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L’ADHD nei bimbi non è solo un problema di attenzione: per uno studio influisce anche sulla salute fisica

Uno studio inglese rivela che i tratti dell’ADHD infantile aumentano del 14% il rischio di malattie fisiche croniche una volta raggiunta la mezz’età. Per gli autori della ricerca è la prova che rende necessario il potenziamento di un sistema per offrire diagnosi precoci e un maggiore supporto nel limitare gli stili di vita nocivi, oltre che lo stress sociale.
A cura di Niccolò De Rosa
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Le conseguenze dell'ADHD, il disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività che riduce la capacità di gestire gli impulsi e mantenere la concentrazione, non sono solamente un problema passeggero che rende i bambini più vivaci e rende più difficoltoso il percorso scolastico, ma una condizione che può lasciare tracce profonde sulla crescita e la vita adulta, incidendo anche sulla salute fisica. È quanto emerge da un ampio studio longitudinale condotto da ricercatori della University College London (UCL) e dell’Università di Liverpool, che ha seguito oltre 10.000 persone dalla nascita fino ai 46 anni. La ricerca, pubblicata su JAMA Network Open, è una delle più lunghe e articolate mai realizzate su questo tema e suggerisce che i bambini che a 10 anni mostravano tratti riconducibili all'ADHD hanno una probabilità più alta di sviluppare problemi di salute fisica in età adulta.

I dati arrivano dal 1970 British Cohort Study, che ha raccolto informazioni su persone nate in Inghilterra, Scozia e Galles, seguendole dai primissimi giorni dell'infanzia, fino alla mezz'età. I ricercatori hanno analizzato le risposte a questionari compilati da genitori e insegnanti quando i 10.930 partecipanti avevano 10 anni, valutando la presenza di tratti tipici dell’ADHD anche in assenza di una diagnosi formale. A distanza di decenni, gli stessi individui hanno poi riferito il proprio stato di salute. Il confronto ha così mostrato che coloro che presentavano livelli più elevati di tratti riconducibili all'ADHD in età infantile avevano, a 46 anni, maggiori probabilità di convivere con due o più patologie fisiche.

Più patologie e più limitazioni nella vita quotidiana

Nel dettaglio, lo studio ha evidenziato un aumento del 14% del rischio di multimorbidità, cioè la presenza contemporanea di più condizioni come emicrania, problemi alla schiena, diabete, epilessia o tumori. Tra chi mostrava tratti ADHD da bambino, il 42% riferiva almeno due problemi di salute in mezza età, contro il 37% di chi non presentava quegli stessi tratti. Non solo. Le persone con alti livelli di ADHD infantile erano anche più esposte a forme di disabilità legate alla salute fisica, come difficoltà nello svolgere il proprio lavoro o le attività quotidiane. Un'associazione che, secondo i ricercatori, risulta particolarmente marcata nelle donne.

Perché l'ADHD influisce anche sul corpo

L'ADHD è spesso descritto come un disturbo che riguarda l‘attenzione e il comportamento, solitamente riconducibile a problemi scolastici più o meno gravi. In realtà, il disturbo da deficit dell'attenzione e dell'iperattività riguarda un ventaglio di situazioni ben più complesse rispetto all'immagine stereotipata dello studente che non riesce a stare seduto al proprio banco. Le difficoltà di pianificazione, gestione del tempo e controllo degli impulsi possono rendere più complesso affrontare non solo la scuola, ma anche il lavoro, le relazioni e, nel tempo, anche la cura di sé.

Secondo gli autori dell'indagine, infatti, parte del rapporto tra ADHD e peggioramento della salute fisica può essere spiegabile con una maggiore frequenza di problemi di salute mentale e la presenza di alcuni elementi riconducibili ad abitudini poco sane, come un indice di massa corporea più elevato e tassi di fumo più alti. A questi aspetti si aggiungono sovente eventi di vita stressanti, episodi di esclusione sociale e un accesso spesso tardivo a esami di screening e cure mediche mirate.

Come spiega il professor Joshua Stott, autore senior dello studio, "tutti questi potenziali fattori esplicativi sono in linea con il fatto che l'ADHD rende più difficile il controllo degli impulsi e più intenso il bisogno di gratificazione e ricompensa immediata". Il fatto che questa condizione venga anche associata a una salute mentale peggiore, prosegue Stott, "è dovuto in parte a causa dello svantaggio sociale che le persone con ADHD devono affrontare".

Diagnosi tardive e supporto insufficiente

Nonostante l'ADHD inizi nell’infanzia e spesso prosegua in età adulta, il disturbo rimane ancora sottodiagnosticato, soprattutto nella mezza età. Nel Regno Unito, Paese di riferimento per lo studio, gli adulti ricevono meno trattamenti rispetto ad altri Paesi ad alto reddito (dove invece spesso si parla paradossalmente di un problema di sovradiagnosi, anche se gli esperti rigettano questa tesi)  e i servizi di supporto restano limitati.

La dottoressa Amber John, prima autrice dello studio, sottolinea a tal proposito che le persone con ADHD "sono molto diverse tra loro e la maggior parte conduce una vita lunga e in buona salute". Tuttavia, le barriere alla diagnosi e all’assistenza possono fare la differenza nel lungo periodo. Un supporto adeguato, spiegano i ricercatori, non solo aiuta a valorizzare le risorse di queste persone, ma può contribuire concretamente a migliorare gli esiti di salute fisica e mentale nel corso degli anni..

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