Dove finiscono gli Pneumatici Fuori Uso? La filiera circolare che (forse) non conosci

Non tutti lo sanno, ma ognuno di noi, nel suo piccolo, contribuisce al riciclo degli pneumatici non più utilizzabili. Grazie al “contributo ambientale” i cosiddetti PFU vengono già raccolti e trasformati trovando nuova vita, ma la sfida rimane quella di sensibilizzare e informare i cittadini sul valore del riciclo di questa risorsa preziosa.
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Gli pneumatici sono un prodotto tanto tecnologicamente avanzato quanto complesso da trattare una volta arrivati alla loro naturale “fine vita”, cioè quando usurati e non più utilizzabili su strada.

In Italia, ogni anno, ne abbiamo da smaltire circa 420 mila tonnellate, provenienti da auto, camion, mezzi industriali o moto. Un numero importante e costante, che ci mette di fronte a una sfida altrettanto grande: come fare a valorizzare quello che spesso viene visto come rifiuto, trasformandolo in una risorsa preziosa? La filiera degli Pneumatici Fuori Uso (PFU) è un modello virtuoso di economia circolare che funziona, un viaggio affascinante che ci rende tutti protagonisti.

Cos'è il contributo ambientale PFU?

Ogni volta che acquistiamo uno pneumatico troviamo sullo scontrino anche una piccola quota aggiuntiva che servirà, a tempo debito, a coprire i costi di ritiro, trattamento e recupero di quel PFU. È un piccolo contributo ambientale, appunto, che però ha già fatto un'enorme differenza negli ultimi quindici anni. È stato infatti introdotto nel 2011 con il Decreto Ministeriale n.82 che ha obbligato produttori e importatori di pneumatici a farsi carico della raccolta e dello smaltimento di questo prodotto così versatile una volta riciclato. L'Italia è ad oggi considerato uno dei Paesi più virtuosi in Europa per la gestione degli Pneumatici Fuori Uso, dando vita a una filiera produttiva estremamente efficace, anche se quasi invisibile ai nostri occhi.

Il Consorzio che si occupa di valorizzare i PFU

Quasi senza accorgercene, infatti, gli pneumatici che non possiamo più usare tornano intorno a noi sotto forma di asfalto modificato, pavimentazione sportiva, elementi di arredo e tanto altro ancora. Uno dei principali operatori del settore su tutto il territorio nazionale è Ecopneus, la società consortile senza scopo di lucro costituita proprio dai principali produttori e importatori di pneumatici, che dal 2011 ha già riciclato oltre 3 milioni di PFU (Report Sostenibilità 2025 Ecopneus). Il viaggio degli pneumatici giunti a fine vita inizia dalla raccolta: officine e gommisti si occupano di trattenerli e richiedere il ritiro attraverso la piattaforma dedicata di Ecopneus. Una volta arrivata la richiesta, il Consorzio organizza il ritiro grazie alla rete di trasportatori e impianti autorizzati sparsi su tutto il territorio, e infine i PFU raggiungono gli impianti di trattamento dove ogni loro parte viene valorizzata.

Un solo pneumatico, tante nuove vite

Gli pneumatici sono composti in gran parte di gomma sintetica della migliore qualità, resistente e flessibile. Così da questa gomma riciclata si ottiene una sorprendente varietà di nuove applicazioni, in piena ottica di economia circolare. Una volta trasformata in granuli di diverse dimensioni può essere infatti riutilizzata per diventare asfalto modificato per strade più sicure e silenziose, superfici sportive, pavimentazioni antiurto per parchi giochi, e ancora isolanti acustici per edifici o arredo urbano di design. Anche l'acciaio e le fibre tessili di cui sono composti gli pneumatici diventano nuove risorse, e perfino quando il recupero della materia non è possibile, Ecopneus utilizza gli pneumatici stessi per il recupero energetico, sostituendo i combustibili fossili in alcuni processi industriali.

Insomma, il viaggio dei PFU è l'esempio concreto di un sistema che riesce a trasformare un possibile problema ambientale in una filiera dal grande valore economico e occupazionale facendo una cosa semplicissima: immaginare per ogni cosa un nuovo inizio.

Contenuto pubblicitario a cura di Ciaopeople Studios.
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