“Non dico ai miei figli di stare attenti e ora sono più sicuri”: la lezione di una mamma sui giochi rischiosi

"Stai attento" è probabilmente una delle frasi più ripetute dai genitori che vedono i loro bambini correre, saltare o arrampicarsi. Un riflesso istintivo, quasi automatico, che nasce dal desiderio di proteggerli. Tuttavia, ripetere simili ammonimenti carichi di ansia non solo, alla lunga, rischiano di perdere d'efficacia, ma possono addirittura instillare nei piccoli paure e timori eccessivi che ne frenano la possibilità di fare esperienza del mondo che li circonda. Per questo, una madre di due bambini, Juliette Hunsicker, ha deciso di sostituire frasi come "Stai attento" o "Fai attenzione" con parole d'incoraggiamento più mirate, trasformando un monito generico in un'occasione educativa. La donna, i cui figli hanno rispettivamente quattro e un anno e mezzo d'età, che ha condiviso la sua esperienza sui social, ottenendo milioni di visualizzazioni e migliaia di commenti da altri genitori, incuriositi dal suo approccio.
Niente più avvertimenti, ma stimoli per l'autonomia
All’inizio, ha spiegato Juliette alla rivista Newsweek, anche lei utilizzava sempre il classico "Stai attento" come risposta automatica a una situazione potenzialmente rischiosa, ma presto si è accorta che non bastava: "Non dava ai miei figli strumenti per muoversi con più consapevolezza, rifletteva solo la mia ansia". Da qui la decisione di cambiare prospettiva. Al posto dell'avvertimento generico, ha iniziato a proporre domande e spunti pratici come "Ti senti sicuro?", "Controlla dove metti i piedi", oppure a restare semplicemente in silenzio, lasciando ai bambini lo spazio per imparare dai propri movimenti.
Il valore del rischio controllato
La sua riflessione è stata rafforzata dalla lettura di u, un saggio che sottolinea l’importanza del gioco libero all'aperto per lo sviluppo fisico ed emotivo. I bambini, infatti,hanno naturalmente bisogno di affrontare piccole sfide che implicano un rischio per sviluppare equilibrio, forza e sicurezza. Evitare ogni minimo pericolo – dal ginocchio sbucciato al livido per la caduta dall'altalena – non li rende dunque più sicuri, ma più dipendenti dagli adulti. Per questo Juliette ha iniziato a fidarsi di più, lasciando che i suoi figli esplorassero senza continue interruzioni.
Tra le alternative proposte, una frase in particolare si è rivelata efficace: "Dove andrai adesso?". Una domanda che invita il figlio maggiore a fermarsi un attimo e riflettere, senza che la madre imponga regole dall’esterno. "Gli restituisce la responsabilità", ha raccontato. "Non sono io a dirgli cosa non deve fare, ma lui a verificare con il proprio corpo le scelte possibili". E la prova concreta dell'efficacia del nuovo approccio è arrivata proprio al quarto compleanno del primogenito, quando ha voluto provare una bicicletta con i pedali come gli amici. Juliette avrebbe potuto tenerlo stretto o riempirlo di raccomandazioni. Invece lo ha accompagnato correndo al suo fianco e, dopo pochi secondi, lo ha lasciato andare. Il piccolo ha trovato da solo il giusto equilibrio e quel pomeriggio ha aggiunto i pedali alla sua bici.