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“Ciao, Sweetie”: mi sono finta una bambina di 13 anni e sono entrata nelle chat dove i predatori cacciano

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Secondo la Internet Watch Foundation (IWF) solo nel 2025 sono state confermate oltre 311.000 segnalazioni con materiale di abusi sessuale sui minori. Parliamo di un oceano di video e immagini, documenti che non si nascondono solo nel dark web. Sono entrata nelle chat dove si muovono queste predatori e ho finto di avere 13 anni: nel giro di pochi minuti si sono aperte 30 conversazioni.

In questo momento sono seduta davanti al pc. Sta suonando, c'è una videochiamata in arrivo. L'uomo che l'ha appena fatta partire dice di chiamarsi Mirco, ha 42 anni e pensa che dall'altra parte dello schermo ci sia una ragazzina di 13 anni. "Perché non rispondi?" scrive in chat. "Ti sto chiamando", insiste. "Ho tanta voglia di vederti". Spengo la cam e accetto la chiamata. Sullo schermo compare un uomo seduto con una thirt leggermente alzata. Non porta i pantaloni, il viso è tagliato, vedo solo un po' di barba che spunta dal bordo alto della telecamera. "Hai accettato alla fine cucciola", dice. "Ti va di giocare un po'?".

Per capire come sono arrivata a questo punto dobbiamo fare un passo indietro e partire da una piattaforma. Una piattaforma che all'apparenza è come tante altre, promette di far incontrare persone, nuovi amici, per chattare, giocare online. Per entrare basta un nickname, un nome. Nessun documento, nessun controllo dell'età. I messaggi all’inizio sono banali: come stai? come ti chiami? Ma quasi tutti vogliono sapere quanti anni ho.

File 01 | L'adescamento

Tutto inizia con un nickname, un nome e un numero, che di solito indica l’età, basta questo per entrare sulla piattaforma. Non servono documenti, non c’è un controllo dell’età, clicchi su entra e puoi parlare con chiunque. La promessa è semplice, incontra nuovi amici, fai nuove conoscenze, quello che però ho trovato lì dentro è molto diverso. Solo una premess: non dirò il nome di questa piattaforma per non fare pubblicità. Ci siamo messi a disposizione della Polizia Postale, affinché possano essere svolti gli opportuni accertamenti e valutati i provvedimenti del caso. Ma torniamo alla chat. Ci arrivo grazie a una segnalazione, la apro e scelgo un nickname e metto un numero, 13. Appena iscritta comincia ad arrivarmi uno, due, tre, messaggi. In meno di mezz’ora ho circa 30 chat aperte. Io non ho mai iniziato una conversazione ho sempre aspettato che fosse l’altra persona a contattarmi.

Molti sono ragazzi o ragazze giovani, 14, 15, 16 anni. Mi scrivono che hanno conosciuto il sito per passaparola, perché ne ha parlato un amico, uno youtuber o hanno trovato il link nei forum. “E un modo come un altro per conoscere nuove persone, è divertente”, mi dice una ragazza in chat. Nella chat, però, cominciano anche a scrivermi uomini, molto più grandi. Uno ha 30 anni, un altro dice di averne50, poi 70, un altro ancora 60. Come dicevo le chat cominciano più o meno tutte nello stesso modo. “Ciao, come stai?”. Poi, dopo poco:  “Hai 13 anni?”. Me lo chiedono quasi tutti, perché è esattamente quello che cercano. 

Non tutti partono subito con richieste esplicite. Molti cominciano con domande banali, cosa ti piace, quali sono i tuoi hobby. Con un utente comincio a parlare di musica, dischi concerti. Mi ascolta, mi chiede, commenta, consiglia qualche album.  Alcuni fanno complimenti. Altri cercano interessi comuni. Altri ancora assumono il ruolo di un adulto affidabile. Poi arriva una domanda: sono troppo grande per te? Ti va se ci scriviamo un po'? Possiamo essere amici se vuoi.  Cominciano a chiedermi di descrivermi, a fare domande mirate, “come sei” “di che colore hai i capelli” “sei magra?”. Ed è qui che inizio a intravedere uno schema, ma in questo momento i predatori non hanno ancora attaccato, stanno sondando il terreno e devono mettere ancora un vincolo: la segretezza. 

File 02 | Il segreto

Un utente mi scrive “sei sola o c’è mamma?". Poi un suggerimento: “Non dire nulla". "Fai in modo che sia il nostro piccolo segreto". "Loro non capiscono". "Facciamo i birichini dai segreto tra noi nessuno lo saprà". E il primo confine è messo. Queste domande cambiano completamente la conversazione. Non vogliono più soltanto sapere chi sono, vogliono sapere dove sono, se sono sola, se qualcuno sa che sto parlando con loro. E soprattutto se possono parlare con me senza che un adulto lo sappia. A quel punto il secondo passaggio arriva velocemente. Questi sono alcuni dei messaggi che ho ricevuto: "Andiamo più a fondo?". "Mi dici qualcosa di più intimo?". "Ti piace toccarti? l’hai mai fatto".  "Lo fai con le tue amiche?". "Hai già le t*ttine oppure no?". "Chissà che carine le tue mutandine, sono rosa?".

Un uomo di 70 anni mi dice che posso confidargli tutti i miei desideri sessuali da adolescente, che "posso confidarmi con il nonno".  Un altro utente con cui parlo da giorni vuole "guidarmi" nella mia prima masturbazione: "Hai la patatina fuori?" chiede, "prova a toccarla e quando te lo dico ci metti il ditino dentro". E ancora: "Non ti va di avere un amico più esperto che ti aiuti?".

Un uomo di 60 anni, invece, mi dice di andare da mia sorella di 9 anni e iniziare a toccarla. Gli rispondo che non voglio, che lei piange. "La devi convincere, accarezzala, abbassale le mutandine, allargale le cosce, massaggiala piano e dille buona. Raccontami tutto e fai delle foto così poi me le invii". A questo punto la conversazione non ha più nulla a che vedere con la promessa iniziale della piattaforma. La chat è diventata uno strumento per portare una ragazzina, passo dopo passo, in una conversazione sessuale e soprattutto a uno scambio di materiale sessuale.  E quando la risposta è no, spesso il dialogo continua.

File 03 | Il rifiuto

A un utente dico che sono spaventata. Che credo sia sbagliato, che è troppo grande. Lui dice: “Mi renderebbe tanto felice e che è solo una chat”. Un altro mi scrive “vorrei che mi toccasse la tua manina”. Non rispondo. “Ci sei??”, continua.  Inizio a rifiutare le richieste. A non rispondere più. E osservo cosa succede. Quando faccio resistenza diventano insistenti, quando smetto di rispondere cominciano a chiedere perché sono sparita, cosa sto facendo, a scrivermi con insistenza, a dire che gli manco, che sono cattiva, che non gli voglio più bene. Un utente più volte mi prega di inviare una foto, molti continuano a inviarmi immagini e video espliciti. Una violenza continua. Poi arriva un messaggio: "Vuoi dei soldi? Ti porto in hotel".  Qui compare un altro elemento. Quando la confidenza non basta, entrano in gioco altri strumenti: regali, soldi, promesse.

Un altro vuole farmi un regalo: "Possiamo vederci e fare un po' di shopping, ti compro i vestitini che vuoi". E quando gli chiedo cosa vuole in cambio, la risposta è: "Vediamo, magari un po' di coccole." In un'altra conversazione la promessa è un telefono nuovo, mi chiede quale modello mi piace, mi dice che me lo compra e che dobbiamo vederci così può darmelo. I soldi, i regali, possono essere un modo per convincere a mandare foto intime o per spostare la conversazione fuori da quella chat e convincere a vedersi fuori a incontrarsi.  A questo punto pensavo di aver visto abbastanza, ma c’è un altro elemento che scopro essere ancora più disturbante. La videochat. Perché non vogliono solo parlare, vogliono vedermi o mostrarsi in tempo reale.

File 04 | Fatti vedere

Un utente mi chiede una foto. Dico no, allora mi dice, “hai mai visto un uomo masturbarsi o sei troppo piccolina?” Gli dico che mi sento a disagio e allora lui risponde “ti mando una foto”, la foto arriva, la apro e c’è lui in slip con un’erezione. Poi mi dice “ora mandane una tu, anche solo del viso, chissà come sei bella”, non rispondo “Ti penso, facciamo una video chiamata” ed ecco che suona il pc.

"Ciao, ti sei connessa finalmente". Mi saluta, commenta la mia voce, mi fa qualche domanda. Mi dice che gli piacciono le ragazze molto giovani. Mi chiede che scuola faccio e continua a chiamarmi "cucciola". La conversazione però cambia velocemente. Prima vuole una mia foto, poi mi dice che gli piacerei, poi mi chiede se vorrei vederlo. A quel punto la richiesta diventa esplicita. Non vuole più soltanto parlare con me. Vuole mostrarsi. Si alza in mezzo alla stanza e abbassa le mutande. Chiudo la chiamata.  Poco dopo ne arriva un'altra. Dall'altra parte c'è un uomo adulto. È sdraiato sul letto ed è nudo. La prima domanda è: "Cosa ti va di vedere?" Poi insiste. Mi chiede se voglio che abbassi la telecamera. Se voglio vedere altro. E infine se voglio che si tolga lo slip.

Dentro le chat scopro anche che c’è chi caccia ragazze giovanissime per altri scopi.  Un uomo in chat, infatti, mi racconta che lui organizza feste "sono bellissime, ci sono uomini e donne molto ricchi, ragazzine co te sono molto ricercate, posso pagarti bene". Alcuni uomini cercano la masturbazione semi-pubblica è il massimo a cui si spingono. Altri usano la chat per convincere i bambine e le ragazzine a compiere atti sessuali, esporli alla pornografia o persino incontrarli nella vita reale. Ma queste chat sono anche un modo per recuperare immagini di abuso sessuale di minori da rivedere nei circuito. 

File 05 | Dentro la rete

Per capire come funziona questa rete ho contattato Brunella Greco esperta di tutela dei minori online di Save the Children. "Spesso gli abusanti non agiscono da soli, sono riuniti in comunità, condividono dei manuali sulle tecniche di manipolazione, oppure condividono consigli su dove trovare un contatto. È sicuramente un bacino di contenuti altamente violenti che viene condiviso in queste comunità o nei circuiti di diffusione di questo tipo di materiale." Ho deciso di seguire questi materiali e sono finita in un ecosistema ancora più grande.  Fino a questo momento abbiamo osservato questi uomini considerandoli come dei singoli, uno dopo l'altro, dentro una chat. Ma alcuni abusanti possono inserirsi in comunità dove le informazioni vengono condivise.

Lo dimostra anche un caso recente, l'operazione Fly Trap. Il 17 settembre 2026 sono state annunciate 17 misure cautelari nell'ambito di un'indagine su una rete transnazionale. Secondo la ricostruzione degli investigatori si tratta di reti organizzate per raccogliere, condividere e scambiare materiale di abuso sessuale su minori. C'erano ruoli, regole e canali riservati. Non più singoli utenti, ma una comunità organizzata intorno alla circolazione del materiale.

Spiega Brunella Greco: "I processi di adescamento servono non solo all’abuso live streaming alla relazione o a possibili incontri fisici, ma anche alla creazione di materiale, ci può essere dietro un abusante, ma anche una criminalità organizzata. È un problema davvero grande, centinaia di milioni di immagini a livello internazionale che riguardano maggiormente le ragazze e le bambine". E ancora: "Il materiale viaggia anche attraverso circuiti e ambienti più criptati e meno accessibili e in questi ambienti ci sono anche server allocati non necessariamente in Italia, anzi nella maggior parte dei casi si utilizzano server in paesi dove la legislazione consente maggiore libertà. Parliamo di centinaia di milioni di immagini che vengono prodotte, veicolate, scaricate e fruite".

Quando si parla di questo fenomeno, si pensa immediatamente al dark web. Ma sarebbe un errore pensare che tutto accada lì. Secondo i dati raccolti dall'Internet Watch Foundation (IWF), nel 2025 sono state confermate oltre 311.000 segnalazioni contenenti o che conducevano a materiale di abusi sessuale su minori e oltre 317.000 nuove immagini e video sono stati aggiunti al loro database.

E già nel 2022, secondo un report di WeProtect, il 90% degli URL individuati dall'IWF che mostravano materiale di questo tipo si trovava su servizi di hosting di immagini accessibili pubblicamente. Quindi non esiste un unico luogo. Esistono tanti ambienti diversi. Il materiale può passare dall'uno all'altro e, come abbiamo visto, l’adescamento può accadere in quella che sembra una semplice chat per incontrarsi, trovare nuovi amici, persone con cui giocare online. "C’è anche un tema di accessibilità di educazione, di spirito critico e anche di responsabilità delle piattaforme per trovare modi, e tecnologicamente sono possibili per rispettare il diritto alla privacy e non consentire tale circolazione".

A questo punto ho capito cosa succede all'interno di queste piattaforme, come avviene l’adescamento, fino a che punto si spinge. Rimangono però aperte ancora due domande. La prima è come arrivano i minori in queste chat, la seconda è chi sono davvero questi predatori sessuali e chi si nasconde dietro a un nickname. Ed è proprio da queste due domande che partirà la seconda parte di questa inchiesta.

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