L'Italia del nuoto paralimpico ha scritto una pagina memorabile di sport azzurro laureandosi campione del mondo in occasione del torneo iridato di Londra. Un risultato eccezionale per gli azzurri che hanno conquistato la bellezza di 50 medaglie, superando nel medagliere Russia, Gran Bretagna, Ucraina, Cina e Stati Uniti. Una firma importante sul trionfo della nostra rappresentativa è stata messa da Simone Barlaam, classe 2000 capace di vincere 5 medaglie d'oro ai Mondiali di Londra.

Simone Barlaam, cinque medaglie d'oro con l'Italia ai Mondiali di nuoto paralimpico

Il suo sorriso ha conquistato tutti. Simone Barlaam è uno dei protagonisti dell'exploit dell'Italia ai Mondiali di nuoto paralimpico di Londra. L'atleta milanese classe 2000 ha vinto 5 medaglie d'oro contribuendo al trionfo italiano nel medagliere della competizione iridata. Gli ultimi due trionfi di Simone sono arrivati nell'ultima giornata di gare: prima con la vittoria nella finale dei 50 stile libero, categoria S9, migliorando il suo record mondiale, abbassato a  24”00 e poi con la staffetta azzurra maschile nei 4×100 Stile Libero

Chi è Simone Barlaam, e la battaglia contro i problemi fisici ad anca e femore

Simone Barlaam è un nuotatore 19enne della Polha Varese nato con una deformazione dell'anca e un'ipoplasia congenita (uno sviluppo anormale) del femore destro, aggravate poi da una frattura del femore occorsa in utero. La sua infanzia è stata un calvario alla luce dei 12 interventi chirurgici a cui è stato sottoposto. Tanti i problemi affrontati da Simone che oltre ad una grave infezione ossea ha dovuto fare i conti con altre fratture che gli hanno fatto rischiare di perdere la gamba. Tornato a poco a poco a camminare dopo cure estenuanti, Barlaam ha trovato grande giovamento dal nuoto che gli ha permesso di rinforzare il tono muscolare.

Barlaam racconta il sogno di Londra

E a Londra, Simone Barlaam ha vissuto un sogno. Un sogno raccontato così ai microfoni del sito ufficiale della Federazione Italiana Nuoto Paralimpico, parlando anche del feeling con la famiglia sempre vicina: "Londra è magia, Londra è mondo, Londra è il casino più bello che ci sia: quello dei miei genitori, arrivati qui e non si sarebbero persi il mio Mondiale per nessun motivo. Pensate che mamma e papà avevano preso i biglietti per la Malesia, e due giorni dopo hanno spostato la sede dei Mondiali qui a Londra. Alla fine hanno deciso di andare comunque in Malesia per una vacanza, e poi sono venuti qui: loro ci sono sempre, con una vicinanza che annulla le distanze anche con le esigenze lavorative di una famiglia che vive in giro per il mondo"

Il feeling con i compagni di squadra: "Due famiglie perché ho fatto il quarto anno del liceo in Australia, a Castle Hill vicino a Sidney: lì ho una seconda famiglia alla quale sono legatissimo e che ora, spero prestissimo, tornerò a trovare. E poi, i compagni: perché noi prima di essere una Nazionale siamo un gruppo di amici, amici veri. In realtà ce n’è una terza di famiglia: quella della PolHa, qui a Londra siamo in tanti e il nostro spirito di squadra è fortissimo. Cementato. Questo, questi rapporti, questi legami: ecco cosa mi ha dato il nuoto, prima delle medaglie e dei record".

Un atleta paralimpico è un atleta e basta, la lezione di Simone Barlaam

A Londra è diventato un vero e proprio idolo. Tante le emozioni vissute oltremanica dal nostro atleta che ne ha approfittato anche per lanciare un messaggio perentorio: "Nel teatro più bello, in un Paese che ha una cultura Paralimpica avanti anni luce rispetto a tutti gli altri: l’Inghilterra ha da insegnare, in termini di seguito e di normalità. Gli atleti paralimpici qui sono delle celebrità, sono dei testimonial, sono dei portatori di valori e e di messaggi positivi e forti. Basta guardarsi attorno, basta prendere la “Tube” (la metropolitana londinese ndr) e vedere tutte le stazioni tappezzate con i volti degli atleti inglesi e lo slogan “Venite ad ammirare l’impossibile”. Loro l’hanno capito, loro hanno capito tutto più degli altri e prima degli altri: su Channel 4 ci sono tutte le gare in diretta, la gente ha fatto la fila per comprare i biglietti, nessuno si sognerebbe mai di guardare un atleta paralimpico con compassione. No, qui un atleta paralimpico è un atleta: e basta".