Chi ha ucciso l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo? È questa ora la domanda a cui si cerca di dare riposta in un Paese come la Repubblica Democratica del Congo dove scontri, sparatorie e rapimenti purtroppo sono frequenti e dove bande armate di varia natura imperversano senza sosta. Una risposta che difficilmente arriverà e comunque non a breve visto che i misteri e i dubbi che avvolgono l'agguato che ha colpito il convoglio diplomatico sono tanti. Secondo un comunicato della presidenza congolese l'agguato sarebbe opera di una banda di rapitori che poi avrebbero ucciso a sangue freddo tutti i presenti una volta che le guardie armate sono intervenute in zona allarmate dagli spari di avvertimento che erano serviti a fermare il convoglio senza scorta.

La sparatoria e la fuga degli assalitori

"Gli assalitori, sei di numero e muniti di cinque armi di tipo Ak47 come anche di un machete, hanno esploso tiri di avvertimento prima di obbligare gli occupanti dei veicoli a scendere e seguirli nel fitto del parco, dopo aver abbattuto uno degli autisti al fine di creare il panico" spigano dal governo del Paese africano, assicurando che le  forze armate congolesi, "si sono messe alle calcagna del nemico. A 500 metri, i rapitori hanno tirato da distanza ravvicinata sulla guardia del corpo, deceduta sul posto, e sull'ambasciatore, ferendolo all'addome". Non è chiaro però come le forze armate siano arrivate immediatamente in quella zona a 15 km da Goma e c'è chi parla addirittura di una violenta sparatoria avvenuta davanti agli ostaggi e in piena trattativa per il rilascio.

Il convoglio dell’Onu dopo l’attacco
in foto: Il convoglio dell’Onu dopo l’attacco

Le Fdlr smentiscono coinvolgimento

Non è ancora chiaro chi abbia esploso i colpi che poi si sono rivelati mortali. Secondo Il governo congolese l'autista il carabiniere Vittorio Iacovacci sarebbero morti sul colpo, l'ambasciatore Attanasio invece è morto dopo una lunga agonia e un disperato tentativo di trasporto in ospedale. Le Forze Democratiche della Liberazione del Ruanda (Fdlr), uno dei gruppi chiamati in causa, negano la responsabilità dell'attacco e "respingono categoricamente" le accuse delle autorità di Kinshasa, dichiarando "di non essere per nulla implicati" nella vicenda. A complicare le cose le stesse divide indossate dagli assalitori che, secondo alcuni testimoni, erano quelle dei ranger , uno stratagemma spesso usato dai gruppi armati della zona per creare confusione. Gli assalitori si dati alla fuga e facendo perdere le proprie tracce e l’attacco non è stato rivendicato da nessuna sigla.

Luca Attanasio prima della partenza del convoglio
in foto: Luca Attanasio prima della partenza del convoglio

Perché l'ambasciatore Attanasio era senza scorta

Resta il mistero anche su chi avesse dato il via libera a una missione senza scorta in un territorio molto pericoloso dove agguati sono all'ordine del giorno. Appena l’anno scorso nella stessa zona e sula stessa strada durante l’attacco di una milizia locale morirono 16 persone, fra cui 12 ranger del parco. Eppure il convoglio non aveva la scorta perché la strada era considerata sicura e secondo le autorità locali  le forze di sicurezza della zona non sapevano nemmeno del passaggio della delegazione. La Farnesina dal suo canto chiede un report dettagliato al Wfp e un’inchiesta Onu per chiarire su quali basi, la Rn4 fosse ritenuta sicura. Infatti era stata l’Onu, attraverso il World Food Programme "Il Programma alimentare mondiale a comunicare all’ambasciata italiana che non serviva una scorta armata.

Il carabiniere Vittorio Iacovacci
in foto: Il carabiniere Vittorio Iacovacci