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Perché i figli minori passano più tempo davanti agli schermi: la spiegazione della scienza

Una ricerca australiana rivela che i figli minori usano smartphone e tablet fino al 10% in più dei primogeniti. Per gli esperti le cause sono riconducibili a regole più flessibili e meno tempo dedicato ad attività “di qualità”, un mix che rischia di penalizzare lo sviluppo cognitivo dei più piccoli.
A cura di Niccolò De Rosa
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Essere il primogenito o arrivare dopo non è solo una questione di dinamiche familiari o di ruoli simbolici. Da tempo la ricerca mostra che l'ordine di nascita è associato ad alcune caratteristiche caratteriali, nonché a differenze negli esiti scolastici e professionali. I primogeniti, in media, ottengono infatti risultati migliori a scuola e hanno maggiori probabilità di raggiungere posizioni di vertice nel lavoro. Ma quali sono i meccanismi concreti che producono queste differenze? Un nuovo studio prova a rispondere guardando a un aspetto spesso sottovalutato, ossia come i bambini trascorrono il loro tempo. E i risultati ottenuti hanno mostrato come i figli minori tendano a usare tablet e smartphone molto più che i loro fratelli e sorelle maggiori.

Diari quotidiani per capire come crescono i bambini

La ricerca, pubblicata a inizio febbraio sul Journal of Economic Behavior & Organization ha analizzato i diari giornalieri di circa 5.500 bambini australiani tra i 2 e i 15 anni, raccolti nell’ambito del Longitudinal Study of Australian Children. Si tratta di una montagna di resoconti dettagliati di come i giovani passano le proprie giornate, dalla sveglia alla sera, indicando non solo le attività svolte, ma anche se queste avvengono con i genitori o in autonomia. Le attività sono state suddivise in cinque grandi categorie: sonno, tempo scolastico, attività di arricchimento, uso degli schermi e attività fisica. Le attività di arricchimento comprendono tutto ciò che stimola lo sviluppo cognitivo fuori dalla scuola, come leggere, fare i compiti, suonare uno strumento o giocare a giochi da tavolo.

Più schermi, meno attività educative

Il confronto ha riguardato bambini nati nello stesso anno, che vivono in contesti simili per quartiere e livello socioeconomico, all’interno di famiglie con due o tre figli. I dati hanno rivelato che i figli nati dopo il primogenito passano mediamente più tempo davanti agli schermi e impiegano meno ore nelle cosiddette attività di arricchimento.

In concreto, i secondogeniti trascorrono in media nove minuti in più al giorno con tablet, smartphone o televisione, mentre per i terzogeniti l'aumento sale a 14 minuti. Può sembrare poco, ma equivale a un incremento del 7-10% del tempo di schermo giornaliero, che su base settimanale si traduce in una o un’ora e mezza in più. Questo tempo viene sottratto soprattutto alle attività educative. I figli più piccoli sembrano dedicare ogni giorno dagli 11 ai 18 minuti in meno a lettura, studio o altre attività formative, una riduzione che può arrivare al 20% rispetto ai primogeniti.

L'effetto cresce con l'età

Non emergono invece differenze significative nel tempo dedicato al sonno, alla scuola o all’attività fisica. L’effetto dell’ordine di nascita si concentra soprattutto su ciò che accade nel tempo libero. Ed è particolarmente evidente nella fascia tra i 10 e i 14 anni, un periodo cruciale per lo sviluppo delle competenze cognitive e per la costruzione delle abitudini quotidiane.

Per verificare se si trattasse di un fenomeno legato al contesto australiano, i ricercatori Danusha Jayawardana e Nicole Black, della Monash University, e Gawain Heckley, della Lund University, hanno replicato l'analisi utilizzando diari simili ma raccolti negli Stati Uniti. I risultati sono stati sorprendentemente simili.

Non solo meno tempo dei genitori

Le differenze tra fratelli e sorelle vengono spesso spiegate con il diverso approccio che i genitori maturerebbero nel corso del tempo. È abbastanza intuitivo constatare come con l'aumentare del numero dei figli, l'attenzione e le energie da dedicare a ciascuno vadano irrimediabilmente a diminuire e in effetti lo studio sembra confermare in parte questa ipotesi: i figli nati dopo il primo trascorrono davvero meno tempo in attività di arricchimento insieme ai genitori.

Ma questo non basta a spiegare tutto. Analizzando nel dettaglio i diari giornalieri, i ricercatori hanno osservato che circa metà della differenza nel tempo dedicato alle attività di arricchimento non dipende dal fatto che i genitori siano meno presenti, ma da come i bambini più piccoli utilizzano il tempo quando sono soli. In altre parole, non è solo una questione di "meno tempo insieme agli adulti", poiché anche nei momenti di autonomia, i figli nati dopo il primogenito tendono a scegliere più raramente attività come leggere, studiare o esercitarsi con uno strumento.

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Secondo gli autori dello studio, entrano quindi in gioco le opportunità e i margini di scelta percepiti dai figli più piccoli. "Un fratello minore potrebbe avere più libertà di scegliere di giocare ai videogiochi piuttosto che fare i compiti", spiegano i ricercatori in un articolo di approfondimento pubblicato sul sito The Conversation. In altre parole, mentre al primo figlio vengono spesso richiesti impegno e autodisciplina, ai fratelli più giovani può essere concesso più facilmente di rimandare i compiti o dedicarsi ad attività più immediate e gratificanti. Una differenza sottile, che si costruisce giorno dopo giorno e che, nel lungo periodo, contribuisce a spiegare perché l’ordine di nascita lasci un segno anche nello sviluppo delle competenze.

Il ruolo dei genitori resta comunque centrale. I dati mostrano che i figli nati dopo il primogenito sono sottoposti a regole più soft riguardo l'uso degli schermi, con limiti di tempo meno stringenti, minore controllo sui contenuti e una percezione più debole delle aspettative genitoriali. Una scelta che può derivare dal tentativo di mantenere un senso di equità tra fratelli, permettendo a tutti lo stesso accesso ai dispositivi nello stesso momento, anche se a età diverse.

Piccole differenze, grandi effetti nel tempo

Considerate singolarmente, queste differenze quotidiane possono sembrare marginali. Ma, sommate negli anni, contribuiscono a creare divari più ampi nello sviluppo delle competenze. Uno studio precedente degli stessi autori ha mostrato che più tempo davanti agli schermi e meno tempo dedicato ad attività educative è associato a risultati scolastici più bassi nei test standardizzati australiani.

C'è poi un ulteriore elemento di preoccupazione. L'aumento del tempo di schermo in solitudine espone maggiormente i bambini al rischio di incontrare contenuti inappropriati online, con possibili pericoli per lo sviluppo psicologico (oltre che per la stessa sicurezza personale) sul lungo periodo.

Spunti per famiglie e politiche educative

Secondo gli studiosi, riconoscere che i figli più piccoli tendono, in media, a trascorrere meno tempo in attività di arricchimento è il primo passo per intervenire in modo efficace sulla questione. Dedicare tempo di qualità anche ai secondi e terzi figli, incoraggiare attivamente la lettura e lo studio e mantenere regole coerenti sull’uso degli schermi può fare la differenza. Lo studio suggerisce anche che politiche più ampie, come i limiti all’uso dei social media per i minori di 16 anni, potrebbero contribuire a ridurre le disuguaglianze legate all'ordine di nascita, offrendo a tutti i bambini opportunità più simili di apprendimento e crescita.

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