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Le commozioni cerebrali nei bambini sono più frequenti di quanto immaginiamo, ma spesso le sottovalutiamo

Uno nuovo studio rivela che 1 bambino piccolo su 4 soffre di sintomi duraturi dopo un urto alla testa. Tra i 0 e i 6 anni le cadute in casa sono la causa principale: ecco i segnali “invisibili” per non sottovalutare il trauma.
A cura di Niccolò De Rosa
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Le commozioni cerebrali non sono infortuni che riguardano soltanto chi pratica sport o resta coinvolto in incidente. Quando si parla di bambini, il trauma cranico è frequente anche nella primissima infanzia, una fase della vita fatta di esplorazioni continue, cadute improvvise e movimenti ancora poco coordinati. Proprio questa naturale spinta alla scoperta del mondo espone i più piccoli a urti alla testa che, sebbene spesso considerati banali, può avere conseguenze durature.

Un nuovo studio condotto dai ricercatori del Nationwide Children’s Hospital ha analizzato bambini tra i 6 mesi e i 6 anni, una fascia d’età finora poco indagata. I risultati mostrano che circa un bambino su quattro, dopo una commozione cerebrale, sviluppa sintomi prolungati che possono incidere su apprendimento e comportamento anche negli anni successivi. Non si tratta quindi sempre di episodi passeggeri destinati a risolversi in pochi giorni.

Un problema sottovalutato

I dati emersi dalla ricerca, pubblicata sulla rivista Pediatrics, mostrano che l'incidenza di questa alterazione delle funzioni cerebrali provocata da un forte colpo alla testa nei bambini molto piccoli appare molto più alta di quanto si ritenesse finora. Il neurologo pediatrico Sean Rose, tra i principali autori dello studio, ricorda che i più piccoli sono fisicamente più vulnerabili perché, "a causa delle differenze di dimensioni e della muscolatura più debole, hanno maggiori probabilità di subire una lesione cerebrale". Da qui l’invito a non minimizzare mai un trauma cranico e a ricorrere sempre a una valutazione medica adeguata.

A rendere il quadro più complesso è poi la difficoltà dei più piccoli nel descrivere ciò che provano. Se un ragazzo più grande può riferire mal di testa o capogiri, un bambino di due anni non possiede ancora gli strumenti linguistici per esprimersi. I segnali diventano quindi indiretti, come un'irritabilità eccessiva, cambiamenti nell’appetito, mal di pancia, ridotta voglia di interagire con gli altri o una maggiore dipendenza dai genitori. Un esempio tipico è quello di un bimbo che, dopo una caduta dal seggiolone, inizia a dormire male e a piangere senza un motivo apparente. Manifestazioni che rischiano di essere scambiate per semplici capricci o stanchezza.

Le cadute incidono più del gioco e dello sport

A differenza degli adolescenti, che spesso si fanno male praticando attività sportive, nei bambini sotto i sei anni la causa principale delle commozioni cerebrali sono le cadute domestiche. Dal letto, dal divano, dalle scale o durante i primi tentativi di camminare. Proprio perché eventi comuni nella quotidianità familiare, possono essere facilmente sottovalutati. Lo studio invita invece a osservare con attenzione eventuali cambiamenti di comportamento nei giorni successivi all’urto.

Quando i sintomi non passano

Nei bambini in età scolare e negli adulti si parla di "sintomi persistenti dopo commozione cerebrale" quando i disturbi durano oltre un mese. La ricerca estende per la prima volta questo concetto anche alla fascia 0-6 anni, aprendo la strada a nuove riflessioni cliniche. Gli stessi autori precisano che serviranno ulteriori studi per definire protocolli di cura e strumenti di valutazione specifici per i più piccoli, ma il messaggio è già chiaro: un trauma cranico nella prima infanzia non va considerato automaticamente lieve o transitorio. Riconoscerlo in tempo può fare la differenza nello sviluppo futuro del bambino.

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