Cani e gatti come beni di lusso: la tassazione folle sta uccidendo il diritto alla cura
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4 famiglie su 10 in Italia hanno scelto di vivere con un cane o un gatto. Per chi li accoglie in casa diventano membri della famiglia a tutti gli effetti, con cui si instaura un rapporto di amore e fiducia che dura, per l’animale, per tutta la vita. Infatti, la relazione con cani e gatti rappresenta sempre più un legame affettivo profondo con effetti positivi documentati sul benessere psicologico e sulla salute delle persone. Vivere con un animale può contribuire, ad esempio, a ridurre del 15% il ricorso alle visite mediche negli anziani, con un risparmio stimato per il Servizio Sanitario Nazionale di circa 4 miliardi di euro l’anno (Assalco Zoomark, 2025).
Ma prendersene cura è diventata una spesa in costante aumento: dal cibo alle visite veterinarie di routine, passando per prodotti per l'igiene e il gioco, o peggio quando si devono affrontare spese per cure veterinarie specialistiche, non si tratta più di una variazione minima nel bilancio famigliare: la spesa da affrontare arriva a diventare per molte famiglie un problema. Le famiglie sono infatti penalizzate da una fiscalità ingiusta che tratta cibo e cure veterinarie come beni di lusso, con un’iva al 22% quando, giustamente, quella sul cibo per umani è al 4% mentre quella sulle cure mediche è zero.
Stando allo studio di REF Ricerche commissionato da LAV e che analizza l’impatto sociale, sanitario ed economico della presenza di animali familiari nelle case italiane, il costo medio per una famiglia è di circa 600 euro l’anno per un solo animale, con un giro di affari pari ai 7 miliardi di euro per il comparto Pet. Ma cosa accade quando una famiglia non può affrontare una spesa simile? Il 23% delle persone rinuncia ad accogliere un nuovo animale, e quando l’animale è già in famiglia e la cifra non è sostenibile, il 10% delle famiglie decide di separarsi dal cane o dal gatto. (Eurispes – Rapporto Italia 2025).
LAV, che da quasi 50 anni si batte affiche ogni animale abbia dignità, libertà e vita, ha lanciato da qualche giorno la campagna “Cani e gatti: cure e diritti, non privilegi” per chiedere al Governo un fisco più equo e politiche strutturali di veterinaria sociale che garantiscano il diritto alla cura per tutti gli animali, indipendentemente dalle condizioni economiche delle persone con cui vivono. Garantire cure accessibili significa infatti prevenire abbandoni, ridurre i costi sociali legati al randagismo e rafforzare un modello di convivenza fondato su rispetto, responsabilità e benessere condiviso, in linea con l’approccio One Health, che riconosce il legame tra salute animale, salute umana e salute dell’ambiente. Come si legge sul sito, “questa è una scelta di giustizia sociale e di responsabilità collettiva”.
Su Lav.it è possibile ancora firmare per chiedere a Governo e Parlamento di ridurre l’IVA sul cibo per animali e azzerarla sulle spese veterinarie, e alle Regioni di aprire ambulatori di veterinaria sociale.