Oggi Ayrton Senna, il compianto pilota brasiliano di Formula 1 morto tragicamente nel GP di Imola del 1994, avrebbe compiuto 60 anni. Tra i tanti successi, le tante vittorie centrate, i titoli iridati, gli aneddoti legati al suo legame particolare con il GP di Montecarlo (cancellato dal calendario del Mondiale 2020 per la prima volta nella sua storia solo due giorni fa), le doverose esaltazioni delle sue “magie” in pista e il suo mito andato oltre la Formula 1, di certo un posto speciale nella vita, purtroppo troppo breve, del ragazzo nato a San Paolo il 21 marzo del 1960 lo occupa l’accesa rivalità con Alain Prost che ha segnato un’epoca legando indissolubilmente la storia di queste due leggende della Formula 1.

Senna-Prost la rivalità che ha segnato un’epoca della Formula 1

Una rivalità, quella tra Alain Prost e Ayrton Senna, che caratterizzò soprattutto i campionati di Formula 1 di fine anni ’80 e inizio anni ’90 nei quali i due si contesero la vittoria finale non lesinando anche accese diatribe verbali e qualche scontro in pista al limite del regolamento. Una rivalità che cominciò nel 1988 quando il brasiliano arrivò per la prima volta in Mc Laren, trovandosi come compagno di squadra il francese lì dal 1984 con due titoli iridati già in cascina. Al Gran Premio del Portogallo, sul circuito dell’Estoril, ci fu il primo screzio con Senna che nella battaglia per la prima posizione strinse il compagno di squadra contro il muretto. Prost vinse ma al termine della gara accusò Ayrton di aver compiuto una manovra pericolosa segnando di fatto l’inizio di quella che rientra senza ombra di dubbio tra le rivalità più accese della storia della F1 e forse dello sport in generale.

Alain Prost: “Rivalità con Ayrton Senna? Non c’è giorno in cui qualcuno non me ne parli”

Una rivalità sulla quale è tornato qualche giorno fa lo stesso Alain Prost in un’intervista rilasciata a La Repubblica: “Mah, non so se queste rivalità siano uguali – ha detto il quattro volte campione del mondo francese rispondendo alla domanda se ciò fosse possibile nella Formula 1 di oggi – : sono tempi diversi, il mondo delle corse oggi è più sofisticato, l'ambiente è cambiato e i rapporti, anche quelli con la stampa per dire, non sono più gli stessi. E infine vanno considerati il carisma, gli stili e i caratteri dei piloti".

Ma è anche per quella rivalità che quello viene ricordato come il ‘periodo d'oro' della F1: “Non c'è un giorno in cui qualcuno che conosco non mi parli di Ayrton e me – ha continuato infatti il 65enne transalpino –: significa che abbiamo fatto qualcosa, che qualcosa è rimasto. Ma in quegli anni, dal vivo, non te ne rendevi conto. Non so come dirlo: è stato abbastanza incredibile…”.

La fine della rivalità ad Adeilaide ‘93 con il gradino del podio condiviso

Un momento d’oro sia per l’accesa rivalità che per i gesti di fair play: "Ah, il gran premio di Adelaide '93: io trionfai nel Mondiale salendo sul podio, ma Ayrton che aveva vinto la corsa mi prese il braccio e volle dividere il gradino più alto con me" ha ricordato precisando poi che quel gesto ha cambiato i loro rapporti: “Effettivamente sì – ha risposto a precisa domanda del collega de La Repubblica –, e oggi posso dire che la nostra è stata una storia magnifica. C'è stato un prima e un poi: Senna, prima, mi guardava come il pilota da battere e abbattere, una guerra totale. Ci sono i fatti che lo confermano. Poi, quando io mi sono fermato, c'è stato un completo riavvicinamento. Non aveva più la stessa motivazione. Senza di me era come avesse perso un po' il suo obiettivo”. Dopo difatti “Mi raccontava cose intime della sua vita – ha aggiunto Prost -. Non era più lo stesso Ayrton Senna che mi sfidava in pista. Mi ricordo che voleva mi occupassi dell'associazione dei piloti: mi chiamava più volte a settimana per chiedermi consigli".

Prost su Senna: “Nostre carriere e nostre vite legate per sempre”

E in quell’intervista il più grande pilota francese della storia della Formula 1 ricorda anche le sue sensazioni nel tragico giorno del GP di Imola del '94 con quel messaggio di Senna prima di morire: ‘Ci manchi a tutti, Alain' in diretta tv: “Fu intervistato da TF1, tv francese e, sapendo che io ne ero commentatore, disse quelle parole – ricorda il driver transalpino –. Ma io non ero in studio. Solo dopo la sua morte me lo mostrarono, e mi vennero le lacrime agli occhi. A posteriori ho capito che c'era qualcosa che non andava – ha concluso -. Che le nostre storie si sono completamente legate. Non solo la mia carriera, ma anche la mia vita. Vivo con questa rivalità/amicizia da sempre”.