L’adescamento online raramente comincia con una minaccia. Spesso prende forma lentamente, attraverso conversazioni apparentemente innocue, confidenze e attenzioni studiate per conquistare la fiducia di bambini e adolescenti. Poi, quando il legame è consolidato, possono arrivare le richieste sessuali, lo scambio di immagini intime e il ricatto. L'ho scoperto durante la mia infiltrazione nelle chat dove i predatori cacciano i minori – chi volesse recuperare l'inchiesta Ciao Sweetie la trova a questo link. Ho parlato con i predatori, seguito le dinamiche dell'adescamento, ricostruito la rete di abusi. Ma come agiscono i predatori online? Quali fragilità sfruttano? E quali conseguenze può lasciare questa esperienza, anche a distanza di anni?
Per approfondire il fenomeno e comprenderne i meccanismi psicologici, ho intervistato Robert Bergonzi, psicologo e psicoterapeuta esperto di abusi su minori. Mi ha aiutato a ricostruire le strategie utilizzate dagli adescatori, i segnali a cui prestare attenzione e le ferite che possono restare anche quando il contatto online è ormai terminato. Perché riconoscere queste dinamiche è il primo passo per proteggere i minori e permettere alle vittime di chiedere aiuto senza vergogna e senza sentirsi colpevoli.
Qual è il profilo psicologico di chi adesca minorenni online? Esiste un identikit ricorrente?
Non esiste un unico profilo psicologico. È necessario distinguere diverse categorie: ci sono giovani adulti e adulti più maturi, ma anche persone che agiscono con finalità differenti.
Alcuni cercano materiale sessuale prodotto da minori per soddisfare le proprie pulsioni; altri lo raccolgono per diffonderlo in rete, anche attraverso siti pedopornografici. Esistono poi persone, talvolta molto giovani, che utilizzano immagini intime per perseguitare o ricattare la vittima, con finalità che possono essere diverse da quella strettamente sessuale.
Un’altra categoria è costituita dagli adulti che si presentano come figure di riferimento: educatori, allenatori, consulenti o persone apparentemente competenti nell’affrontare i problemi degli adolescenti. Invece di fingersi coetanei, cercano fin dall’inizio di instaurare un rapporto di fiducia con il minore, facendo leva sul bisogno di ascolto e comprensione che può emergere durante l’adolescenza.
Perché un ragazzo o una ragazza arrivano a fidarsi di queste persone e a instaurare con loro un legame?
Perché spesso l’adescamento è un processo graduale e strutturato. Chi lo mette in atto frequenta chat e piattaforme online, individua i minori con cui entrare in contatto e cerca di comprenderne i problemi, le fragilità e le difficoltà relazionali.
Più un ragazzo racconta le proprie difficoltà, anche nei rapporti con la famiglia, più queste informazioni possono essere sfruttate per costruire un approccio mirato. In una prima fase, il contatto sembra una normale amicizia: si parla della scuola, della quotidianità, degli interessi personali.
Successivamente, la conversazione può spostarsi verso argomenti sentimentali e poi sessuali. Si arriva allo scambio di fotografie, video o altri contenuti intimi. A volte lo scambio sembra reciproco: il minore invia una propria immagine e l’adulto ne restituisce una, che però potrebbe appartenere a un’altra persona. In questo modo viene alimentata l’illusione di un rapporto autentico.
Quando il minore cerca di interrompere il rapporto, può scoprire che quel materiale viene utilizzato per minacciarlo o ricattarlo. Ciò che inizialmente sembrava un legame di fiducia diventa così uno strumento di controllo.
Quali segnali possono aiutare i genitori a capire che un figlio potrebbe essere vittima di adescamento online?
È un tema complesso, perché i segnali di disagio negli adolescenti sono spesso aspecifici e possono avere molte cause. È importante, tuttavia, prestare attenzione ai cambiamenti improvvisi nel comportamento.
Un ragazzo potrebbe diventare più riservato nell’utilizzo del telefono, nascondere le chat, utilizzare le piattaforme di notte quando prima non lo faceva oppure mostrare un crescente bisogno di isolamento. Possono comparire nervosismo, ansia, difficoltà scolastiche, disturbi del sonno o paura quando squilla il telefono.
In alcuni casi, soprattutto quando l’adulto si presenta come una figura di riferimento, possono esserci anche regali, denaro o oggetti che il minore non sa spiegare. Un nuovo telefono o altri beni ricevuti senza che i genitori ne conoscano la provenienza possono rappresentare un campanello d’allarme.
Nessuno di questi segnali, preso singolarmente, dimostra che ci sia stato un adescamento. È però importante che i genitori cerchino di capire che cosa stia succedendo, senza liquidare il disagio come una semplice fase adolescenziale.
Quanto è difficile per le vittime raccontare quello che è successo?
Molto. Una parte consistente dei minori coinvolti non racconta l’accaduto alla famiglia, neppure quando viene interrogata direttamente. Per questo i casi conosciuti rappresentano soltanto una parte del fenomeno. Ancora meno numerose possono essere le denunce, anche a causa della vergogna e della paura delle conseguenze.
Questa difficoltà è legata anche al senso di colpa. Nei rapporti predatori, l’adulto può far credere al minore che tra loro esistesse un’amicizia autentica, che lo scambio di immagini fosse reciproco o che il ragazzo avesse partecipato volontariamente.
La vittima può quindi arrivare a pensare: «È anche colpa mia». Si vergogna, teme il giudizio degli altri e cerca di nascondere ciò che è accaduto. È proprio questo meccanismo che può rendere ancora più difficile chiedere aiuto e interrompere il ricatto.
Quali conseguenze psicologiche può provocare l’adescamento online?
Anche quando il contatto rimane esclusivamente online, le conseguenze possono essere importanti, soprattutto se l’adescamento si accompagna a minacce e ricatti prolungati. Nel breve periodo possono comparire ansia, insonnia, incubi, paura, difficoltà a rilassarsi e tendenza a isolarsi. Nei casi più gravi possono manifestarsi sintomi riconducibili a una risposta traumatica, con ripercussioni sulla vita quotidiana e sulle relazioni sociali.
Nel lungo periodo possono emergere una perdita di fiducia negli adulti, una riduzione dell’autostima, forme depressive e difficoltà nei rapporti affettivi. Non sempre questi problemi vengono collegati all’esperienza vissuta: a distanza di anni, la vittima potrebbe continuare a subirne gli effetti senza riconoscerne l’origine.
L’esperienza può condizionare anche il modo in cui la persona vive la propria sessualità da adulta. In alcuni casi possono svilupparsi comportamenti relazionali rischiosi o la tendenza a instaurare rapporti tossici; in altri, può prevalere il ritiro dalla vita affettiva e sociale.
Tornando al profilo dei predatori. Durante l'infiltrazione, mi è capitato di incontrare persone che, credendo di star parlando con un 13enne, mi hanno chiesto di coinvolgere mia sorella più piccola in atti sessuali e di descrivere loro cosa stavo facendo. Che cosa rivela un comportamento del genere?
Potrebbe trattarsi di un predatore interessato a ottenere materiale sessuale da raccogliere e successivamente diffondere in rete. Le richieste possono assumere forme diverse: dall’autoerotismo imposto o sollecitato al coinvolgimento di altri minori, fino a tentativi di dirigere vere e proprie scene sessuali, come se l’adulto stesse organizzando la produzione di un video.
In questi casi è importante comprendere che non siamo di fronte a una semplice conversazione inappropriata, ma a condotte che possono configurare forme gravi di sfruttamento e abuso. Il materiale prodotto può essere conservato, condiviso o venduto attraverso circuiti online.
In altri casi, invece, gli adulti chiedevano semplicemente di collegarsi in videochiamata. La presunta ragazzina poteva anche tenere la telecamera spenta, mentre loro si masturbavano davanti allo schermo.
Si tratta di un’altra modalità di comportamento, riconducibile a persone che cercano di soddisfare le proprie pulsioni sessuali attraverso il coinvolgimento di un minore, anche quando non sembrano perseguire un obiettivo di ricatto o di diffusione del materiale.
Il fatto che non ci sia necessariamente una richiesta di fotografie o una minaccia successiva non significa che non venga provocato un danno. Il minore viene coinvolto in una situazione sessuale inappropriata, che può essere destabilizzante e avere conseguenze psicologiche. Occorre quindi distinguere le diverse modalità operative senza minimizzare la gravità di nessuna di esse.
Mi è capitato anche di incontrare persone che promettevano regali costosi, come un iPhone, o proponevano di andare insieme a fare shopping. Quanto è importante questo meccanismo?
È una modalità coerente con il tentativo di conquistare la fiducia del minore e creare un rapporto di dipendenza o di riconoscenza. Il regalo può diventare uno strumento per ottenere qualcosa in cambio, anche se la richiesta non viene formulata immediatamente. L’incontro viene presentato come un’occasione piacevole, mentre le reali intenzioni possono emergere soltanto in seguito.
Per i genitori, trovare in casa un telefono nuovo, denaro o altri oggetti di cui non conoscono la provenienza può essere un elemento da approfondire. È importante non fermarsi all'oggetto in sé, ma cercare di capire se dietro ci sia una relazione tenuta nascosta e perché il ragazzo senta il bisogno di nasconderla.
Quanto è diffuso il fenomeno e quali fasce d’età sono maggiormente esposte?
Consultando alcuni dati statistici sul fenomeno, ho riscontrato che la fascia tra i 10 e i 13 anni risulta particolarmente esposta ai tentativi di adescamento. Si tratta di un'età in cui i minori possono essere ancora poco attrezzati per riconoscere le intenzioni manipolatorie di un adulto, soprattutto quando queste si presentano sotto forma di amicizia, ascolto o attenzione.
Le statistiche internazionali restituiscono un quadro preoccupante, con un numero elevato di minori che riferiscono di aver ricevuto approcci sessuali indesiderati o di essere stati esposti a tentativi di adescamento online.
Il punto fondamentale è che non si tratta di un fenomeno circoscritto a un particolare ambiente sociale. Può coinvolgere minori e famiglie di contesti molto diversi e richiede quindi attenzione, informazione e strumenti adeguati di prevenzione.
Qual è, in definitiva, il messaggio più importante da trasmettere alle famiglie?
È fondamentale non sottovalutare il fenomeno. L'adescamento online può provocare danni importanti. I genitori devono prestare attenzione ai cambiamenti comportamentali, mantenere aperto il dialogo e cercare di creare un ambiente in cui il figlio possa raccontare anche le esperienze di cui si vergogna o che teme possano provocare una reazione negativa.
Quando emergono segnali di disagio, la priorità non deve essere quella di rimproverare il minore per ciò che ha fatto o per le immagini che ha inviato, ma capire che cosa sia successo e aiutarlo a uscire dalla situazione. La vergogna e il senso di colpa sono già parte del problema: aggiungere il giudizio rischia di rendere ancora più difficile chiedere aiuto.
È importante ricordare che la responsabilità delle condotte predatorie appartiene a chi le mette in atto. Informazione, ascolto e intervento tempestivo sono strumenti essenziali per proteggere i minori e limitare le conseguenze di queste esperienze.