Smontare i miti: cosa dicono veramente dati, sondaggi e normative sull’auto elettrica

C'è un paradosso al cuore della transizione elettrica italiana. Da un lato, le auto a batteria si moltiplicano sulle strade europee, i costruttori investono decine di miliardi nella loro diffusione e le normative ambientali puntano con decisione all'elettrificazione del trasporto. Dall'altro, la stragrande maggioranza degli automobilisti italiani ammette di non sapere praticamente nulla di concerto su come funziona un'auto elettrica, quanto costa mantenerla, se è davvero sicura o se la sua batteria durerà abbastanza da giustificare l'acquisto.
Il risultato è che le decisioni, compresa quella di non decidere, vengono prese nel vuoto informativo. E nel vuoto informativo prosperano le leggende metropolitane.
Il dominio del passaparola
Meno di un italiano su cinque si sente adeguatamente informato sulle auto elettriche, mentre il 39% si affida principalmente al passaparola come fonte primaria di aggiornamento. Sono numeri che raccontano qualcosa di più profondo di una semplice lacuna tecnica: fotografano un sistema dell'informazione che, su questo tema, ha finora faticato a costruire un racconto basato sui dati reali.
Il passaparola non è di per sé un male, ma è uno strumento fragile quando deve veicolare concetti tecnici complessi. Un incidente spettacolare, un video virale di una batteria in fiamme, un commento condiviso da un amico, bastano pochi stimoli per strutturare un'opinione che poi si consolida nel tempo, resistendo anche alle smentite più documentate. Il problema, in sintesi, non è che gli italiani siano disinformati per pigrizia o malafede: è che non esiste ancora un ecosistema di informazione strutturato e accessibile capace di accompagnarli con continuità nel ciclo di comprensione di questa tecnologia.
Il mito degli incendi
Partiamo dalla paura più radicata: le auto elettriche bruciano facilmente e, quando bruciano, sono inestinguibili. È una narrazione potente, amplificata da ogni singolo episodio ripreso dai media. Ma i dati la smontano con una chiarezza disarmante.
Secondo uno studio dell'Agenzia svedese per le Contingenze Civili, i veicoli elettrici hanno una probabilità 20 volte inferiore di prendere fuoco rispetto ai modelli con motore a combustione interna. Tradotto in numeri: solo 25 veicoli elettrici su 100.000 subiscono danni da incendio, contro 1.530 auto termiche sulla stessa base numerica. I dati di Londra confermano la tendenza: nel 2023 si sono registrati 493 incendi di auto a benzina e 138 di auto diesel, contro appena 7 che hanno coinvolto veicoli elettrici.
La percezione opposta si spiega facilmente: gli incendi delle batterie agli ioni di litio sono visivamente spettacolari e difficili da gestire per i vigili del fuoco, il che li rende notiziabili. Ma la spettacolarità dell'evento non è sinonimo di frequenza. In termini statistici, un automobilista che guida un veicolo termico ha una probabilità significativamente più alta di essere coinvolto in un incendio rispetto a chi guida un'auto elettrica. Il rischio esiste, e sarebbe disonesto negarlo, ma è sistematicamente sovrastimato da chi si informa soltanto attraverso i canali dell'emotività.
Il mito della batteria che si esaurisce
Il secondo grande spauracchio è la batteria: si degrada rapidamente, perderà autonomia nel giro di qualche anno, e alla fine il costo della sostituzione renderà l'auto inutilizzabile. Anche qui, i dati portano a conclusioni molto diverse da quelle della narrazione comune. Lo studio Geotab, condotto su oltre 22.700 veicoli elettrici di 21 marchi diversi, ha misurato un degrado medio annuo delle batterie pari al 2,3%. Significa che dopo dieci anni un'auto elettrica avrà perso circa il 23% della capacità originaria, conservando quindi oltre tre quarti dell'autonomia iniziale. Non è un risultato marginale: è paragonabile, se non superiore, al degrado che subiscono nel tempo le componenti meccaniche di un motore termico. E il degrado può essere ulteriormente contenuto adottando comportamenti virtuosi nella ricarica: privilegiare la corrente alternata rispetto alle colonnine ultra-rapide ad alta potenza DC mantiene il tasso di perdita intorno all'1,5% annuo.
Il tema del riciclo completa il quadro. Le batterie esauste non sono una bomba ambientale in attesa di esplodere: sono un giacimento di materiali preziosi. I nuovi processi industriali permettono già oggi di recuperare oltre il 92% dei metalli critici, nichel, cobalto, manganese, con prestazioni paragonabili a quelle dei materiali vergini. Le proiezioni di Transport & Environment indicano che entro il 2030 l'Europa potrebbe ricavare dal riciclo il 14% del litio, il 16% del nichel e fino al 25% del cobalto di cui ha bisogno per la produzione di nuove auto elettriche. Le batterie, insomma, non finiscono in discarica: entrano in un ciclo virtuoso di seconda vita che ne prolunga il valore, economico e ambientale, ben oltre il loro utilizzo veicolare.
Il paradosso della percezione italiana
Il sondaggio YouGov commissionato da Repower restituisce un ritratto degli automobilisti italiani che è, a modo suo, incoraggiante quanto contraddittorio. Da un lato, emerge la conferma delle distorsioni cognitive: gli italiani tendono sistematicamente a sottostimare l'autonomia reale dei veicoli elettrici, che nei modelli moderni supera spesso i 400-500 km nel ciclo reale, e a sovrastimare i costi di ricarica, che in realtà risultano significativamente inferiori rispetto al pieno di benzina su basi chilometriche comparabili. Dall'altro lato, un dato sorprendente: un italiano su due valuta seriamente di acquistare un'auto elettrica o ibrida, segnale che l'interesse c'è, è concreto e va ben oltre i confini degli early adopter tecnologici.
Questo dato si intreccia con quanto rilevato dall'EY Mobility Consumer Index 2024: il 65% degli italiani dichiara l'intenzione di acquistare un veicolo elettrificato, collocando il nostro Paese al sesto posto nella classifica mondiale per propensione all'acquisto di auto a zero o basse emissioni. Il gap tra intenzione e acquisto reale non è quindi determinato dalla mancanza di interesse, ma dalla persistenza di dubbi e paure che un'informazione più strutturata e continua potrebbe, e dovrebbe, sciogliere.
Dall'informazione all'azione
Il ciclo distorto dell'informazione sull'elettrico si rompe soltanto con un cambio di paradigma: non basta correggere singole fake news, occorre costruire ambienti in cui la conoscenza si sedimenta nel tempo, accessibile a tutti e declinata in formati diversi.
Podcast che approfondiscono i dati tecnici in modo narrativo, mappe concettuali che rendono visibili le connessioni tra tecnologia, economia ed energia, interviste a esperti che parlano la lingua degli automobilisti reali, strumenti digitali interattivi che permettono di calcolare in prima persona costi e benefici: è questo il tipo di ecosistema informativo di cui il mercato italiano ha bisogno per trasformare la curiosità latente in scelte consapevoli.
È esattamente l'approccio scelto da Repower, che con il suo White Paper sulla mobilità sostenibile e un programma editoriale dedicato, ha costruito un modello di comunicazione basato sui dati, non sulle emozioni, uno spazio dove i miti si smontano uno per uno, e dove ogni italiano che vuole capire davvero può trovare le risposte che il passaparola non sa dare.