Perché la gentilezza è ciò di cui i bambini hanno davvero bisogno in vacanza: “L’estate non è così spensierata”

Con la fine della scuola, l’estate si apre come un tempo di sole, giochi e promesse di libertà. Ma per tante famiglie, non è solo spensieratezza: la lunga pausa estiva porta anche incertezze, cambi di abitudini e talvolta ansia, soprattutto dopo gli strascichi di una pandemia che continua tutt'ora a riverberare i suoi effetti sulla crescita dei ragazzi. I genitori si trovano pertanto a dover gestire non solo la logistica di giornate più lunghe e impegnative – soprattutto per chi lavora e non sa a chi affidare i figliche non possono ancora stare soli– ma anche le emozioni dei piccoli, i quali possono sentirsi spaesati o agitati da simili sconvolgimenti della routine. Ecco perché, secondo l’esperta di sviluppo infantile Amina Yousaf, ricercatrice presso l'università canadese di Guelph-Humber, la vera risorsa di cui hanno bisogno i bambini in estate è la gentilezza, intesa come un mix benefico cura, ascolto e supporto emotivo.
Non solo vacanza: la transizione che può creare insicurezza
Per molti bambini, scrive Yousaf in un articolo recentemente comparso sul sito The Conversation, la fine dell’anno scolastico porta un mix di entusiasmo e disorientamento. Se infatti l'assenza di lezioni e – almeno per chi può permettersele – la prospettiva delle vacanze può rallegrare ed eccitare i piccoli, l'estate porta in dote anche alcuni elementi insidiosi che sarebbe bene non sottovalutare: la routine del resto dell'anno salta, mancano i ritmi prevedibili delle lezioni e anche gli incontri con i compagni e gli amici possono farsi più rari. Una situazione che, ricorda l'esperta, può essere ulteriormente aggravata dalle cicatrici lasciate in eredità dal periodo pandemico e che, come dimostrato da diversi studi, ancora oggi comportano ritardi significativi in comunicazione, interazione sociale e gestione delle emozioni in molti soggetti in età prescolare.

La gentilezza come ancora di salvataggio
In questo contesto, la gentilezza non deve essere dunque intesa come un concetto astratto o un lusso, ma un vero e proprio strumento di crescita emotiva. Yousaf spiega che "la gentilezza non è solo educazione o cortesia: è la base per sviluppare empatia e relazioni solide". Costruire un clima di fiducia in famiglia aiuta i bambini a sentirsi più sicuri, a regolare le proprie emozioni e a sviluppare resilienza, cioè la capacità di affrontare i cambiamenti senza esserne sopraffatti.
Anche la ricerca conferma il valore di questo approccio. Uno studio su bambini tra i 9 e i 12 anni ha dimostrato che i programmi strutturati di apprendimento socio-emotivo a scuola migliorano benessere, relazioni tra pari e felicità complessiva. Ma non basta la scuola: per funzionare davvero, questi insegnamenti devono essere rinforzati a casa, con gesti di ascolto e comprensione.

Piccoli gesti che fanno la differenza
Come si traduce la gentilezza nella vita quotidiana? Non serve avere risposte perfette o programmi estivi impeccabili. Basta scegliere un approccio empatico e coerente soprattutto in un periodo dell'anno – quello delle vacanze estive – che contrariamente a ciò che molti adulti pensano può rivelarsi una significativa fonte di stress per un bambino. Un tono di voce calmo, la pazienza nell’ascolto, risposte rassicuranti come "Va bene sentirsi un po’ insicuri" aiutano a far sentire i bambini compresi e al sicuro. Non si tratta di "coccolare" o proteggere eccessivamente i figli, ma di dare loro la sicurezza emotiva necessaria per affrontare il cambiamento. In ambienti che sostengono le emozioni, i bambini imparano a gestire la frustrazione, a dare un nome ai propri sentimenti e a costruire legami significativi.
A tal proposito, Yousaf propone anche cinque consigli pratici, basati su studi scientifici, per aiutare i genitori a sostenere i figli con gentilezza durante l’estate:
- Mantenere routine prevedibili: anche se l’estate è più rilassata, orari regolari per i pasti, il riposo e il gioco danno ai bambini un senso di stabilità. Le routine riducono i comportamenti problematici in periodi di cambiamento.
- Dare un nome alle emozioni: aiutare i bambini a riconoscere e verbalizzare ciò che provano favorisce lo sviluppo cerebrale e la regolazione emotiva. Frasi come "Sembri arrabbiato" o "Vuoi raccontarmi perché sei triste?" aprono al dialogo e invitano i piccoli ad aprirsi.
- Offrire scelte adeguate all’età: dare opzioni semplici aiuta i bambini a sentirsi autonomi e riduce i conflitti. Una ricerca del 2020 ha collegato questa pratica a migliori esiti emotivi.
- Praticare la co-regolazione: i bambini imparano osservando. Restare calmi, respirare profondamente, usare un tono dolce insegna loro come gestire i momenti di rabbia o paura.
- Valorizzare gioco e connessione: il gioco libero stimola creatività e resilienza, ed è cruciale dopo periodi di stress prolungato. Anche piccoli gesti, come un abbraccio o il semplice stare insieme in silenzio, comunicano disponibilità emotiva.

Un’estate di cura, non di perfezione
Infine, Yousaf invita a non caricare i genitori di pressioni inutili: non serve organizzare l’estate perfetta o eliminare del tutto le difficoltà. "Quello di cui i bambini hanno davvero bisogno è sentirsi emotivamente al sicuro", ricorda. La gentilezza non risolve tutti i problemi, ma è un’ancora preziosa nei momenti di incertezza. E può diventare la base di una vera ripresa collettiva, fatta di ascolto, empatia e piccole attenzioni quotidiane.