Boom di bevande NoLo, l’epatologa Invernizzi: “Alcol free non significa automaticamente sano”

Il modo di bere sta cambiando, spinto da una crescente attenzione verso la salute, il benessere e la consapevolezza: dai wellness party alle feste con il cappuccino, la gen Z sembra aver portato nuovi trend decisamente più sani. In questo scenario si affermano le bevande NoLo, acronimo di no alcohol e low alcohol, sempre più presenti sugli scaffali e nelle scelte quotidiane di chi desidera ridurre o eliminare l’alcol senza rinunciare al gusto o al gesto sociale. Non è solo una tendenza, ma un segnale concreto di trasformazione che coinvolge consumatori, industria e comunità scientifica. Ma cosa significa davvero scegliere una bevanda NoLo e quali sono le implicazioni per il fegato e la salute in generale? Per capirlo, abbiamo parlato con Federica Invernizzi, epatologa responsabile dell’Unità di Epatologia Medica, coordinatrice clinica del progetto Genos e specialista del Servizio Alcologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, che ci ha aiutati a fare chiarezza tra benefici reali, falsi miti e possibili rischi.
Negli ultimi tempi si parla sempre più spesso di bevande NoLo. Di cosa si tratta esattamente e sono davvero un’alternativa sicura all’alcol?
È importante partire da una definizione chiara. Le bevande NoLo comprendono sia prodotti completamente analcolici, con una gradazione pari allo 0,0%, sia bevande cosiddette dealcolate o analcoliche che, secondo la normativa europea, possono contenere una quantità di alcol inferiore allo 0,5%. Questa distinzione è fondamentale, perché anche tracce minime di alcol possono essere rilevanti in alcune condizioni, come in gravidanza o nelle persone con un disturbo da uso di alcol. In questi casi, infatti, l’assunzione deve essere rigorosamente pari a zero. Detto questo, è chiaro che rispetto alle bevande alcoliche tradizionali queste alternative riducono i rischi legati all’alcol, che sappiamo essere una sostanza cancerogena e associata a numerose patologie. Tuttavia, alcol free non significa automaticamente sano.
In che senso non sono necessariamente una scelta salutare?
Il rischio è che si sposti l’attenzione: si elimina l’alcol, ma possono esserci altri aspetti da considerare, soprattutto dal punto di vista metabolico. Molte di queste bevande contengono zuccheri aggiunti o altri ingredienti che apportano calorie. È quindi fondamentale leggere attentamente le etichette, perché il contenuto nutrizionale varia molto in base al processo produttivo. Alcuni prodotti, come certi distillati analcolici, possono avere poche o nessuna caloria, mentre birre o vini dealcolati possono contenere quantità significative di zuccheri. Questo è particolarmente importante per chi ha diabete, sovrappeso o altre condizioni metaboliche: in questi casi, anche se si elimina l’alcol, non si sta necessariamente facendo una scelta neutra o salutare.
Possono comunque avere un ruolo positivo?
Sì, in alcuni contesti possono essere utili. Per una persona sana, che consuma alcol in modo moderato e vuole ridurne l’assunzione, queste bevande possono rappresentare un’alternativa interessante. Hanno infatti un valore anche dal punto di vista sociale: mantengono la gestualità e la ritualità del bere, che spesso sono legate alla convivialità. Questo può aiutare a non sentirsi esclusi in contesti come aperitivi o cene, fenomeno purtroppo ancora attuale. Bisogna però fare attenzione nelle persone con una storia di dipendenza da alcol: anche in assenza di alcol, la ritualità può rappresentare un fattore di rischio e va quindi valutata con uno specialista.
C’è qualche accorgimento da seguire nel consumo?
Il punto centrale è la consapevolezza. Il fatto che una bevanda sia percepita come più sana può portare a consumarne di più, ma non è come bere acqua. È importante ricordare che queste bevande possono contenere zuccheri e calorie vuote, cioè prive di reali benefici nutrizionali. Per questo è utile alternarle o sostituirle, quando possibile, con opzioni naturali come centrifughe o estratti di frutta e verdura. Infine, è fondamentale ribadire che esistono categorie per cui queste bevande non sono indicate, come bambini, donne in gravidanza o persone con disturbo da uso di alcol, soprattutto quando contengono anche minime tracce di alcol. Le bevande NoLo possono essere una valida alternativa in alcuni casi, ma non devono essere considerate automaticamente salutari. L’assenza di alcol riduce sicuramente molti rischi, ma è sempre necessario valutare il prodotto nel suo insieme e inserirlo in uno stile di vita equilibrato.