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Zoe Trinchero
Zoe Trinchero

Ciao,

Ti è piaciuto questo episodio di STREGHE?

in questa nuova puntata di Streghe volevo parlarti di un progetto molto bello per donne e persone trans* nato a Roma. E invece ho dovuto posare la penna e scrivere dell’ennesimo femminicidio e dell’ennesima ragazza a cui è stato impedito di vivere perché un uomo non sa accettare un ‘no’.

Zoe Trinchero aveva 17 anni. È stata uccisa da un 20enne suo conoscente (smettiamo di usare la parola ‘amico’ colleghi? Grazie) ed ex di una delle sue migliori amiche, che ne ha confermato l’indole violenta e possessiva. Alex Manna ha ucciso Zoe Trinchero perché la ragazza avrebbe rifiutato un suo approccio: lui allora l’ha presa a pugni (faceva boxe come ha spiegato agli inquirenti) e l’ha poi gettata nel fiume che attraversa Nizza Monferrato, facendole fare un volo di quattro metri. Il corpo della giovane è stato trovato poco dopo proprio dagli amici, che si erano attivati per cercarla. Anche Manna, nel tentativo di depistare le indagini, ha partecipato alle ricerche, fingendosi disperato: secondo quanto raccontato dagli altri ragazzi, sarebbe stato addirittura il primo a gettarsi in lacrime sul corpo della 17enne non appena il cadavere è stato individuato.

Su questo ennesimo femminicidio ci sono molte riflessioni da fare. Ancora una volta ci troviamo davanti a un uomo incapace di accettare e gestire un rifiuto, che non riconosce alle donne il diritto di autodeterminarsi e che interpreta il ‘no' come un affronto personale. Una reazione che affonda le radici in una visione di possesso e di superiorità, in cui la libertà della donna diventa una minaccia al proprio ruolo e ai privilegi che si ritengono acquisiti, fino ad arrivare all’idea estrema di eliminare chi mette in discussione quel dominio.

Si tratta sempre dello stesso schema che vediamo ripetersi, uguale a sé stesso, femminicidio dopo femminicidio. E sì, anche se la procura – allo stato attuale, mentre scrivo, e non sappiamo se le cose cambieranno – non ha ancora contestato il reato di femminicidio, è evidente la matrice di questo delitto. Non perché mi interessi che Manna venga condannato all’ergastolo – credo che una visione meramente punitiva e giustizialista non abbia senso in nessun tipo di reato – ma perché siamo di fronte a un delitto che, ancora una volta, affonda le sue radici nell’odio di genere.

Altra cosa che mi preme dire: Alex Manna è molto giovane. Negli ultimi anni abbiamo visto progressivamente abbassarsi l’età delle persone che commettono femminicidi (Filippo Turetta, Mark Samson, Stefano Argentino, Alessio Tucci) anche particolarmente efferati. Si tratta di un campanello d’allarme nemmeno troppo nascosto, anzi, mi si permetta di dire che è grosso quanto una casa e ci suona in faccia 24 ore al giorno. Eppure abbiamo un governo che continua a sostenere che l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole non sia necessaria e che, qualora dovesse essere introdotta, debba prima passare dal consenso delle famiglie. Proprio quelle famiglie che, troppo spesso, sono il primo luogo in cui la violenza viene appresa e trasmessa. Un capolavoro, non c’è che dire.

Ma c’è un’altra cosa che voglio dire sul femminicidio di Zoe Trinchero, e che riguarda noi come società. Una società che dovrebbe riconoscere il proprio razzismo interiorizzato e la tendenza a puntare il dito contro il colpevole perfetto. Ossia quello nero e anche con presunti problemi mentali. Chi meglio di lui per sfogarsi? Quando Alex Manna ha indicato Naudy Carbone come autore del femminicidio nessuno ha avuto mezzo dubbio. Questo nonostante Manna sia stato l’ultima persona con cui Trinchero è stata vista, e nonostante la versione di una fantasiosa aggressione da parte dell’uomo avesse buchi da tutte le parti. "Ho detto in giro che poteva essere stato lui perché si sa che è un po' strano. Mi spiace, ho fatto male", dirà poi il ragazzo. Intanto una folla di 50 persone si era presentata a casa di Carbone con mazze e bastoni per linciarlo, e se non fossero intervenuti i carabinieri forse ci sarebbero pure riusciti. Carbone nemmeno conosceva Trinchero: la sera che Manna l’ha uccisa era a casa sua a lavorare, ha ordinato una pizza e ha passato una serata come tante. Vive in quel posto da anni, eppure nessuno si è fatto due domande, nessuno si è fatto prendere dal dubbio, ed è stato quasi ammazzato. Perché? Perché agli occhi di questa società profondamente razzista e patriarcale, il colpevole dell’uccisione di una 17enne non può essere altro che uno sconosciuto, meglio se nero.

Mi perdonerai se questa puntata è stata un po’ di getto: il femminicidio di Zoe Trinchero mi ha lasciata molto scossa e anche molto arrabbiata. Teniamocela stretta però questa rabbia e combattiamo con le unghie e con i denti per cambiare le cose.

Mi piacerebbe sapere cosa pensi del contenuto di questa settimana. Se lo ritieni importante, aiutami a diffondere questo lavoro: non solo condividendolo, ma anche parlandone a scuola, in famiglia, con gli amici, sul posto di lavoro. Se hai segnalazioni da fare, o pensi ci sia un argomento su cui è necessario fare luce, scrivimi.

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Ci vediamo alla prossima puntata. Ti ricordo che ‘Streghe’ non ha un appuntamento fisso: esce quando serve. E dove serve, noi ci siamo.

Ciao!

Natascia Grbic

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Femminicidi, misoginia e cultura dello stupro dominano la nostra società, intrisa di odio verso le donne. La "caccia alle streghe" non è un fenomeno così lontano nel tempo, perché tra istituzioni indifferenti e media inadeguati o complici, gli uomini continuano ad ammazzare le donne quando non riescono a dominarle.  È ora di accendere i nostri fuochi e indirizzarli dove non si voleva guardare: Streghe è il nostro Osservatorio sul patriarcato, il nostro impegno per cambiare il modo in cui si raccontano le storie alla base di una società costruita a misura di uomo.

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