520 milioni di bambini vivono la guerra, violazioni aumentate del 30%

Sono dati allarmanti, quelli che emergono dal report annuale di Save the Children, l’Organizzazione a tutela di bambini e adolescenti. Secondo il rapporto “Stop the war on children: security for whom?” 1 minore su 5 al mondo vive in zone di conflitto, e le gravi violazioni accertate in queste aree sono aumentate del 30% solo nel 2024, segnando un triste record.
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Mentre nella nostra parte di mondo il Natale si avvicina, e i nostri bambini si preparano a scartare i regali sotto l'albero, a poche migliaia di chilometri da noi altri bambini vivono invece il terrore della guerra. Nel 2024 è stato registrato il numero record di 520 milioni di minori presenti in zone di conflitto attivo, pari a oltre 1 bambino su 5 a livello globale. Nello stesso anno si è registrato anche il maggior numero di guerre tra Stati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, e un aumento del 30% rispetto al 2023 di gravi violazioni contro i minori nei conflitti: parliamo di uccisioni, mutilazioni, aggressioni sessuali, reclutamento forzato, rapimenti, attacchi a scuole ed ospedali e diniego di accesso umanitario. Circa il 70% in più se confrontiamo i dati al 2022.

Sono questi i numeri terribili che mette nero su bianco il nuovo rapporto Save the Children Stop the war on children: Security for Whom?. L'organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini di tutto il mondo, si trova ad affrontare oggi un'emergenza senza pari. Durante il 2024 sono stati 61 i conflitti che hanno messo sotto attacco l'infanzia. Oltre la metà delle violazioni si è tuttavia verificata in quattro luoghi: nel Territorio Palestinese Occupato, nella Repubblica Democratica del Congo, in Nigeria e in Somalia. I numeri sono così grandi che potremmo addirittura far fatica a immaginarli, ma nel concreto parliamo in media di 78 bambini (più di sette squadre di calcio) che ogni giorno, subiscono gravi violazioni con gli aiuti necessari spesso bloccati a pochi metri da loro e nessun posto sicuro in cui trovare rifugio.

Che i propri figli possano essere in pericolo è il terrore di qualsiasi genitore, tanto che questo desiderio universale e tanto antico unisce madri e padri in ogni parte del mondo. Ogni giorno ci informiamo, ci documentiamo e ci impegniamo concretamente per garantire ai nostri bambini la sicurezza e la felicità. Eppure, in molte parti del mondo, i genitori sono inermi davanti all'ingiustizia della guerra. Nei luoghi dove è in atto un conflitto armato mamme e papà non hanno a che fare con un boccone andato di traverso o una sbucciatura al ginocchio, ma piuttosto con ustioni da bomba, ferite da proiettili, e amputazioni d'emergenza. Spesso la guerra non toglie solo l'infanzia ai bambini, ma anche i loro stessi genitori, gli stessi che cercano disperatamente di salvarli.

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Non sono immagini da film, ma vita quotidiana per milioni di persone. Per questo il report non si limita a restituire dati e statistiche, ma racconta le storie di alcune di queste vite spezzate. Quella di Dieu, di 13 anni, che dopo l'attacco a una chiesa nella Repubblica Democratica del Congo ha testimoniato: “Tra le quattro e le cinque del mattino ho sentito pianti e urla, alcuni soldati urlavano che saremmo morti tutti, ho avuto molta paura”. Uno dei suoi fratelli è stato ucciso e gli altri due sono stati presi in ostaggio dagli aggressori. Oppure la storia di Ali, costretto a fuggire dal nord di Gaza con i suoi sette fratelli, così gravemente malnutrito da aver sviluppato una grave malattia alle ossa che gli impedisce di camminare. E ancora, le storie di milioni di altri bambini che non possono più rimanere inascoltate.

Nelle battute finali del report emerge chiara una domanda: mentre le spese militari aumentano, così come la vendita di armamenti, quale sicurezza stiamo proteggendo? “Save the Children invita gli Stati a rispettare il diritto internazionale umanitario, a garantire un accesso umanitario sicuro, ad aumentare i finanziamenti mirati per i bambini nelle emergenze e ad approvare e attuare trattati e dichiarazioni chiave che tutelino i minori e l’istruzione nelle zone di guerra”, ha dichiarato Inger Ashing, direttrice generale di Save the Children International.

Contenuto pubblicitario a cura di Ciaopeople Studios.
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