Bastano 15 minuti per potenziare empatia e creatività nei bimbi: tutti i benefici della favola della buonanotte

Leggere la favola della buonanotte ai figli è ben più che un rito per favorire il riposo. Un numero crescente di studi indica che la lettura condivisa può sostenere lo sviluppo emotivo e cognitivo dei bambini. A confermarlo è una nuova ricerca australo-americana che ha esaminato gli effetti della lettura quotidiana sui bimbi tra i sei e gli otto anni, rilevando miglioramenti significativi nell'empatia cognitiva (la capacità di mettersi nei panni altrui anche senza provarne le stesse emozioni) e nella creatività già dopo due settimane di storie lette insieme ai genitori. Non solo. Contrariamente a quanto precedenti ricerche avevano suggerito, i benefici per i piccoli appaiono simili sia quando l'adulto si ferma a commentare o riflettere su ciò che è stato letto, sia quando si limita a proseguire la storia senza aggiungere spiegazioni o spunti di discussione.
La lettura come esercizio per l'empatia
L'empatia è una competenza complessa che comprende sia la capacità di comprendere i pensieri altrui sia quella di condividere emozioni. Secondo la neuroscienziata Erin Clabough, tra le autrici dello studio, non si tratta di un talento innato. "Empatia e creatività non sono doti con cui si nasce o meno, ma abilità che rispondono alla pratica, proprio come imparare a suonare il pianoforte", ha scritto l'esperta in un articolo di approfondimento pubblicato questi giorni sul sito The Conversation. Queste capacità svolgono un ruolo chiave nel benessere emotivo, nelle relazioni sociali e perfino nel successo scolastico. La creatività, inoltre, favorisce l’autocontrollo e la risoluzione dei problemi, perché consente di immaginare soluzioni alternative invece di fissarsi su una sola.
L'esperimento della buonanotte
La ricerca, pubblicata su PLOS One, ha coinvolto 41 bambini statunitensi e i loro genitori (o i caregiver). Per due settimane ogni famiglia ha letto ogni sera uno dei sette libri illustrati scelti dagli studiosi, tutti caratterizzati da piccoli conflitti narrativi utili a stimolare riflessioni e discussioni tra bimbi e adulti. Metà dei partecipanti adulti leggeva senza interruzioni, mentre l'altra metà si fermava una volta per porre alcune domande (come si sente il personaggio? cosa faresti al suo posto?). Prima e dopo il periodo di prova i bambini sono stati valutati con test standardizzati di empatia e creatività, calibrati sulla loro età.
Leggere ai figli è sempre un bene, anche se non si interagisce
Contrariamente alle aspettative iniziali, le pause riflessive non hanno prodotto un aumento generale maggiore di empatia rispetto alla semplice lettura lineare. Come ha sintetizzato Clabough, "non bisogna leggere in modo perfetto. Basta leggere". Tuttavia, entrambi i gruppi hanno mostrato progressi significativi nell'empatia cognitiva, nella creatività e nell’originalità delle idee. L'empatia emotiva, invece, è rimasta stabile, probabilmente perché, spiegano gli autori, coinvolge circuiti cerebrali più profondi e richiede tempi più lunghi per modificarsi. Le domande durante la lettura hanno comunque offerto un vantaggio specifico. I bambini a cui venivano poste generavano un numero più alto di idee nei test creativi, segno di una maggiore "fluenza" immaginativa.
L'immaginazione condivisa
Secondo Clabough, questi risultati mostrano che il valore principale risiede soprattutto nell'esperienza stessa della lettura condivisa. "Questi quindici minuti non servono solo a preparare i bambini a dormire o a insegnare loro a decifrare parole. Stanno costruendo connessioni neurali per comprendere gli altri e immaginare possibilità". Il dato appare particolarmente significativo se si considera che oggi solo il 37% delle famiglie legge ad alta voce ai figli tra sei e otto anni, spesso perché li ritiene già autonomi nella lettura.
Uno strumento semplice ma promettente
Lo studio presenta alcuni limiti, tra cui il campione ridotto, la durata breve e l'assenza di un gruppo di controllo senza lettura. Tuttavia i risultati suggeriscono che l'abitudine quotidiana di leggere insieme possa davvero rappresentare una strategia accessibile per sostenere lo sviluppo socio-emotivo dei più piccoli. Non sono emerse differenze tra maschi e femmine, e i benefici sono comparsi anche nei bambini che già avevano familiarità con i libri. In prospettiva, ulteriori ricerche dovranno verificare se gli effetti si mantengano nel tempo e se si traducano in comportamenti concreti.