Romantico o pericoloso? I giovanissimi fanno fatica a distinguere l’amore dal controllo

Ci si scambia cuoricini su Whatsapp e poi si chiede di attivare la geolocalizzazione, si condividono foto nelle storie di Instagram che diventano deep-fake condivisi con tutta la rubrica, si dà o riceve uno schiaffo giustificandolo come un gesto d'affetto. Nel mondo onlife di milioni di giovani e giovanissimi il romanticismo si intreccia con dinamiche di controllo e possesso, un misunderstanding generazionale che rischia di aumentare la violenza di genere. D'altronde l'adolescenza è da sempre un periodo delicato in cui le emozioni esplodono senza un vero filo logico, travolgono e confondono, e spesso è difficile anche solo dar loro un nome, ma oggi questo percorso di scoperta avviene sotto lo sguardo costante dei social network.
GenZ e Gen Alpha hanno imparato a codificare le loro sensazioni in un linguaggio del tutto nuovo, una lingua che gli adulti fanno fatica a tradurre. Ci si parla attraverso emoji, meme, sticker e brainrot, con slang che si rinnovano di settimana in settimana. E allora le “green flag” si confondono con le “red flag”, si fa fatica a capire che la “situationship” può essere una forma di manipolazione, o peggio si attuano o subiscono dei veri e propri comportamenti disfunzionali e pericolosi. I primi amori oggi sono sospesi tra l'adrenalina di un nuovo messaggio e l'ansia di dover rispondere nell'immediato, il confine tra cura e controllo si assottiglia pericolosamente e allora se il partner vuole sempre sapere con chi parli o chi sei… vorrà dire che ci tiene davvero.
Nel report “Stavo solo scherzando”, Nuove evidenze sulla violenza nelle relazioni tra Adolescenti, la fotografia è chiara: il 25% degli adolescenti è stato spaventato almeno una volta con atteggiamenti violenti come schiaffi, pugni, spinte o lancio di oggetti; il 23% degli intervistati considera la gelosia un segno d'amore; un adolescente su tre è stato geolocalizzato dal partner. Dati che rivelano che ragazzi e ragazze in molti casi imparano e riproducono copioni di un repertorio violento, con il risultato che dinamiche di possesso, controllo e aggressività nelle relazioni affettive rischiano di venire giustificate, normalizzate e messe in atto sia dai ragazzi che dalle ragazze. Non solo, nel nuovo Dossier 2026 si parla anche di catcalling, sperimentato dal 66% delle ragazze almeno una volta, e della normalizzazione dei comportamenti violenti: il 55% pensa che chi fa body shaming viene spesso difeso con la scusa "stava solo scherzando; al 28% è capitato che fossero condivise sue immagini senza consenso, mentre il 28% racconta di aver avuto incontri intimi occasionali dopo aver bevuto senza ricordarsi bene le circostanze.
Appare abbastanza chiaro come questa generazione stia crescendo in un ecosistema relazionale in cui tutto è visibile, condivisibile e commentabile, ma dove diventa necessario individuare uno spazio per imparare cosa significhi davvero rispetto reciproco, autodeterminazione e consenso. Save the Children chiede da tempo, e a grande voce, che venga introdotta l'educazione all'affettività e alla sessualità nelle scuole, anche attraverso la campagna “Facciamolo in classe”. Per l'organizzazione, impegnata da oltre 100 anni nella salvaguardia dei bambini, educare i più giovani alle emozioni, alle relazioni, al rispetto e al consenso, anche online, è una necessità urgente, per stabilire relazioni sane, prevenire atteggiamenti e comportamenti discriminatori, ridurre il rischio di violenze e abusi. Una adeguata educazione emotiva e relazionale aiuta a riconoscere il confine tra amore e controllo: imparare a farlo può proteggere sé stessi e chi si ama.
Se si subisce violenza è possibile trovare aiuto presso i centri specializzati: Centri-Sportelli anti-violenza; o telefonare al numero nazionale anti-violenza/stalking: 1522. Attivo h24, multilingue, gratuito, sia da rete fissa che mobile.