Perché dovresti tenere i giocattoli con IA lontani dai bambini piccoli: un’indagine fa chiarezza

Pupazzi che parlano, dinosauri che ascoltano, robot che ricordano le conversazioni e fanno domande sulla giornata. L'intelligenza artificiale ha ormai raggiunto anche il mondo dei giocattoli, presentandosi come un'alleata per l'educazione dei piccoli, capace di intrattenere i bambini riducendo al tempo stesso il tempo davanti agli schermi. Ma dietro questa promessa si nascondono rischi tutt’altro che trascurabili, soprattutto per i più piccoli. A lanciare l'allarme è un nuovo studio di Common Sense Media, organizzazione non profit statunitense che da anni analizza il rapporto tra minori e tecnologie. In questa indagine, i ricercatori non hanno usato mezzi termini nello sconsigliare del tutto i giocattoli basati potenziati con l'IA per i bambini sotto i 5 anni e a professare "estrema cautela" per la fascia tra i 6 e i 12 anni.
Cosa sono davvero i giocattoli IA
Non si tratta di semplici peluche interattivi. Questi giocattoli sono veri e propri chatbot travestiti da pupazzi e robot. Sono connessi a Internet, rispondono alle domande dei bambini, ricordano informazioni personali e sono progettati per instaurare una relazione continuativa. Possono interagire con frasi personalizzate, chiedere come è andata la scuola o invitare il bambino a non allontanarsi da loro.
Secondo Michael Robb, responsabile della ricerca di Common Sense Media, questo aspetto è particolarmente delicato nei primi anni di vita, quando il confine tra realtà e fantasia è ancora molto sfumato. Oggetti che parlano e reagiscono possono "sembrare vivi", rendendo difficile per un bambino capire che non sono esseri senzienti con i quali instaurare un legame emotivo profondo.
Errori, bug e false informazioni
Nonostante vengano presentati come strumenti educativi, molti di questi giocattoli elaborano risposte sbagliate su storia, scienza o cultura generale. Il problema è simile a quello dei grandi modelli linguistici, ossia la tendenza a "inventare" ciò che non sanno, fornendo informazioni plausibili ma del tutto errate. A questo si aggiungono frequenti problemi tecnici, attivazioni involontarie e difficoltà nel riconoscere correttamente la voce. In questo contesto, distinguere un errore da una verità diventa complesso per un bambino soprattutto quando la fonte appare affidabile e rassicurante.
Non solo. Questi giocattoli possono anche intavolare conversazioni poco adatte al target d'età di riferimento o addirittura offrire suggerimenti pericolosi. È il caso, per esempio, di Miko 3, un robot giocattolo che era stato oggetto di studio anche da parte di una precedente indagine (ne abbiamo parlato in questo articolo). Di fronte alle giuste domande, il robottino non si è fatto problemi a spiegare al proprio interlocutore come accendere una scatola di fiammiferi o dove trovare i coltelli da cucina.
Il nodo della privacy
C’è poi il capitolo della privacy. I giocattoli IAraccolgono registrazioni vocali, trascrizioni delle conversazioni, dati comportamentali e persino il tono di voce del bambino. Un aspetto poco rassicurante, soprattutto se si pensa che simili informazioni vengono rilevate soprattutto quando il piccolo si trova nello spazio privato della casa o della sua cameretta.
Il punto critico, sottolinea lo studio, è che i bambini non possono dare un consenso informato e molti genitori non sono pienamente consapevoli dell'estensione della raccolta dati. Non sorprende che l'83% dei genitori intervistati si dichiari preoccupato di dove potrebbero finire tali informazioni, soprattutto in caso di violazioni informatiche.
Un legame che può ostacolare le relazioni reali
Gli esperti si soffermano anche sul fatto che i giocattoli IA sono progettati per essere sempre disponibili, accondiscendenti, mai in disaccordo. Un modello di relazione molto distante da quello umano. "In una pseudo-relazione con un'IA non si sperimenta il confronto, il conflitto o la riparazione degli errori", ha osservato Robb. Tutti elementi fondamentali per lo sviluppo sociale ed emotivo.Non a caso, molti genitori temono di non riuscire a porre limiti, come già accade con smartphone e tablet, e di vedere il giocattolo sostituire interazioni reali con amici o familiari.
Meglio tornare al gioco di una volta?
Alla luce di questi risultati, Common Sense Media ha concluso la propria indagine consigliando di privilegiare giocattoli tradizionali, soprattutto nella prima infanzia, e assicurarsi che i bimbi abbiano sufficiente tempo per il gioco libero e le relazioni umane con i pari età. Per i bambini più grandi, l'eventuale uso di un giocattolo IA dovrebbe essere consapevole, limitato e sempre supervisionato.