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Sextortion, sono entrata nel clan dei ricatti sessuali: così gli scammer adescano i ragazzi

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Profili falsi, copioni, software e intelligenza artificiale: siamo entrati nei gruppi degli Yahoo Boys per ricostruire come nasce una truffa e come giovani vittime vengono trasformate in bersagli.

"Mi ha letteralmente detto a me piace giocare la sera con altre persone su Instagram. Poi scrive cominci tu o comincio io?". Luca ha 18 anni, vive a Roma e sta parlando con una ragazza conosciuta online, di sogni, vita, privata, progetti per il futuro. Poi arriva una richiesta, una foto intima, poco dopo la minaccia. "All’inizio ho un brivido fortissimo di paura, erano tipo le 2:30 di notte e mi dice dammi 500, subito. Poi vengo aggiunto in un gruppo dove ci sono tutti i miei cari, i miei familiari, persino mio cugino e penso, lui non può vedere questa cosa". Luca, abbiamo scelto un nome di fantasia, è finito dentro uno scam che sta crescendo rapidamente: la sextortion. Un ricatto costruito sulla vergogna e sulla paura. Una persona viene convinta a condividere materiale privato e poi minacciata: paga, oppure tutti vedranno. Ma la storia di Luca è solo un frammento di qualcosa di molto più grande.

Ho analizzato decine di casi simili e ho trovato lo stesso schema: gli stessi messaggi, le stesse strategie e gli stessi strumenti. Confrontato decine di attacchi che riportano a una precisa banda di scammer professionisti. Ho deciso di rintracciarli ed entrare nella loro rete. E quello che ho trovato non è stato solo un gruppo di criminali, ma un’industria, dove chi entra viene formato per creare la truffa perfetta. E prima di iniziare il loro addestramento, avvertono: “Noi non siamo qui per scherzare.”

Vendono manuali, profili falsi, condividono script, software, insegnano come costruire un’identità falsa. Poi parte il targeting. I bersagli? Soprattutto ragazzi giovani. Anzi più sono giovani meglio è. Nel gruppo infatti scopro che insegnano a riconoscere i minorenni, a instillare la paura e far leva sul senso di vergogna. In alcuni casi finisce con soldi persi ma questi ricatti hanno avuto conseguenze ancora più gravi, spingendo ragazzi giovanissimi a togliersi la vita.

File 01 | La storia di Luca

Non serve un computer potente, non serve un ufficio, a volte basta uno smartphone. E infatti, quando entro nel gruppo truffe dei truffatori la prima cosa che leggo è: "Basta un telefono per fare soldi veri”. Si chiamano Yahoo Boys, operano da anni in Nigeria. Il nome arriva dal passato, quando le prime grandi truffe colpivano soprattutto gli utenti di Yahoo. Nel tempo il fenomeno è cambiato. Non sono più solo email, oggi gli Yahoo Boys operano attraverso: Instagram, TikTok, Telegram, Facebook, Whatsapp. Il loro obiettivo è semplice: costruire una relazione falsa, abbastanza convincente da ottenere denaro, informazioni o immagini intime, e per farlo hanno costruito una macchina. Fatta di strumenti sempre più avanzati, strutture gerarchiche e divisione dei ruoli. La truffa segue uno schema, lo schema che mi ha permesso di partire dal racconto di Luca e arrivare fino a loro, ai loro gruppi di addestramento.

"Era sera, saranno state le 22 o le 23, quando questa persona mi scrive. Cerca di parlarmi in maniera tranquilla, di conoscermi. Si chiamava Audry, diceva di essere una ragazza di 21 anni della Norvegia.

All'inizio mi ha scritto in inglese, dicendomi: “Scusa se ti ho scritto, è che non mi segui e mi sei comparso tra i suggeriti”. Poi mi ha fatto varie domande: cosa faccio nella vita, cosa vorrei fare in futuro. Abbiamo parlato anche di quello che aveva fatto lei.

La conversazione diventava sempre più profonda. A un certo punto mi ha detto: “A me piace giocare la sera con altre persone su Instagram o sui social. Cominci tu o comincio io?”.

Io ho detto di sì perché mi sembrava una persona reale. Pensavo fosse una cosa tranquilla, divertente, qualcosa che tanto non sarebbe uscito da quella conversazione. In quel momento volevo anche sfogarmi, ero proprio debole. Perché loro sono abili anche a capire quando sei debole.

Poi ho visto che era letteralmente la stessa persona della foto e ho pensato: “Ok, questa è una persona reale, quindi posso fidarmi”. E ho cominciato a mandare le foto. Poi mi ha mandato la prima foto, diciamo, un po' più spinta, e le ho detto di cambiare social, di andare su Telegram, perché lì non si poteva vedere.

Ci siamo scambiati queste immagini, piano piano sempre più intime. Poi mi ha detto: “Ti mando questo video, aspetta un attimo, aspetta un attimo”. E subito dopo mi è comparso un messaggio.

Mi ha scritto: “Ehi, ascolta amico, ho tutti gli screenshot di tutto quello che hai fatto”.

Poi mi ha detto che bloccarla non sarebbe servito a niente e mi ha minacciato dicendo che avrebbe mandato quei nudi a delle mie amiche e alle persone a me care."

File 02 | Dentro i gruppi dello scam

Dopo aver ascoltato il racconto di Luca, ho messo insieme ogni elemento. Le chat, i tempi, le frasi, le richieste. Poi le ho confrontate con decine di casi simili. E lentamente è emerso un modello. Ovviamente non possiamo sapere con certezza se dietro la truffa di Luca ci siamo proprio gli Yahoo Boys. Ogni caso è diverso, ogni truffatore cambia dettagli, identità, strategia. Ma quando inizi a confrontare abbastanza storie gli stessi schemi tornano. A quel punto decido di fare il passo successivo. Entrare nei loro gruppi. Pensavo sarebbe stato complicato, non lo è stato. Non posso mostrare il percorso né spiegare come ci sono arrivata, perché stiamo parlando di attività illegali, ma è bastata una ricerca mirata e un invito. Il primo gruppo in cui entro su Telegram conta circa 3.000 membri. Comincio a scorrere. In alto c'è un messaggio fissato: “Tutto quello che hai bisogno è qui”. Non capisco subito.

Decido di contattare l'amministratore con un account anonimo per chiedere informazioni. Dopo pochi messaggi mi apre un'altra porta. Un gruppo più piccolo, circa 150 persone. Anche qui c’è un messaggio fissato, questa volta molto chiaro, sembra il menu di un negozio: log-in bancari, app hackerate, tutorial gratuiti per ricariche, hacking di email, tutorial gratuiti di carding, shopwithscrip. E poi leggo: "Non scrivere per questioni irrilevanti. scrivere solo se si vuole comprare. Non chiedermi come sto, parliamo subito di affari, se hai problemi di fiducia, non disturbarti nemmeno a scrivermi".

Comincio a scorrere la chat, e capisco che c’è un motivo se non è stato difficile trovare gli Yahoo Boys. Questi gruppi non servono solo a organizzare truffe, servono a vendere le truffe. O meglio gli strumenti. È un sistema che produce continuamente nuovi scammer, non sto osservando una organizzazione, ma un mercato. E infatti un utente all’interno del gruppo dice che lui ha trovato gli Yahoo Boys grazie a un video su TikTok. Faccio qualche ricerca per hashtag ed ecco che trovo video dei truffatori sulla piattaforma, clip pubblicitarie che rimandano ai canali ufficiali Telegram. Basta scrivere all’account di riferimento per ricevere un invito. Queste truffe non sono improvvisate, esistono copioni dettagliati, li scarico per capire meglio. Nella chat leggo: "Si apre un account femminile usando nomi falsi generati da siti fasulli", poi un link: "È un sito dove si possono trovare nomi di persone del paese desiderato."

Una volta creato il profilo, inizia la fase di targeting. Il bersaglio principale sono i ragazzi giovani, nei gruppi insegnano a riconoscere chi va alle medie, chi è minorenne, poi danno istruzioni su come minacciare le vittime e il linguaggio da usare. Soprattutto come convincere gli adolescenti a inviare foto intime. Non si limitano a truffare, nei gruppi trovo anche meme sulle vittime, che chiamano "clienti" e celebrano ogni truffa come un trofeo. Una delle guide è stata scritta da un utente anonimo che sostiene di aver "ricattato persone online per sette anni e di aver colpito 5.000 obiettivi". Secondo l'autore i Paesi migliori per le estorsioni online sono il Regno Unito, gli Stati Uniti e il Canada. Consiglia di puntare su adolescenti e giovani adulti. L'età media delle vittime è scesa negli ultimi anni, e infatti il sextortion è diventato anche una strategia per recuperare materiale pedopornografico.

File 03 | La truffa che diventa un business

Nei gruppi sono in vendita anche strumenti per rendere la truffa più credibile, vpn, software, database di vittime, strumenti per creare deepfake. I tool di intelligenza artificiale infatti riescono a rendere le truffe ancora più credibili, nei gruppi ho trovato servizi e abbonamenti in vendita per clonare le voci o creare videochiamate false. "Era un profilo costruito benissimo, ho pensato è una ragazza reale e quindi ho detto parliamoci, sfoghiamoci, soprattutto quella sera volevo sfogarmi perché non ero tranquillo in quel momento". La vittima poi viene intrappolata. Dopo le immagini intime arrivano le richieste di centinaia o migliaia di euro per non pubblicarle. "All’inizio ho avuto un brivido fortissimo di paura, erano tipo le 2:30 di notte. Dopo la minaccia mi ha fatto vedere degli screenshot di tutte le persone che conoscevo, tipo mio padre, mio zio, anche mio cugino di 10 anni, ha creato un gruppo e li ha aggiunti tutti e mi ha chiamato subito perché voleva mettermi pressione. Mi ha chiesto 500 euro, adesso subito". Queste operazioni raramente dipendono da una sola persona. Sono divise in ruoli, c'è chi fornisce conti bancari, chi trasferisce il denaro, chi crea identità false, chi si occupa di hackeraggio, chi vende dati di carte di credito rubate, chi sviluppa strumenti digitali per aggirare i controlli.

File 04 | Il paradosso della Nigeria

Siamo di fronte a un rete criminale organizzata, ma anche un fenomeno sociale più complesso e per capirlo dobbiamo partire da un luogo preciso: la Nigeria. Non è l'unico paese dove questo fenomeno esiste. In Costa d'Avorio ci sono i cosiddetti "brouteurs", in Ghana, invece, sono conosciuti come "Sakawa Boys". Ma allora perché la Nigeria è diventata un punto di riferimento delle frodi online? La risposta parte dalla sua dimensione. La Nigeria è il Paese più popoloso dell'Africa. Oltre 220 milioni di persone. Una popolazione giovane, in gran parte anglofona, con milioni di ragazzi cresciuti in un ambiente dove tecnologia e internet sono diventati parte della vita quotidiana. Molti di loro sono istruiti, ambiziosi e hanno una forte mentalità imprenditoriale. Ma c'è un problema. Per decenni l'economia nigeriana è stata costruita attorno al petrolio.

Una risorsa enorme. Ma oggi quel modello è in difficoltà. La crisi del settore energetico ha ridotto le opportunità disponibili, soprattutto per le nuove generazioni, e quando milioni di giovani cercano un futuro economico senza trovare abbastanza spazio nell'economia ufficiale, alcuni guardano verso alternative illegali. In Nigeria, il fenomeno è diventato così diffuso che alcune attività criminali vengono persino considerate nelle stime economiche nazionali. Ma c'è un altro elemento fondamentale. La Nigeria ha uno degli ecosistemi digitali più sviluppati del continente, internet è ovunque e questa connessione ha creato opportunità enormi. Ma ha anche aperto una porta a chi usa la tecnologia per scopi criminali. Ed è proprio questa contraddizione che rende il caso della Nigeria così complesso: un paese giovane, con enormi potenzialità digitali ma anche con pressioni economiche che hanno alimentato la crescita di nuove economie criminali.

File 05 | La paura come arma

La storia di Luca ha un lieto fine. "Quando ha iniziato a massacrarmi di chiamate ho cercato ricatti sessuali su internet e ho deciso di non pagare e andare a denunciare tutto, non volevo cedere a quel ricatto, sapevo che se ci fossi cascato una volta avrebbero continuato a chiedermi sempre più soldi". Non è sempre così.  Da settembre 2022 a marzo 2023, secondo i dati raccolti dall'Fbi, 20 minori vittime di sextortion si sono suicidati. A dicembre 2025 le famiglie di due adolescenti morti per suicidio hanno citato in giudizio Meta, accusandola di aver ignorato i casi di sextortion in aumento su Instagram. Il fenomeno è cresciuto negli ultimi anni, dopo il lockdown i casi sono aumentati esponenzialmente. Siamo di fronte però a dati incompleti visto che molto spesso le vittime, per vergogna, decidono di non denunciare.

Le vittime di sextortion che denunciano sono pochissime, hanno paura di essere giudicate, preferiscono pagare, non dire nulla, stanno al gioco del carnefice che, dopo il primo bonifico, rilancia e chiede più soldi, più foto, più favori sessuali. Quello che ho trovato in questa indagine non è una banda nascosta, ma un mercato, che funziona perché dall'altra parte dello schermo, c'è qualcuno disposto a pagare per far sparire la paura. Luca ha scelto di non farlo, ha denunciato, ma in questo momento migliaia di altre chat sono ancora aperte. Qualcuno sta scrivendo: “Posso fidarmi di te?”. E qualcun altro sa esattamente come conquistare quella fiducia, per poi usarla contro di lui.

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