Il mercato e gli italiani: quando l’elettrico smette di essere una nicchia

Nel 2025 il mercato italiano delle auto elettriche ha imboccato una traiettoria di crescita solida. La quota di vetture 100% elettriche (BEV) sulle nuove immatricolazioni è salita al 6,2%, in crescita di due punti rispetto al triennio precedente, con un "mini-boom" finale: 12,1% a novembre e 11% a dicembre, trainati dagli incentivi statali. In termini assoluti parliamo di 94.000 nuove auto elettriche, +46% sul 2024, in un mercato sceso del 2,1% e ancora del 20% sotto i volumi del 2019. Cresce il segmento più innovativo in un contesto di crisi strutturale dell'automotive, con una produzione nazionale tornata ai livelli degli anni Cinquanta.
In Europa, nel 2025 i BEV hanno raggiunto in media il 16-17% delle nuove immatricolazioni UE, con numerosi Paesi del Nord oltre il 20-25%. A livello globale sono stati venduti 20,7 milioni di veicoli elettrici, +20% sul 2024, con la Cina che ha immatricolato 12,9 milioni di unità portando l'elettrico vicino al 50% delle nuove targhe. La scelta di Repower di mettere al centro del White Paper il racconto "post-ideologico" della mobilità elettrica, fatta di dati e soluzioni concrete, diventa un modo per leggere queste luci e ombre come un'opportunità.
L’Italia tra incentivi, ibrido di massa e ritardo strutturale
Per capire la specificità italiana bisogna considerare tre dinamiche: l'esplosione delle ibride, l'impatto degli incentivi e il calo della produzione domestica. Nel 2025 un'auto nuova su due è ibrida: le HEV (Hybrid Electric Vehicle – Veicolo Ibrido Elettrico) e MHEV (Mild Hybrid Electric Vehicle (Veicolo Ibrido Leggero): arrivano al 44,4% di share, con un 6,5% di plug-in hybrid (PHEV). Benzina e diesel scendono al 24,3% e 9,4%, ma lo spazio viene occupato dalle tecnologie di transizione, non dal full electric.
Come spiega nel white paper Francesco Zirpoli, direttore del CAMI di Ca' Foscari, non è il consumatore a "bocciare" l'elettrico: è l'offerta che nei segmenti A e B non propone modelli BEV a prezzi compatibili con il reddito del Sud Europa. Gli incentivi straordinari del 2025 hanno dimostrato l'elasticità della domanda. Il click day di ottobre ha assegnato 595 milioni di euro in 55.000 voucher, coprendo fino al 30% del prezzo di vetture fino a 35.000 euro.
Motus-E e UNRAE sottolineano che senza programmazione pluriennale e incentivi stabili, il mercato rischia di rallentare. Sul fronte industriale, la produzione Stellantis è scesa a 379.000 veicoli, -20% in un anno. La crisi deriva dal crollo delle commesse e dalla sotto-dimensione delle imprese italiane rispetto ai concorrenti europei. Qui si innesta Repower, che non produce veicoli ma contribuisce a creare le condizioni infrastrutturali, tecnologiche e culturali perché la domanda di mobilità elettrica non sia solo una parentesi legata agli incentivi.
Un’Europa elettrica a più velocità
La fotografia europea racconta una transizione già in fase intermedia. Secondo ACEA, nei primi undici mesi del 2025 i BEV hanno raggiunto il 16,9% delle nuove immatricolazioni, mentre le ibride HEV sono salite al 34,6%. In Germania le targhe full electric sono aumentate del 39-41%, superando le 430.000 unità. Il Green Deal e il pacchetto Fit for 55 chiedono di ridurre le emissioni del 15% dal 2025, del 55% dal 2030 e di raggiungere una riduzione del 90% delle emissioni entro il 2035 rispetto ai livelli del 2021, azzerando le vendite di veicoli termici. Tuttavia il phase-out del 2035 è sotto attacco politico, con diversi Stati che chiedono di rivedere tempi e modalità.
Motus-E suggerisce un cambio di paradigma: meno incentivi "a pioggia", più politiche industriali che leghino le risorse alla trasformazione di stabilimenti e filiere. Il successo della transizione non si misurerà solo in quote di mercato, ma nella capacità di tradurre obiettivi climatici in strategie industriali coerenti.
Geopolitica dell’elettrico: tra dazi, BYD e la guerra delle percezioni
La Cina ha tolto i sussidi diretti alla sua industria EV: i veicoli a nuove energie sono usciti dall'elenco delle industrie strategiche 2026-2030. Nel 2024 le vendite hanno superato gli 11 milioni di unità, sfiorando il 44% delle nuove immatricolazioni. L'Europa ha risposto con dazi anti-sussidi fino al 35-45%. BYD è diventata nel 2025 il primo costruttore mondiale, con 2,26 milioni di BEV venduti, sorpassando Tesla anche in Europa grazie a citycar aggressive sui prezzi.
Gli Stati Uniti hanno introdotto dazi fino al 145% sui beni cinesi e del 27,5% sulle auto europee, rimuovendo il credito d'imposta da 7.500 dollari per i BEV. Nel sondaggio YouGov per Repower, l'UE resta la provenienza preferita, seguita da Giappone e Cina.
Repower interpreta questi scenari traducendoli in strategie di approvvigionamento e soluzioni che riducano il rischio percepito.
Che cosa vogliono davvero gli italiani (e cosa li frena)
Solo il 17% degli italiani possiede un'auto green, ma il 51% considererebbe un veicolo sostenibile per il prossimo acquisto: la domanda potenziale è tre volte l'attuale base utenti.
Il 62% indica il prezzo elevato come ostacolo principale, percentuale che sale al 73% tra i redditi alti. Meno di un italiano su cinque si sente ben informato sull'elettrico, mentre il 39% indica il passaparola come fonte principale.
Repower si inserisce in questo scenario come "curatore" di un ecosistema informativo, proponendo la decima edizione del White Paper sulla mobilità sostenibile, il podcast "Rumors d'Ambiente" e contenuti digitali per trasformare l'interesse potenziale in scelte concrete, spingendo così l'elettrico verso una diffusione sempre più ampia e quotidiana.