano, la gente è convinta di partecipare attivamente al caso.
Noto le attenzioni, anche quando veniamo qui a Roma. Quando sono in giro con l'avvocato Taccia noto le persone che ci riconoscono: la gente ci guarda e ci segue per un po' per curiosità. C'è anche chi ci ferma, anche per darci messaggi di solidarietà. C'è chi fa selfie e video. Anche al lavoro. Poi c'è anche chi ti guarda un po' così così, ma cosa voglia significare non lo posso sapere.
Sei stato indagato tre volte, cosa ha alimentato secondo te i sospetti su di te? Potessi tornare indietro ti penti di aver fatto qualcosa?
La grande carta che si sono potuti giocare negli anni è stata quella del DNA, era un po' il jolly che lasciava sempre dei dubbi. Penso che quest'anno sia stato chiarito definitivamente. Cosa di cui mi pento? Posso dire che alcuni verbali li ho presi un po' come venivano.
In quello di perquisizione dei carabinieri, che sono stati nella casa mia e dei miei genitori, ho fatto mettere una marea di note. Ho dato una spiegazione per ogni oggetto che prelevavano. Ad oggi mi rendo conto che effettivamente molte cose magari potevano essere fatte meglio sia da parte mia sia da parte degli operatori. Però è andata così e chiariremo tutto.
Si parla sempre del biglietto del parcheggio di Vigevano, ma anche i tuoi avvocati dicono che non è l'alibi. Allora mi viene da chiedere qual è il tuo alibi del 13 agosto 2007?
Il fatto è che non so bene cosa si possa configurare come un alibi o meno anche perché credo che avere una giustificazione per tutto magari possa essere anche strano. Ci sono dei momenti in cui io posso solo dire che sono andato da mia nonna, ma non ho un selfie con la nonna con la data in quel preciso momento. Sarebbe strano anche averlo quindi non so poi cosa possa rientrare nell'alibi o meno. Quella cosa (consegnare il biglietto del parcheggio) è una cosa che è stata fatta in buona fede, o con ingenuità come si voglia vedere. Se quello può diventare un alibi o meno lo decideranno gli inquirenti, sta a loro.
Ho portato ciò che testimonia quello che ho fatto quella mattina. Poi se convince o non convince, lo vedranno gli inquirenti.
Nella perizia della dottoressa Albani si parla di parte del tuo DNA sulle unghie di Chiara Poggi. Spiega però che è impossibile sapere come sia finito sulle unghie della vittima, come ci è finito?
La perizia Albina è tecnica, va letta e va capita. Io l'ho vista con i miei consulenti. Come quando hai un referto medico, non è che te lo guardi tu su Google. La perizia aveva due parti: una indagine classica sul DNA e poi una parte biostatistica. Infine c'è stata l'udienza nella quale gli stessi pm hanno fatto delle domande alla dottoressa Albani: tra queste, se i database su cui si basava la perizia fossero stati più completi, si sarebbero potuti usare? E la dottoressa Albani ha continuato a ribadire di no. La Procura secondo me sta lavorando bene cercando di non lasciare dubbi sulla questione del DNA. Il punto è che non si può usare.
I miei consulenti mi hanno spiegato che negli altri casi a cui avevano lavorato, dove c'è stato davvero una traccia di DNA dovuta a un'aggressione, il materiale è di un certo tipo. Ovvero è abbondante, è preciso. Nel mio caso no. Potrebbe essere un contatto casuale. Noi abbiamo fatto dei lavori cercando di capire appunto quali potessero essere questi contatti casuali.
Le stanze della casa della famiglia Poggi che io vivevo di più erano la camera di Chiara (qui c'era il pc con cui Marco Poggi, Andrea Sempio e gli altri amici giocavano) e la sala dove lei sta facendo colazione il giorno dell'omicidio. Ritengo però che la perizia della dottoressa Albani abbia reso un po' inutile il nostro lavoro perché lei stessa ha detto che non si può usare.
Sei preoccupato sulla traccia 33, quella che ti è stata recentemente attribuita e che è stata trovata sulla parete destra della scala interna dove c'era il corpo di Chiara Poggi? Secondo te è quello che serve alla Procura per portarti a un eventuale processo?
Non sono preoccupato, francamente noi abbiamo già fatto una consulenza con esperti della materia. Non ci sono abbastanza punti per associarla a me. Inoltre la Procura stessa dice che non è un'impronta insanguinata quindi è già difficile ricollocarla al delitto. A me, ignorante in materia, sembra l'unico elemento su cui ancora non c'è un punto fermo. Quindi non so se possa essere questo l'assist per il rinvio a giudizio. Certo è che l'unico elemento su cui siamo ancora lì a battagliare.
Preferisci andare a processo e aspettare una sentenza oppure che venga archiviato tutto e rischiare una quarta indagine?
Paradossalmente abbiamo visto che con le archiviazioni, per un motivo o per un altro, si possono riaprire le indagini. Non è detto inoltre che dobbiamo affrontare totalmente il processo, forse solo l'udienza preliminare. Da una parte c'è l'aspetto legale, dall'altra l'aspetto emotivo sia per me che per la mia famiglia. Vedremo. Quello che arriva lo affronteremo.
Non hai la sensazione che in realtà tutto è stato riaperto per fare nuove indagini su Alberto Stasi?
Può essere. Moralmente se ci sono dubbi su elementi che non erano stati analizzati e se si ha una persona in galera da anni che dice "ma guardate che forse quella cosa lì può cambiare la mia situazione", il fatto che si vada a rivedere tutto da un lato ti dà speranza. Ovviamente da viverla fa schifo, c'è poco da dire. Moralmente posso essere contento della cosa perché mi fa piacere che la giustizia funzioni in questo modo.
Su Garlasco si è detto tutto: il suo ex avvocato ha parlato di criminalità organizzata, ci sono sospetti su un santuario, ci sono dubbi su alcuni suicidi e super testimoni. Insomma, un paese da cui scappare…perché invece siete ancora lì?
I miei parenti hanno la vita a Garlasco. Anni fa per motivi di lavoro io mi sono spostato. In realtà Garlasco non l'ho vissuta molto, ma non in conseguenza a quello che mi è successo nel 2016, ovvero la prima indagine nei miei confronti. Già da prima le mie compagnie erano fuori da Garlasco, quindi io non ho grande attaccamento al paese. Se ci fossero stati importanti giri di criminalità organizzata si sarebbe saputo già, è strano che vengano fuori adesso e prima nessuno ha mai detto nulla. Un po' esagerato.
Intervista di Giorgia Venturini e Simona Berterame