Giocare a un videogame per aumentare il desiderio di fare figli: l’ipotesi in uno studio cinese

Per crescere un figlio senza pannolini da cambiare, notti insonni o spese impreviste basta accendere un videogioco. Può sembrare solo intrattenimento, eppure per alcuni giovani adulti queste simulazioni digitali stanno diventando uno spazio in cui sperimentare emozioni profonde legate alla genitorialità. Non si tratta soltanto di fantasia. Secondo una recente ricerca scientifica, prendersi cura di un bambino virtuale potrebbe influenzare, almeno in parte, anche il desiderio reale di avere figli.
A dirlo è uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology da un gruppo di ricercatori cinesi che suggerisce come i videogiochi di simulazione della vita da genitore possano contribuire a modellare il desiderio di avere figli, soprattutto tra i giovani adulti.
Il contesto: nascite in calo e nuove paure sociali
Lo studio ha sottolineato come in Paesi come la Cina (e la stessa Italia) il tasso di natalità continui a diminuire. Tra i 18 e i 35 anni cresce la riluttanza a sposarsi e mettere su famiglia, spesso per motivi economici (costo delle case, istruzione, stabilità lavorativa) ma anche per quella che gli studiosi definiscono "coscienza del rischio", vale a dire la percezione che la genitorialità comporti un'enorme perdita di libertà personale e notevoli pressioni finanziarie.
In questo scenario, l'intrattenimento digitale è diventato uno spazio centrale di socialità, tanto che alcuni esperti temono che possa sostituire relazioni reali. Altri, invece, ipotizzano che certe esperienze virtuali possano addirittura rafforzare il desiderio di costruire una famiglia.
Lo studio e il videogioco analizzato
Il progetto è stato guidato da Yuan Qi della Anhui Normal University e da Gao Jie, della Nanjing University, insieme ai colleghi Du Yun e Ding Yi Zhuo. I ricercatori hanno coinvolto 612 giocatori del videogioco "Chinese Parents", una simulazione in cui si cresce un figlio dalla nascita all'età adulta affrontando scuola, aspettative familiari e scelte di vita. L'obiettivo era capire se "allenarsi" virtualmente alla genitorialità potesse riflettersi nelle intenzioni reali. Per farlo sono stati misurati vari fattori psicologici come l' immersione nel gioco, l'identificazione con i personaggi, i legami parasociali (connessioni emotive unilaterali con figure fittizie) e il desiderio dichiarato di avere figli.
Il ruolo decisivo delle emozioni
I risultati mostrano un percorso psicologico preciso. L'immersione nel gioco, da sola, non modifica le intenzioni di vita. Tuttavia favorisce un senso di amicizia e identificazione con i personaggi digitali. Da qui nasce l'elemento chiave, ossia l'attaccamento emotivo. Quando i giocatori provano empatia e affetto per il "figlio virtuale", aumenta anche la loro apertura all'idea di diventare genitori nella realtà. Al contrario, analizzare razionalmente il personaggio, comprenderne motivazioni o difficoltà, non produce lo stesso effetto. In altre parole, è l'emozione, non la riflessione logica, a creare il ponte tra virtuale e reale.
Gli autori parlano di una "compensazione emotiva", dove l'ambiente digitale, più sicuro e controllabile di quello reale, permette di sperimentare gratificazioni affettive senza rischi concreti. Il gioco funzionerebbe quindi come una sorta di palestra emotiva della cura che, attraverso la simulazione, migliora la predisposizione degli utenti alle sfide dell'essere genitori.
Cosa ci dice davvero questo studio
Per quanto affascinante, la ricerca non ha portato prove sufficienti per costruire una solida teoria sull'argomento. Gli stessi studiosi invitano alla cautela. La ricerca fotografa infatti un momento preciso, non l'evoluzione dei comportamenti in un tempo prolungato e non dimostra un rapporto di causa-effetto. È infatti possibile che chi desidera già dei figli sia più attratto da giochi di questo tipo. Inoltre i dati derivano da questionari autovalutativi e da un titolo fortemente radicato nella cultura cinese, quindi non è certo che i risultati valgano altrove.
Per chiarire il fenomeno serviranno dunque studi longitudinali ben più approfonditi, capaci di seguire i giocatori negli anni e verificare se le intenzioni dichiarate si trasformino davvero in scelte di vita. Resta però un’indicazione interessante. Nel mondo contemporaneo, esperienze digitali e motivazioni biologiche non sono più sfere separate. Anche un videogioco può contribuire, almeno in parte, a plasmare il modo in cui si immagina il proprio futuro familiare.