Tra e-bike, cicloturismo e destinazioni: quando la rivoluzione è su due ruote

C'è un momento preciso in cui un fenomeno smette di essere una tendenza e diventa struttura. Per la bicicletta a pedalata assistita, quel momento è già alle nostre spalle. La domanda oggi non è se le e-bike cambieranno il modo di viaggiare: lo hanno già fatto. La domanda riguarda i territori, gli operatori ricettivi, i consorzi turistici e le amministrazioni locali: siete pronti a raccogliere quello che questa rivoluzione silenziosa sta portando con sé?
L'ascesa della pedalata assistita
Le e-bike rappresentano circa il 15% di tutti i veicoli elettrici venduti nel mondo. In Italia, nel 2024 sono state vendute 274.000 unità con un incremento del +40% rispetto al 2019, e la quota sul mercato bici totale è passata dall'11% al 20% in soli cinque anni. Un cambio di paradigma, non una variazione congiunturale.
L'utente medio non è più il pensionato che vuole risparmiare fatica in pianura: è un quarantenne che vuole esplorare il Cilento o le Dolomiti senza rinunciare alla fisicità dell'esperienza. La tecnologia ha fatto il resto, motori silenziosi, batterie longeve, design curato, rendendo la e-bike un oggetto desiderabile, non solo funzionale.
Cicloturismo: da hobby a economia
Il cicloturismo ha generato nel nostro Paese 89 milioni di presenze nel 2024, con un incremento del +54% rispetto all'anno precedente. L'impatto economico si avvicina ai 9,8 miliardi di euro l'anno. Chi viaggia in bicicletta non sorvola il paesaggio: lo abita. Si ferma nei piccoli locali, dorme negli agriturismi, racconta sui social le strade percorse. Genera valore distribuito, capillare, esattamente ciò di cui borghi e aree interne hanno bisogno.
Il turismo italiano soffre da sempre di una patologia strutturale: la concentrazione dei flussi in poche settimane l'anno. Il cicloturismo rompe questa logica, perché la primavera e l'autunno, maggio, settembre, ottobre, sono le stagioni preferite dai biker, proprio quando le coste si svuotano. Un hotel che investe nell'accoglienza bike-friendly ha la concreta possibilità di riempire quelle stagioni di mezzo che pesano come un fardello sul conto economico annuale. Non come ipotesi: come pratica già in atto in molte destinazioni italiane.
La rastrelliera rossa che elettrifica le ciclovie
DINAclub è il primo network di ricarica dedicato alle e-bike in Italia, con oltre 260 punti distribuiti sul territorio nazionale. Il progetto si regge su tre elementi che si rafforzano a vicenda.
Il primo è digitale: grazie alla partnership con komoot, 44 milioni di utenti nel mondo, ogni punto DINAclub è visibile sulle mappe dell'app come stazione di ricarica e luogo di interesse. Scansionando il QR code sulla rastrelliera, il biker ottiene gratuitamente una mappa offline regionale e accumula punti gamification. Il secondo è comunicativo: ogni struttura aderente ottiene visibilità sul portale DINAclub, sui social del network e accesso a un marketing territoriale condiviso. Non si racconta la singola struttura: si parla del territorio intero. Il terzo è fisico: DINA e sponDINA sono le rastrelliere di design firmate da Makio Hasuike, premiato con il Compasso d'Oro, ospitano fino a sette biciclette e ricaricano contemporaneamente fino a tre e-bike. Non è solo funzionale: è un landmark, un segnale visivo di appartenenza a una community.
Soluzioni stand-alone: la ricarica dove nasce l'esperienza
Uno dei limiti storici dell'infrastruttura di ricarica è la dipendenza dalla rete elettrica. Le soluzioni stand-alone alimentate da fotovoltaico risolvono questo problema alla radice: masserie isolate nel Gargano, abbazie nelle Marche, agriturismi nelle valli occitane possono diventare punti del network senza investimenti infrastrutturali proibitivi. Ogni nuovo punto aggiunto aumenta il valore dell'intera rete: un percorso prima interrotto diventa transitabile, una destinazione prima irraggiungibile entra nel radar dei cicloturisti.
Un luogo che si posiziona come destinazione di cicloturismo sostenibile comunica valori precisi: cura per l'ambiente, qualità dell'esperienza, rispetto per i tempi lenti. I cicloturisti tendono ad avere reddito medio-alto, alta propensione alla spesa locale e forte fedeltà verso le destinazioni che li hanno accolti bene. Costruire un'immagine di territorio sostenibile non è greenwashing: è strategia di lungo periodo. Un cicloturista soddisfatto non è solo un cliente, è un media.
Dietro la crescita di tutta questa infrastruttura c’è anche il contributo di Repower, che negli anni ha scelto di affiancare allo sviluppo di soluzioni per l’energia e la mobilità elettrica un investimento concreto nel cicloturismo.
Dalla progettazione delle rastrelliere DINA alle collaborazioni digitali, fino all’integrazione con soluzioni fotovoltaiche e iniziative di promozione territoriale, l’azienda ha sostenuto un modello che mette insieme sostenibilità, accoglienza e innovazione.
Perché la rivoluzione è su due ruote. È silenziosa, alimentata a batteria, ha una rastrelliera rossa come quartier generale. Ed è già in cammino lungo le strade più belle d'Italia.