In Italia 2 giovani su 3 hanno subito bullismo o cyberbullismo: ISTAT presenta i numeri di un fenomeno in crescita

Gli anni dell'ifanzia e dell'adolescenza dovrebbero essere il tempo delle amicizie, della scoperta e della crescita. Eppure, per molti ragazzi in Italia, si trasformano in un percorso a ostacoli fatto di offese, minacce ed esclusioni. Il bullismo e il cyberbullismo sono ormai una realtà diffusa e, come mostrano i più recenti dati dell'ISTAT, il fenomeno tende a rinnovarsi e si trasformarsi, trovando nuovi spazi soprattutto online.
Bullismo e cyberbullismo: le differenze
Prima di approfondire la fotografia scattata dall'ISTAT, è bene chiarire le fondamentali differenze tra i due fenomeni vessatori. Il bullismo "tradizionale" si manifesta infatti con atti aggressivi, fisici o verbali, diretti faccia a faccia tra dal bullo (o il branco) contro la vittima. Tutto ciò può avvenire a scuola, in strada, nei contesti di socialità, ma la presenza fisica è la discriminante. Il cyberbullismo, invece, sfrutta le tecnologie digitali per molestare e umiliare attraverso messaggi offensivi, foto o video denigratori, sia inviati al diretto interessato che condivisi sui social per esporre la vittima al pubblico ludibrio. L'assenza di contatto fisico diretto però non riduce affatto la sofferenza della vittima. Anzi, la natura pervasiva e potenzialmente virale dei contenuti online spesso rende più difficile scappare dalla persecuzione e dimenticare.

Un fenomeno diffuso e persistente
Secondo l’indagine, nel 2023 quasi 7 ragazzi su 10 (68,5 per cento) tra gli 11 e i 19 anni dichiarano di aver subito almeno un episodio offensivo, aggressivo, diffamatorio o di esclusione, sia online che offline. Di questi, il 21 per cento ha subito tali comportamenti più volte al mese, mentre l'8 per cento con cadenza almeno settimanale. Numeri che rivelano una realtà diffusa e spesso persistente, che non si esaurisce in episodi isolati ma si cristallizza in dinamiche di potere e prevaricazione.
In questo contesto, il cyberbullismo rappresenta una nuova – e inquietante – frontiera. Oltre il 90 per cento degli adolescenti italiani ha infatti dichiara di passare almeno un paio d’ore al giorno online, pertanto non sorprende che circa il 34 per cento dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni abbia riferito di aver subito atti vessatori sul web nel 2023, i quali non si limitano solo agli insulti o alle feroci prese in giro, ma anche da quella sorta di emarginazione digitale che si verifica quando qualcuno viene deliberatamente escluso da una chat di gruppo.

Per il 9 per cento dei maschi poi, l’oltraggio online è stato ripetuto più volte al mese (contro il 6,6 per cento delle femmine). Interessante è anche la quota di chi subisce bullismo in entrambe le dimensioni: il 30,1 per cento dichiara di essere stato vittima sia online che offline.
Età e genere: chi è più colpito
Il report ha anche messo in luce differenze importanti per età e genere. I più giovani, nella fascia 11-13 anni, risultano maggiormente esposti a comportamenti vessatori continui (23,7 per cento) rispetto ai 14-19enni (19,8 per cento). Inoltre, il bullismo si declina in forme diverse a seconda del genere: i maschi subiscono più spesso offese e insulti (16 per cento contro 12,3 per cento delle femmine), mentre le ragazze riportano un’incidenza maggiore di esclusione dal gruppo (12,2 per cento contro 8,5 per cento). Anche la violenza fisica sembra palesare una connotazione di genere: le minacce e le aggressioni colpiscono soprattutto i maschi più grandi, arrivando al 14, per cento tra i 14-19enni.

Nord e Sud: un’Italia divisa
Stando ai dati ISTAT, il bullismo non appare come un fenomeno uniforme sul territorio. Nel Nord si registrano percentuali più elevate di ragazzi vittime di comportamenti offensivi: il 71 per cento degli 11-19enni del Nord-ovest dichiara di averne subiti nell’anno precedente, contro il 66,5 per cento del Mezzogiorno. Anche la continuità degli episodi varia: più del 22 per cento dei ragazzi del Nord-est e il 21,6 per cento di quelli del Nord-ovest riferisce di aver subito atti vessatori più volte al mese, rispetto al 20 per cento del Sud. Questi dati suggeriscono non solo differenze culturali e sociali, ma anche possibili squilibri nell’attenzione e nella capacità di prevenzione del fenomeno.
Offese, minacce, esclusione: le forme del bullismo
Le azioni vessatorie sono state poi classificate in dirette e indirette. Quelle dirette includono offese verbali (55,7 per cento degli 11-19enni ne è stato vittima almeno una volta nell’anno) e aggressioni fisiche (circa l’11 per cento). Le forme indirette comprendono la diffamazione (quasi un ragazzo su quattro) e l’esclusione dal gruppo (43 per cento). Quest’ultima, in particolare, ha un impatto continuo: oltre un giovane su 10 ha sperimentato esclusione quotidiana. I giovanissimi (11-13 anni) sono più soggetti a offese verbali, mentre i più grandi sperimentano minacce e aggressioni fisiche con maggiore frequenza. Un campanello d'allarme che non può rimanere inascoltato per la serenità e la crescita delle future generazioni.