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Lucilla e Carolina, l’effetto dopamina dei video per bambini su YouTube: i consigli dell’esperta per i genitori

Il successo dei video musicali e balletti virali per bambini su YouTube nasconde un’industria da miliardi di views. Tra canali “aggregatori” e strategie mirate a catturare l’attenzione dei piccoli, il rischio è però di esporre i bambini a eccessi di stimolazione che possono influire sul loro sviluppo. Fanpage.it ne ha parlato con Eleonora Farina, docente di Psicologia dello sviluppo all’Università Bicocca.
A cura di Niccolò De Rosa
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Negli ultimi anni piattaforme social e video hanno visto moltiplicarsi contenuti musicali pensati per l'infanzia: clip brevi, ritmi incalzanti, colori saturi, coreografie semplici da imitare. Su YouTube questo format è diventato un vero genere a sé stante, con volumi di traffico impressionanti. Le scenografie rievocano atmosfere cartoonesche, le grafiche sono essenziali, e i piccoli spettatori vengono puntualmente invitati a farsi prendere dal ritmo e ballare sulle note di ritornelli orecchiabili.

È una formula che fidelizza il pubblico di bambini e, sempre più spesso, offre ai genitori uno strumento d'intrattenimento per tranquillizzare i figli per qualche decina di minuti. Ma siamo davvero certi che lasciare che video di questo tipo ipnotizzino i bambini sia del tutto innocuo? Abbiamo approfondito il fenomeno e, in effetti, le zone d’ombra non mancano.

Chi sono le star italiane dei balletti virali

Tra i volti più popolari spicca Lucilla, nome d'arte di Lucrezia Di Lorenzo, conosciuta anche come la "fatina del Sole". È protagonista di clip in cui canta e balla guidando i bambini passo dopo passo. Il suo canale supera il milione di iscritti e totalizza decine di milioni di visualizzazioni mensili. Secondo il sito di analisi Social Blade, solo negli ultimi 30 giorni il suo canale ha macinato oltre 44 milioni di views.  Dietro il progetto c'è Alman Kids, una succursale della casa discografica italiana Alman Music. L'etichetta sembra avere fiuto per questo genere di attività visto che Alman gestisce anche Luli Pampín, cantante argentina, ma spagnola d’adozione, che con oltre 21 milioni di iscritti e più di dieci miliardi di visualizzazioni complessive è l’idolo indiscusso dei bambini dei Paesi di lingua spagnola.

Nel panorama nazionale impossibile non citare anche Carolina Benvenga, l'altra star del panorama musicale per bambini nsostrano. Attiva su YouTube dal 2019, Benvenga è diventata nota per alcuni veri e propri tormentoni che sono usciti dai confini del suo bacino di pubblico per finire nei TikTok degli adulti. Avete presente il motivetto che citava "trombe, maracas, congas"? Ecco, proveniva da una sua canzone, Bumbum Chacha. Parallelamente all'attività online, l'artista porta i suoi spettacoli anche a teatro ed è attiva come attrice, rappresentata dall'agenzia Planet Film.

Accanto alle due Big, su YouTube Italia ci sono poi canali non riconducibili a un singolo volto, ma che fanno comunque da anni grandi numeri con contenuti animati o balletti affidati a performer in carne ed ossa (bambini o intere famiglie). È il caso di canali come Coccole Sonore – veterano del settore, essendo su YouTube dal 2009 – con più di 2,5 milioni di iscritti, e Il Regno dei Bambini (oltre un milione di iscritti), divisione italiana del progetto "Leader" nato in Argentina per volontà dell'imprenditore Roberto Pumar. Si può dunque ben comprendere come il fenomeno sia tutt'altro che marginale e che il settore sia una fonte di notevoli ricavi per le realtà interessate

Un'industria costruita su format replicabili

Il successo di questi creator non è casuale ma nasce da una struttura produttiva precisa. Le canzoni sono progettate per essere memorizzate rapidamente, le coreografie per essere imitate senza troppe difficoltà, le scenografie per stimolare visivamente. Il risultato è un contenuto altamente riconoscibile e facilmente esportabile, che può essere tradotto in altre lingue o replicato con interpreti diversi mantenendo lo stesso schema. Ideale insomma per diventare virale e raggiungere più pubblico possibile.

Il mistero dei canali "aggregatori"

Accanto ai creator con volto e identità definite esiste un universo parallelo. Quello dei canali che potremmo definire aggregatori. Profili che pubblicano a nastro centinaia di video musicali senza particolare personalizzazione. Simili contenitori presentano però spesso un tratto comune: l'anonimato. Una vecchia inchiesta pubblicata dal Wall Street Journal segnalava già nel 2019 come numerosi progetti per l'infanzia non rivelassero quasi mai chi li produceva.

Nemmeno la nascita di YouTube Kids, app pensata per offrire prodotti più sicuri e controllati ai piccoli, ha risolto del tutto il problema: basta navigare sulla piattaforma per trovare video con milioni di visualizzazioni privi di informazioni sugli autori e i responsabili dei vari progetti. Anzi, l'avvento dell'intelligenza artificiale ha moltiplicato i contenuti generati in serie, spesso con qualità grafica minima e scarse garanzie pedagogiche.

Perché i video musicali sono così irresistibili per i bambini

Eleonora Farina, docente di Psicologia dello sviluppo all'Università Bicocca, ha spiegato a Fanpage.it che gran parte della forza attrattiva di questi video dipende dalla loro struttura sensoriale. Colori estremamente saturi, musica veloce e montaggi ripetitivi stimolano intensamente i recettori visivi e uditivi, mettendo il cervello infantile, ancora in formazione, in uno stato di allerta. "Non si tratta di una condizione ricettiva, utile all'apprendimento, ma reattiva: il bambino risponde allo stimolo senza attivare pienamente i meccanismi di attenzione controllata legati al lobo frontale", afferma l'esperta.

Questa iper-stimolazione innesca anche un rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore associato al piacere e alla motivazione. Il risultato è una ricerca continua dello stesso tipo di input, che però nella realtà quotidiana non esiste con la stessa intensità. "Si crea così un circuito di ripetizione che rende difficile interrompere la visione", prosegue Farina. "Quando lo schermo si spegne, alcuni bambini reagiscono con irritazione o frustrazione proprio perché l'organismo è stato attivato chimicamente".

A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che cose simili si dicevano anche 15 anni fa quando i genitori venivano accusati di rimbabire i bambini di fronte ai cartoni animati della TV generalista. Di fronte a questa obiezione, Farina ha però sottolineato come, benché ogni eccesso di screen time sia nocivo, la fruizione di un cartone implichi comunque una narrazione con un inizio, uno sviluppo e una fine. Tutti elementi che consentono tempi d'attenzione più lunghi e stimoli differenti.

Le possibili soluzioni: uso consapevole e adulti mediatori

Premesso che far divertire i bambini con canzoncine e balletti non è affatto dannoso, ma può anzi rivelarsi utile per avvicinarli alla musica e stimolare la socialità, soprattutto quando queste attività si svolgono in gruppo, la vera chiave per rapportarsi a questo tipo di contenuti online sembra essere la moderazione. L'esposizione a questi contenuti, specifica la stessa professoressa Farina, non deve essere demonizzata, ma gestita.

La strategia più efficace, spiega la studiosa, consiste nell'accompagnare la visione: guardare insieme, commentare, collegare ciò che appare sullo schermo alla realtà circostante. L'adulto diventa così un ponte che trasforma l'esperienza passiva in occasione relazionale. Anche scegliere video che invitino a muoversi o a riprodurre offline ciò che si vede può aiutare a interrompere il meccanismo di dipendenza dallo stimolo visivo.

Il punto, insomma, non è solo il tempo trascorso davanti allo schermo, ma la qualità dell'esperienza. Pochi minuti vissuti in modo condiviso possono essere più equilibrati di una fruizione solitaria e prolungata. E in una società sempre più affollata di stimoli visivi e sonori, comprendere il meccanismo dietro questa forma d'intrattenimento può essere il primo passo per trasformare i video musicali da semplice babysitter elettronica a strumento di crescita da usare con consapevolezza.

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