Bimba muore a 4 anni per un’influenza, l’addio senza pace della madre: “Perché lei?”

Elora "Ellie" Ann Rudd aveva quattro anni, amava Frozen, il colore rosa, le caramelle Sour Patch Kids e fare balletti con i fratelli. La madre, Sarah, la descrive come una bambina energica, affettuosa, senza alcun problema di salute. Eppure, all'inizio di gennaio, la piccola è morta per le complicazioni di un'influenza che in pochi giorni si è trasformata in una vera e propria corsa contro il tempo. Una storia che oggi, numeri alla mano, negli Stati Uniti, non è più un'eccezione. Anche per questo Sarah ha voluto raccontare gli ultimi giorni della figlia, prima sui social e poi ai media americani, nella speranza che tragedie simili diventino sempre più rare.
Il contagio in famiglia e i primi segnali
L’influenza è arrivata nella casa dei Rudd, a Ogden, nello Utah, il giorno di Natale. La prima a finire allettata era stata Sarah, poi il padre Michael e, a catena, tutti e quattro i figli. Per Ellie, almeno all’inizio, sembra un'influenza come tante. Febbre, stanchezza, poi un'apparente ripresa. Il decorso però inizia improvvisamente a complicarsi. Compare una tosse strana, profonda, e i livelli di ossigeno iniziano a scendere.
Portata all'ospedale, Ellie risulta positiva sia all'influenza sia all'adenovirus, un virus respiratorio molto contagioso. I medici decidono così di tenerla in osservazione. "Pensavo che ci avrebbero rimandati a casa", racconterà poi la madre ai media americani. Invece, durante la notte, le sue condizioni peggiorano.
Dalla polmonite alla sepsi
Nel giro di poche ore, Ellie sviluppa una polmonite e poi una sepsi, una risposta infiammatoria eccessiva da parte dell'organismo che può comportare seri rischi per il paziente. La piccola viene trasferita d'urgenza in elicottero al meglio attrezzato Primary Children’s Hospital di Salt Lake City, dove viene subito ricoverata in terapia intensiva pediatrica. È sedata, collegata ai macchinari, sottoposta a terapie aggressive per tenere sotto controllo pressione e ossigenazione. Nonostante i tentativi dei medici, il corpo della bambina comincia però a cedere. Si formano coaguli nel cuore, mentre il rischio di emorragie impedisce interventi risolutivi.

Il 6 gennaio, una TAC rivela che Ellie ha subito un ictus massivo, con assenza di attività cerebrale in gran parte dell’emisfero sinistro. Non c'è più nulla da fare. I genitori decidono di interrompere il supporto vitale. Ellie muore tra le loro braccia, vestita con un abito da principessa azzurra, come Elsa, il personaggio che adorava.
"Ha combattuto così a lungo e con tanta forza", ha scritto la madre nel post su Facebook con il quale ha annunciato la scomparsa della sua bimba. Ellie lascia tre fratelli – Mary Jane, Kyler e la piccola Danielle – e una famiglia travolta da domande senza risposta. "Perché lei?", si chiede Sarah. Una domanda che pesa ancora di più sapendo che Ellie era "probabilmente la più sana" dei figli.
L'appello sui vaccini
Un altro dato emerge con forza: circa il 90% dei bambini morti per influenza quest’anno non era completamente vaccinato. "Stiamo vedendo cosa succede quando c’è una discrepanza tra il virus circolante e il vaccino, unita a una bassa adesione vaccinale", ha spiegato alla CNN il dottor Buddy Creech, infettivologo pediatrico della Vanderbilt University.
Anche la famiglia Rudd non aveva mai fatto il vaccino antinfluenzale. Oggi, dopo la perdita di Ellie, quella scelta viene rimpianta con dolore anche se, come ha riferito la stessa Sarah, forse l'aggressività della variante avrebbe comunque colpito la sua bambina. "Onestamente dico, fate il vaccino", dice la donna. "Anche solo per un po’ di tranquillità in più. Io non avevo mai avuto paura delle malattie. Adesso sì".
Un'ondata di influenza senza precedenti
La morte di Ellie si inserisce in un quadro più ampio, che gli esperti stanno monitorando da giorni con attenzione. Secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), dall’inizio della stagione influenzale almeno 32 bambini sono morti negli Stati Uniti, un numero destinato a crescere con l’aggiornamento dei dati statali. La stagione precedente aveva già segnato un record drammatico, con 289 decessi pediatrici. Il CDC segnala che i tassi di ospedalizzazione tra bambini e adolescenti hanno raggiunto il picco più alto degli ultimi 15 anni. A pesare è anche la diffusione di un nuovo ceppo virale, noto come subclade K, non perfettamente corrispondente alla composizione del vaccino stagionale.
Anche in Italia la variante K è stata la grande protagonista di questa stagione influenzale e benché i numeri dei contagi siano in continua diminuzione, per l'Istituto Superiore di Sanità è ancora troppo presto per dire che il picco sia ormai alle spalle. Tenere alta l'attenzione e rispondere alla campagna vaccinale rimangono dunque le parole d'ordine per evitare di replicare la complessa situazione americana.