Il rapporto con il corpo inizia in casa: esperta spiega perché i social non sono l’unico nemico delle bambine

Non servono Instagram né gli specchi degli spogliatoi per iniziare a guardarsi con occhi critici. Secondo Violeta Gordeljevic, esperta di genitorialità e divulgatrice molto seguita sui social, il rapporto delle ragazze con il proprio corpo comincia a strutturarsi molto prima dell’adolescenza, spesso in modo silenzioso e inconsapevole. In uno dei suoi ultimi post pubblicati su Instagram, Gordeljevic ha provato ad approfondire un argomento molto importante per la costruzione dell'identità delle giovani, sottolineando come i condizionamenti riguardo ai canoni estetici non siano affatto una stortura introdotta dai social network, ma un meccanismo che si attiva già nei primi anni di vita tra le mura di casa.
Lo sguardo dei genitori come primo filtro
Tra i due e i sette anni, spiega Gordeljevic citando la letteratura scientifica in merito, i bambini sono estremamente sensibili ai messaggi che arrivano dai propri caregiver, che nella stragrande maggioranza dei casi sono ovviamente mamme e papà. Le bambine, infatti, non interpretano ancora i modelli mediatici in autonomia. "A quell’età una modella in TV è solo un'altra donna", ha spiegato l'esperta. A fare la differenza sono invece i gesti e le parole quotidiane degli adulti: cosa viene commentato, cosa viene giudicato, cosa sembra contare davvero. È così che, molto prima di qualsiasi "like", le bambine imparano a osservare i corpi, sia propri che altrui, secondo criteri imposti da altri.
Paure precoci e ideali interiorizzati
La ricerca, prosegue Gordeljevic, conferma che questa forma di disagio tende a manifestarsi molto presto. Già alla scuola primaria molte bambine associano la magrezza a felicità e successo, e fino al 60% teme di ingrassare ancora prima della pubertà. Circa un terzo delle bambine di cinque anni tende a imporsi restrizioni alimentari per non aumentare di peso. Non perché qualcuno abbia criticato direttamente il loro corpo, ma per i messaggi indiretti che intercettano dall'ambiente circostante, come le discussioni sui cibi "che fanno ingrassare", battute sul bisogno di dimagrire o i commenti frequenti sull’aspetto degli altri. "I bambini finiscono per valutare se stessi con la stessa lente", osserva Gordeljevic.
In ambienti molto focalizzati sull'aspetto fisico, il corpo diventa così un pensiero automatico e ossessivo. Anche in assenza di critiche esplicite, il messaggio che passa è quello secondo il quale alcuni corpi valgono più di altri. Col tempo, questo sguardo si interiorizza e diventa abitudine. Molti adulti riconoscono questi schemi nella propria infanzia, ripensando a genitori che parlavano continuamente di diete o di magrezza senza alcuna intenzione di trasmettere insicurezza.
I social amplificano ma non sono l'origine di tutti i mali
Con l’arrivo dei social network, il tema dell’immagine corporea si è fatto ancora più intenso e pervasivo. Non solo perché le immagini che circolano propongono modelli irraggiungibili, ma perché il confronto è continuo e spesso automatico. Uno studio del 2025 pubblicato su Children and Youth Services Review ha analizzato proprio questo meccanismo, mostrando come guardare foto di modelle su Instagram riduca la fiducia in se stesse e aumenti l'insoddisfazione per il proprio corpo. Un dato particolarmente significativo è che molte ragazze coinvolte nello studio hanno dichiarato di non sentirsi turbate, sostenendo di essere ormai abituate a quel tipo di immagini. Eppure, le successive misurazioni psicologiche hanno rivelato nelle partecipanti un peggioramento dell'umore e della percezione corporea a livello inconscio.
La ricerca ha inoltre evidenziato che non tutte reagiscono allo stesso modo. Gli effetti più dannosi si osservano soprattutto in chi ha standard fisici molto rigidi e perfezionistici e tende a rimuginare sui propri difetti. In questi casi, l'immagine della modella non resta un semplice contenuto da scorrere, ma diventa un termine di paragone doloroso, che alimenta pensieri autocritici e giudizi severi su di sé. Il problema, dunque, non è solo ciò che si vede, ma il dialogo interno che si attiva subito dopo.
A rendere il quadro ancora più complesso è il fatto che Instagram non esercita un'influenza unica e uniforme. Uno studio del 2024 dell'Università di Twente ha mostrato come sul social circolino principalmente quattro tipologie di contenuti che comunicano modelli e riferimenti diversi: quelli che puntano alla body positivity, quelli che spingono sul lato fitness, quelli che propongono un modello di magrezza "ideale" e quelli che invece puntano a plasmare gli stili di vita dei fruitori. Tali contenuti suscitano ovviamente emozioni molto diverse nelle persone che li osservano. Alcuni post possono ispirare o motivare, altri generare confronto e senso di inadeguatezza. Per questo, sottolineano i ricercatori, il punto non è demonizzare i social in quanto tali, ma sviluppare uno sguardo più critico e consapevole sui contenuti che si consumano ogni giorno e sugli effetti che producono sul proprio benessere.
Il potere protettivo della neutralità
La buona notizia, sottolinea Gordeljevic, è che esistono fattori protettivi fortissimi. Uno dei più efficaci è quello che definisce "neutral body talk", una strategia comunicativa che consiste nel ridurre al minimo commenti e giudizi sui corpi, anche quelli apparentemente positivi. Parlare di cibo come nutrimento e piacere, di movimento come qualcosa di collegato al concetto di forza ed energia per sentirsi bene, non come uno strumento di controllo del peso. In una cultura ossessionata dall’aspetto, la vera alternativa sembra dunque risiedere in una normalizzazione quotidiana e coerente di qualsiasi discorso Sull'aspetto esteriore. Mostrare, giorno dopo giorno, che il valore di una persona non sta in come appare, ma in ciò che è e in ciò che fa.