Il gruppo Facebook che unisce anziani soli e famiglie in cerca di affetto: chi sono i “nonni surrogati”

Da più di dieci anni, negli Stati Uniti, esiste uno spazio social in cui due mancanze si incontrano e, spesso, si compensano. È il luogo in cui adulti senza nipoti incrociano famiglie senza nonni, dando forma a relazioni nuove, capaci di diventare profonde e importanti quanto quelle dettate da legami di parentale. Questo spazio si chiama Surrogate Grandparents – USA"Nonni surrogati USA") ed è nato su Facebook nel 2015. A fondarlo è stata Donna Skora, allora sessantottenne, ex assistente legale in pensione in Florida.
L'idea prende forma da un’intuizione semplice: tutti, prima o poi, hanno bisogno di un sistema di supporto emotivo. A causa della sua storia (dopo alcuni dissapori con il figlio, non aveva potuto avere un rapporto con i nipoti "naturali") Skora sapeva bene quanto potesse essere alienante non avere nessuno di cui prendersi cura nonostante il desiderio di condividere il proprio amore e aveva anche compreso quanto fosse un fenomeno diffuso, non solo negli Stati Uniti ma a livello globale. Il gruppo nacque così come rifugio per persone segnate da assenze diverse: nonni che non hanno nipoti nella loro vita e famiglie che, per distanza, lutti o rotture, crescono figli senza figure "più mature" sulle quali poter fare affidamento.
Come funziona la comunità
Surrogate Grandparents USA è tutt'oggi un gruppo privato su Facebook che conta oltre 14.000 membri, in gran parte donne tra i 40 e i 60 anni. Una volta entrati, si ha accesso a elenchi organizzati per Stato di nonni disponibili e famiglie in cerca di legami. Le presentazioni dei candidati sono brevi, spesso piene di storie toccanti, e attraverso il passaparola e l'opera di moderatori, membri del gruppo e famiglie iniziano a prendere contatto online. Se poi tra le due parti scocca la scintilla, allora i potenziali nonni e le famiglie possono organizzare un incontro di persona.
Giunti a questo importante step, le regole del gruppo che campeggiano nella Home della pagina insistono molto sulla sicurezza. I primi incontri devono sempre avvenire in luoghi pubblici e devono essere preceduti da videochiamate preliminari, verifiche dell'identità e, quando possibile, controlli dei precedenti. Ovviamente i nipoti devono essere accompagnati dai genitori e la decisione di proseguire nella frequentazione deve essere bilaterale. Non esistono tutele legali specifiche, ma confini chiari e prudenza sono considerati parte integrante del processo.
Quando l'incontro diventa famiglia
Negli anni, da questo spazio sono nate relazioni che hanno assunto la forma di vere famiglie allargate. In California, per esempio, Janet Firestein Daw, oggi chiamata affettuosamente "Nana J", è entrata nella vita dei gemelli Caden e Cameron dopo aver risposto al post dei loro genitori. Come raccontato da un articolo della CBS dello scorso agosto, i nonni paterni biologici dei gemelli erano lontani, mentre da parte della madre una serie di lutti e dinamiche spiacevoli aveva escluso quel ramo della famiglia dalla crescita dei due piccoli. Così ecco che Surrogate Grandparents è intervenuto per costruire un ponte tra due mondi.
Già il primo incontro in un parco pubblico ha sciolto ogni esitazione, con i bambini l’hanno abbracciata subito. Oggi Nana J viaggia con loro, festeggia le ricorrenze e condivide la quotidianità. Anche dopo la nascita di una nipote biologica, Janet ha spiegato che il legame con i suoi nipoti surrogati non è cambiato: "Quei bambini sono i miei nipoti".
Legami che riempiono vuoti antichi
Per Deborah Whatley e suo marito Loyd, entrai nel gruppo nel 2019, la scelta di aderire all'iniziativa nasceva invece da una ferita profonda, ossia l'impossibilità di vivere il ruolo di nonni con i nipoti biologici. L’incontro con la famiglia Nelson ha così trasformato radicalmente la loro vita. Come raccontato al sito di Newsweek, Deborah e i Nelson si vedono regolarmente, si ospitano a vicenda e passano settimane intere insieme. Whatley parla di una svolta che ha riportato luce in una parte della sua vita diventata buia; per i Nelson, quel legame ha significato finalmente offrire ai figli, e a loro stessi, due autentiche figure genitoriali, solide e affettuose, come solo i nonni sanno essere.
Non solo affetto, ma anche sostegno concreto
In altri casi, come quello della fotografa Ania Zimnoch di San Francisco, il gruppo ha rappresentato un'ancora durante un periodo di grande fragilità personale. La separazione, una malattia e la perdita della madre avevano lasciato lei e la figlia senza una rete familiare sulla quale poter contare. Attraverso il gruppo sono così arrivate Christine e poi Bebe: due nonne surrogate che hanno contributo notevolmente alla crescita della figlia di Ania, non solo portandola per musei o facendola partecipare ai laboratori creativi, ma anche fornendo aiuti pratici, dai passaggi a scuola al supporto nei momenti di lutto."È stato bello sentirsi trattate come una benedizione e non come un peso", ha raccontato Zimnoch nel 2024 all'HuffPost.
Una famiglia scelta, imperfetta ma reale
Certo, non tutte le connessioni funzionano, e il rischio del rifiuto è parte del percorso. Alcuni legami si interrompono, altri non decollano mai. Ma per chi resta, la ricompensa è grande. Come ha detto una delle nonne del gruppo, essere pensati e scelti così intensamente "può essere enorme e profondamente curativo". E in un'epoca di famiglie frammentate e geograficamente disperse, Surrogate Grandparents USA dimostra che la famiglia, a volte, non si eredita, ma si costruisce.