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Dopo le real doll arrivano le fidanzate robot: cosa succede quando una macchina impara ad amare qualcuno

Da UBTech alle sex doll personalizzate, corpi, voci e personalità sintetiche stanno costruendo un mercato dove la compagnia diventa un prodotto. Ma cosa resta di una relazione senza reciprocità?
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Ieri sera, mentre scorrevo la rassegna stampa sul divano, mi sono fermata su un'intervista a Zhou Jian pubblicata su LatePost, giornale cinese. Jian è il fondatore e amministratore delegato di UBTech Robotics, una delle aziende che stanno lavorando allo sviluppo dei robot umanoidi, e nell'articolo presenta il nuovo modello dell'azienda: U1, il primo robot umanoide a grandezza naturale progettato per la compagnia emotiva. Durante l'intervista racconta: "La prossima generazione potrebbe innamorarsi dei robot umanoidi". Il lancio arriva pochi giorni dopo l'inchiesta che ho realizzato sulle sex doll a immagine a somiglianza di persone reali pubblicata su Fanpage.it.

Più che il tempismo, a colpirmi è il fatto che il progetto di UBTech sembri quasi una risposta alla domanda che chiudeva quell'inchiesta: cosa succederà quando a un corpo artificiale verrà aggiunta un'intelligenza capace di parlare, ricordare e simulare una personalità? I robot di UBTech non sono ancora partner artificiali, ma rappresentano un passaggio verso una tecnologia che prova a occupare uno spazio finora esclusivamente umano: quello della relazione. Ma andiamo più a fondo.

Bambole da compagnia

C'è un settore in espansione che punta a trasformare i robot in compagni capaci di conversare, fare compagnia, capaci di amare. Dietro questa visione c'è una strategia molto più ampia: creare il più grande ecosistema mondiale dedicato all'intelligenza artificiale incarnata, quella in cui gli algoritmi non vivono soltanto dentro uno schermo, ma si muovono all'interno di un corpo fisico. L'ultima dimostrazione arriva da Shenzhen, dove UBTech ha aperto le prevendite del suo nuovo modello U1.

Il dispositivo viene proposto in due versioni: una maschile, alta 183 centimetri e del peso di 42 chilogrammi, e una femminile, alta 168 centimetri per circa 35 chilogrammi. Entrambe sono destinate esclusivamente a clienti adulti e possono essere personalizzate nell'aspetto.

Per prenotarlo è sufficiente versare un deposito rimborsabile di 3.000 yuan, poco meno di 400 euro, mentre il prezzo definitivo non è ancora stato comunicato. Nei primi giorni di prevendita sono arrivate migliaia di prenotazioni, segnale di un interesse che va ben oltre la semplice curiosità tecnologica.

Dal punto di vista tecnico, il robot integra 88 gradi di libertà nei movimenti, connessione Wi-Fi, memoria crittografata e un sistema di intelligenza artificiale progettato per riconoscere il contesto delle conversazioni e simulare un'interazione empatica. L'autonomia dichiarata varia tra due e quattro ore, un limite ancora significativo per un utilizzo domestico continuativo, ma sufficiente a mostrare la direzione intrapresa dall'industria. L'obiettivo, infatti, non è costruire soltanto una macchina capace di eseguire ordini. UBTech parla apertamente di "compagnia emotiva": un robot con cui guardare un film, giocare ai videogiochi, conversare o semplicemente condividere il tempo libero.

La solitudine diventa un mercato

Sui social cinesi molti utenti hanno definito il robot "il più realistico mai visto", mentre altri hanno espresso inquietudine davanti alla possibilità che una relazione artificiale possa sostituire quelle umane. Dietro queste reazioni c'è però una trasformazione demografica che riguarda non solo la Cina. L'invecchiamento della popolazione, l'aumento delle persone che vivono sole, il calo della natalità e la crescente familiarità con assistenti virtuali e chatbot stanno creando un nuovo mercato per dispositivi pensati non soltanto per svolgere compiti pratici, ma anche per offrire compagnia.

La questione apre inevitabilmente interrogativi etici. Un robot destinato alla sfera privata raccoglie enormi quantità di dati: conversazioni, abitudini domestiche, preferenze personali e informazioni biometriche. La gestione di questi dati, così come il rischio di creare dipendenza emotiva verso sistemi basati sull'intelligenza artificiale, rappresentano alcune delle principali sfide. Ma ancora prima, cosa succede quando l'evoluzione tecnologica permette di creare compagni digitali fisici, e soprattutto compagni digitali su misura a immagine e somiglianza di persone reali?

La copia di una persona

Nella precedente inchiesta sulle sex doll personalizzate avevo provato a capire quanto fosse facile creare un corpo artificiale simile a una persona reale e ho scoperto che bastavano alcune fotografie. Le aziende che ho contattato promettevano di riprodurre volto, capelli, caratteristiche fisiche e dettagli personali. Il limite non sembrava essere tanto tecnologico, quanto etico.

Il problema infatti non è solo costruire un oggetto realistico, ma capire cosa accade quando quell'oggetto rappresenta qualcuno che non ha mai dato il proprio consenso. Con l'intelligenza artificiale il confine potrebbe diventare ancora più sottile. Perché un corpo può imitare un aspetto. Ma una voce, una memoria e una personalità simulata possono dare l'impressione di avere davanti una persona.

Immaginiamo un futuro in cui sia possibile caricare fotografie, video, messaggi, registrazioni vocali e informazioni prese dai social network per creare un compagno artificiale che abbia il volto, la voce e il modo di parlare di qualcuno. Non sarebbe più soltanto una copia del corpo. Sarebbe una copia della presenza.

Il nuovo confine umano

Per ora stiamo solo unendo i punti. Non esiste ancora il clone perfetto di una persona reale. Dico ancora perché come abbiamo visto ci sono già sex doll su misura e aziende come UBTech Robotics che stanno già presentando prototipi ultrarealistici. È un mercato che solleva interrogativi su consenso, privacy e sulla natura umana delle relazioni. Che tipo di rapporto costruiamo con un essere progettato per adattarsi completamente a noi? Un partner artificiale non ha bisogni propri, non si stanca, non cambia idea, non decide di andarsene. È progettato per rispondere alle nostre aspettative.

Il rischio è che queste tecnologie non simulino semplicemente una relazione, ma una relazione privata di una delle sue caratteristiche fondamentali: la reciprocità. Le relazioni umane funzionano anche perché l'altra persona è autonoma. Può sorprenderci, contraddirci, rifiutarci. Un compagno artificiale invece potrebbe essere progettato per eliminare tutto ciò che rende difficile una relazione reale. La promessa commerciale è semplice: avere qualcuno sempre disponibile.

Tirando le fila, il futuro robot umanoidi è ancora fatto di prototipi, limiti tecnici e grandi promesse. U1 di UBTech non è una persona artificiale e non è un partner. Ma osservando insieme il mercato delle sex doll personalizzate, le AI companion e i nuovi robot umanoidi emerge una traiettoria comune.

Prima abbiamo costruito corpi che sembravano umani, poi abbiamo dato loro una voce, ora stiamo provando a dare loro una personalità. La domanda non è più soltanto se riusciremo a creare macchine sempre più simili a noi. La domanda è cosa succederà quando saremo noi a iniziare a trattarle come se lo fossero.

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