Perché bere birra analcolica in gravidanza non è sicuro come si possa credere

Durante la gravidanza, l'alcol è una di quelle sostanze che una futura madre dovrebbe evitare in modo assoluto. I rischi legati al suo consumo, anche in piccole quantità, sono ormai ampiamente documentati, tra difetti congeniti, disturbi dello sviluppo e problemi comportamentali. Eppure, l'idea di concedersi un bicchiere di birra nel corso dei (lunghi) nove mesi di gestazione resta spesso un piccolo piacere al quale non sempre si vorrebbe rinunciare. Così, per cedere alla tentazione senza mettere in pericolo la salute del piccolo nel pancione, spesso la scelta cade sulle birre analcoliche, considerate da molti una valida alternativa. Ma sono davvero sicure? La risposta, secondo gli esperti, non è così semplice.
Perché in gravidanza la birra analcolica non è consigliata
Quando si parla di birra analcolica, non sempre si fa riferimento a una bevanda completamente priva di etanolo. Secondo le normative europee, infatti, il termine può essere usato anche per prodotti che contengono fino allo 0,5 per cento di alcol etilico in volume. La legge italiana (normativa del 30/03/2001) poi, innalza il limite oltre il quale la bevanda deve essere definita alcolica all'1,2 per cento di alcol. Diverso è il caso delle birre definite "alcohol-free" o "0.0 per cento", che devono essere prive di tracce rilevabili. Insomma, "analcolico" non è sinonimo di "senza alcol" e infatti una birra analcolica venduta in Italia può contenere comunque quantità, seppur minime, di etanolo.
Un dettaglio non irrilevante, soprattutto in gravidanza. Una ricerca pubblicata nel 2010 ha dimostrato che quasi un terzo delle bevande etichettate come "zero" o a basso contenuto alcolico presentava in realtà concentrazioni superiori a quelle dichiarate. In alcuni casi, addirittura, il livello superava l'1 per cento.

I rischi per il feto
Le principali società scientifiche, dall'American College of Obstetrics and Gynecology all'Istituto Superiore di Sanità italiano, ribadiscono che non esiste una quantità di alcol considerata sicura durante la gestazione. L'etanolo è infatti in grado di attraversare la placenta – l'organo temporaneo che nutre e protegge la nuova vita – e raggiungere il feto che, non avendo ancora gli enzimi necessari per metabolizzarlo, subisce un accumulo della sostanza che può danneggiare gravemente i tessuti. Anche poche tracce potrebbero comportare conseguenze importanti sullo sviluppo del bambino.
Oltre alla questione relativa etanolo, c'è poi un altro aspetto da non trascurare. La birra analcolica, proprio per il processo che subisce durante la produzione, tende a contenere più zuccheri e carboidrati rispetto a quella tradizionale. Un dettaglio che può pesare in gravidanza, soprattutto per le donne che devono prestare attenzione al controllo del peso o che soffrono di diabete gestazionale. Per questo motivo la raccomandazione resta una sola: meglio astenersi completamente da birra e vino, anche se etichettati come analcolici.
Le alternative sicure
Rinunciare alla birra, anche nella sua versione analcolica, non significa però privarsi del piacere di un brindisi o di un momento conviviale. Oggi esistono moltissime alternative del tutto sicure, dagli estratti di frutta fino alle bibite gassate, che però devono essere consumate con molta parsimonia. Alcune bevande "0.0 per cento" certificate, prive di tracce alcoliche, possono rappresentare un’opzione, ma è sempre bene leggere con attenzione l’etichetta e, in caso di dubbi, chiedere consiglio al medico.