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Accudire i nipoti aiuta il cervello: studio spiega perché fa bene alla memoria e al linguaggio dei nonni

Prendersi cura dei nipoti rallenta il declino cognitivo negli over 50, migliorando memoria e linguaggio. I benefici, maggiori per le nonne, dipendono però dalla qualità del clima familiare.
A cura di Niccolò De Rosa
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Accudire i nipoti non è solo un aiuto prezioso per le famiglie, ma può diventare anche una risorsa per la salute mentale dei nonni. A suggerirlo è uno studio pubblicato sulla rivista Psychology and Aging dall’American Psychological Association, che ha analizzato il legame tra la cura dei nipoti e il declino cognitivo nella popolazione over 50.

La ricerca parte da una constatazione sociale ormai diffusa: molti nonni svolgono un ruolo attivo nella gestione quotidiana dei bambini, accompagnandoli a scuola, aiutandoli con i compiti o occupandosi di loro in assenza dei genitori. I benefici per i nipoti che godono di queste cure sono ampiamente noti, così come i vantaggi logistici ed economici (i nonni, al contrario delle babysitter, non percepiscono una paga) per le famiglie. L'intento degli studiosi era quindi capire se questo impegno potesse avere effetti positivi anche su chi lo offre.

Lo studio: benefici per memoria e linguaggio

Per rispondere a questo interrogativo, il team guidato da Flavia Chereches, ricercatrice dell’Università di Tilburg nei Paesi Bassi, ha esaminato i dati di 2.887 nonni coinvolti nell'English Longitudinal Study of Ageing. Tutti avevano più di 50 anni, con un'età media di 67, vivevano in modo indipendente ed erano cognitivamente sani all'inizio dell'osservazione.

Tra il 2016 e il 2022 i partecipanti hanno compilato questionari e svolto test cognitivi in tre momenti diversi. Ai nonni è stato chiesto se avessero accudito i nipoti nell'anno precedente, con quale frequenza e attraverso quali attività, dal babysitting occasionale alla cura di bambini malati, dal gioco all'aiuto nei compiti, fino alla preparazione dei pasti o agli spostamenti quotidiani.

I risultati hanno mostrato che i nonni che si prendevano cura dei nipoti ottenevano punteggi più alti nei test di memoria e di fluenza verbale rispetto a chi non svolgeva alcuna attività di accudimento. Un vantaggio che rimaneva evidente anche tenendo conto di fattori come l'età, lo stato di salute e le condizioni socioeconomiche dei partecipanti. A colpire gli autori dell'indagine è stato soprattutto il fatto che non era la quantità di tempo dedicata ai nipoti a fare la differenza, poiché anche un impegno saltuario sembrava sufficiente per osservare benefici cognitivi. Come spiega Chereches, "ciò che conta di più per il funzionamento cognitivo sembra essere l'essere un nonno coinvolto, più che quanto spesso ci si prende cura dei nipoti o cosa si fa esattamente con loro".

Le differenze tra nonni e nonne

I ricercatori hanno anche sottolineato come i compiti di cura nei confronti dei nipoti sortiscano effetti leggermente diversi in base al genere. Le nonne, che in media si occupano dei nipoti più frequentemente e in modo più continuativo, mostrano un rallentamento più marcato del declino cognitivo nel tempo. All'inizio della ricerca avevano già migliori capacità di memoria e linguaggio rispetto alle coetanee non coinvolte nella cura, e questo vantaggio tendeva a ridursi più lentamente negli anni successivi.

Nei nonni uomini il quadro è leggermente diverso. Anche loro partivano con performance cognitive migliori rispetto ai cosiddetti "non caregiver", ma il ritmo di declino risultava simile a quello di chi non si occupava dei nipoti. Secondo i ricercatori, una possibile spiegazione risiede nelle diverse modalità di interazione. Le nonne sono spesso più coinvolte nell'accudimento fisico ed emotivo dei nipoti, mentre i nonni tendono a privilegiare le attività ludiche. Tale differenza di approccio potrebbe comportare diversi stimoli per il cervello e quindi effetti più o meno marcati.

Un beneficio che dipende dal contesto

Gli autori hanno però evidenziato che non tutte le esperienze di caregiving sono uguali. La qualità del contesto familiare gioca un ruolo fondamentale. "Fornire assistenza in modo volontario, all’interno di un ambiente familiare di supporto, può avere effetti diversi rispetto a una situazione vissuta come stressante o come un peso", avverte Chereches. In altre parole, quei nonni che si trovano a badare ai nipoti controvoglia, magari solo per dare una mano ai figli, potrebbero non godere dei medesimi vantaggi cognitivi di chi invece lo fa con trasporto.

In attesa di ulteriori ricerche, lo studio suggerisce che il rapporto quotidiano con i nipoti, fatto di gesti semplici e relazioni significative, possa rappresentare una forma naturale di "allenamento" per la mente. Un beneficio che si aggiunge ad altri già noti, come la riduzione della solitudine, un maggiore benessere emotivo e uno stile di vita più attivo. Un motivo in più per guardare al ruolo dei nonni come a una risorsa non solo sociale, ma anche di salute.

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