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In quale regione italiana è più facile vivere se sei una mamma

Sono online i nuovi dati del report “Mamme Equilibriste” che mettono in luce le lacune del nostro Paese quando si parla di servizi che aiutino le donne a gestire lavoro e famiglia. La situazione non è la stessa però in tutte le regioni del Paese, da nord a sud dello Stivale ci sono alcune regioni in cui le mamme vivono meglio.
A cura di Sophia Crotti
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mamma lavoratrice

Anche quest’anno, Save the Children ha pubblicato i risultati dell’indagine Le Equilibriste, la maternità in Italia, mettendo in luce ancora una volta la difficile situazione delle madri italiane, rivelando infatti nuovamente che il Bel paese non è il luogo più accogliente per le donne che desiderano dei figli, decidono di averli o li hanno già avuti.

Seppur l’Italia inneggi alla natalità, poiché teme si realizzi il triste pronostico ISTAT di asili, scuole e parco giochi vuoti, entro il 2050, le donne, tolte coloro che figli non ne vogliono, che dei pargoli vorrebbero averli, spesso proprio non possono. Tra le motivazioni indagate c'è innanzitutto una difficile, se non impossibile, gestione della propria carriera lavorativa e della cura dei bambini, che ricade con molta più frequenza sulle donne. I dati raccolti dal report hanno spiegato che lo scorso anno del totale delle dimissioni volontarie, il 72.8% sono state presentate da donne con figli a carico, e motivate da loro nel 41.7% dei casi con l'impossibilità di gestire i figli in altro modo, causa l'assenza di servizi di assistenza per l’infanzia.

L’Italia, nel complesso, dunque si aggiudica nuovamente la nomea di Paese non proprio adatto alle madri, anche se, il report ha stilato una classifica, basata sull’"Indice della madri", valore individuato da Save The Children insieme ad ISTAT, che spiega come questa situazione vari da regione a regione.

Il mother Index nato negli USA è un valore che si ottiene considerando per ciascuna regione l'efficenza dei servizi di 7 macro aree, tra cui la situazione demografica, occupazionale, di rappresentanza politica, di salute, servizi, soddisfazione soggettiva e violenza. Se la regione registra un valore superiore al 100 allora significa che in quel territorio le donne vivono una situazione di benessere socio-economico, anche una volta diventate madri, in caso contrario confermano la presenza di ostacoli alla scelta di diventare mamme.

Sul podio della classifica italiana salgono la Provincia autonoma di Bolzano, l’Emilia Romagna e la Toscana, arrancano invece a fondo classifica Sicilia, Campania e Basilicata.

Le regioni in cui nascono più bambini

A classificarsi prima anche per quanto riguarda il tasso di natalità è la Provincia autonoma di Bolzano, in cui secondo le rilevazioni ISTAT del 2023 le donne risultano avere mediamente 1.55 figli, dato che supera di 0.30 punti la media nazionale di figli per donna. La città, dimostrando negli anni un tasso costante di nascite, a differenza del resto dello Stivale, è stata oggetto di studio internazionale. Il New York Time ha scritto un articolo a riguardo, rilevando la presenza di sostegni a favore delle famiglie veri e propri, ben diversi da saltuari bonus, l'iscrizione a prezzi accessibili agli asili, gli sconti per i beni di prima necessità e per l’accesso ai centri dedicati al dopo scuola.

mamma lavoratrice

La Provincia autonoma di Bolzano è seguita dalla Sicilia e dalla Campania, dove nascono rispettivamente mediamente 1.33 e 1.32 bambini per donna. Non nascono molti bambini, invece, nel Lazio, nel Molise, in Umbria, Basilicata e Sardegna. L’isola si classifica ultima con un dato nettamente inferiore alla media nazionale, con meno di un bimbo nato da ogni donna (0.93). Anche la Sardegna, però, ha fatto parlare di sé a livello internazionale, un articolo del Times, infatti, ha pronosticato a causa dello spopolamento dell’Isola, che fatica a riprendersi economicamente, la popolazione dimezzata entro il 2050.

Le regioni in cui le mamme non devono rinunciare al loro lavoro 

Esistono nel Bel paese regioni in cui le mamme non devono scegliere se essere delle professioniste o occuparsi dei propri figli, prima tra tutte la regione delle Marche, in cui si registra il minor numero di dimissioni volontarie da parte di lavoratrici madri, 1.191 secondo i dati INAL e il minor numero di part-time involontari, ossia riduzioni del tempo del lavoro obbligate dall’impossibilità di gestire lavoro e famiglia (che a livello nazionale nel 31.3% vengono attivati dalle donne entro un anno di vita di loro figlio).  Seguono Piemonte, Abruzzo e Liguria. Ad aver fatto un vorticoso calo verso il basso, abbandonando la prima postazione per posizionarsi al decimo è stata, secondo il report, l’Emilia Romagna con un tasso di dimissioni pari a 5,86 donne ogni 1000 lavoratrici. A scalare la classifica è invece l’Abruzzo, che come riporta il report, guadagna 11 posizioni grazie ad una riduzione del tasso di part-time involontario da parte delle mamme, che si è ridotto del 2% arrivando al 18.4% nel 2023.

Le regioni in cui le donne ricoprono ruoli di rappresentanza

Sono state analizzate in questo caso le mappe del potere, che permettono di individuare quante donne siano inserite nella politica locale. Sono solo 2 le donne presidenti di due regioni Italiane, Alessandra Todde per la Sardegna, regione che non spicca tra quelle con maggior numero di rappresentanti politiche donne, e Donatella Tesei per l’Umbria, che invece si trova al secondo posto tra le regioni con più donne in politica. A fondo classifica, si trova invece la Basilicata,  nel cui consiglio regionale, secondo un sondaggio svolto da Openopolis, le donne non arrivavano neanche a ricoprire il 10% dei posti.

Le regioni in cui si investe maggiormente sulla salute di donne e bambini

Per stilare questa classifica il report ha utilizzato i dati inerenti alla presenza e alla distribuzione di consultori sul territorio e quelli inerenti ai più bassi tassi di mortalità infantile. La regione in cui si verifica il minor numero di decessi tra i bambini è l’Umbria con l’ultimo dato ISTAT risalente al 2021 che registrava un tasso di 1.15 morti ogni 1000 bambini, dato che il report spiega essere diminuito drasticamente rispetto al 2020 quando il tasso era invece di 3,23 ogni 1000 bambini.

culle vuote

A fondo classifica si trovano invece la Liguria e la Basilicata che oltre ad aver registrato un aumento del tasso di mortalità infantile, hanno registrato una diminuzione di consultori distribuiti sul territorio.

I servizi per l’infanzia nelle regioni italiane

A classificarsi come migliori regioni per quanto riguarda la presenza di servizi per l’infanzia, come il tempo pieno a scuola, l’accesso al servizio mensa e la migliore distribuzione di servizi per bambini di età compresa tra gli 0 e i 2 anni, vi sono la provincia autonoma di Trento e la Valle d’Aosta.

Le due regioni registrano entrambe il 41,1% di copertura dei servizi di asilo nido o integrativi per la prima infanzia, dato nettamente superiore alla media italiana. A classificarsi, invece agli ultimi posti per quanto riguarda i servizi per l'infanzia ci sono la Campania, con il solo 11.7% di servizi per la prima infanzia distribuiti sul territorio, la Puglia, con appena il 21.3% delle scuole dotate di servizio mensa, e la Sicilia con il solo 17.7% delle scuole primarie che offrono il tempo pieno. Queste misure faciliterebbero alle famiglie la gestione dei figli e delle attività lavorative, non obbligandoli a dover pagare una baby-sitter.

Le regioni in cui le donne sono più soddisfatte e sicure anche dopo la maternità

Le donne che si sentono più soddisfatte della propria posizione lavorativa e del tempo libero che riescono a concedersi sono in prima posizione la Provincia autonoma di Bolzano che raggiunge un punteggio dell'Indice delle donne pari a quasi 130 e in ultima posizione la Sicilia.

mamme lavoratrici

Per quanto riguarda la sicurezza delle donne, invece, e la sensibilizzazione che la regione svolge contro la violenza domestica, al primo posto vi è il Friuli-Venezia Giulia, con il tasso più alto di Centri antiviolenza e case rifugio sparsi sul territorio.

La classifica delle regioni più mom-friendly

Le regioni in cui nel 2024 le mamme vivono meglio sono:

  • La provincia autonoma di Bolzano: al primo posto con 115,255
  • Emilia Romagna: al secondo posto con 110,530
  • Toscana: al terzo posto con 109,239
  • Lombardia: al quarto posto (in risalita di 4 posizioni rispetto all'anno precedente)

A fondo classifica invece si trovano le regioni del sud Italia:

  • Calabria: al diciassettesimo posto con 92,671
  • Puglia: al diciottesimo posto con 92,085
  • Sicilia: al diciannovesimo posto con 91,050
  • Campania: al ventesimo posto con 89,474
  • Basilicata: al ventunesimo e ultimo posto con 87,441
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